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Fiorenzo Magni, il leone delle Fiandre compie 90 anni

By   /   7 Dicembre 2010  /   1 Comment

“Uova crude, intere, le rompevo addentandole, buttavo via il bianco, una goccia di limone e giù”.

Tre Giri d’Italia, tre Giri delle Fiandre, tre volte campione d’Italia, tre Giri del Piemonte, tre Trofei Baracchi e terzo incomodo nell’eterna lotta tra il campionissimo e Ginettaccio, il numero tre porta fortuna a Fiorenzo Magni, quest’oggi splendido 90enne.

“Devo ringraziare Coppi e Bartali, due campioni che mi hanno insegnato a perdere”, Magni è così, umile, umano, talmente umano da sopportare sforzi disumani. Gli appassionati non dimenticheranno mai l’immagine del leone delle fiandre soffrire il dolore procurato dalla frattura della clavicola e spingere la bici anche con la testa, stringendo tra i denti una camera d’aria legata al manubrio.

90 anni di fatiche ma anche di soddisfazioni, tutta la filosofia di vita di Fiorenzo Magni si può racchiudere in un breve passo tratto dall’intervista rilasciata a Marco Pastronesi nel libro Vai che sei solo.

Alla domanda se a ripensa mai a tutte le fatiche mostruose che ha fatto, Fiorenzo rispose:”A distanza di tempo, non so se ho fatto bene o male. Ho fatto bene come atleta, forse ho fatto male come uomo. Quella volta che sono caduto in discesa da Volterra, sul ghiaino, picchiato la spalla, mi ritiro o non mi ritiro, mi ritiro o non mi ritiro, alla fine non mi ritiro, arrivo sul traguardo..clavicola fratturata.

Il giorno dopo a Livorno tengo duro, fasciature elastiche, il giorno dopo ancora la cronometro, gommapiuma sul manubrio, quattro e dico quattro paia di scaprette consumate per frenare. Tengo duro finchè nella tappa che arriva a Rapallo cado, cado sulla frattura, mi ritiro non mi ritiro, mi ritiro non mi ritiro, era il mio ultimo anno di corse, non potevo farlo. Arrivo al traguardo, omero fratturato.

C’erano ancora le Dolomiti e la terribile tappa del Bondone da affrontare sotto la neve. Mi ritiro o non mi ritiro, mi ritiro o non mi ritiro, insomma per farla breve sono arrivato secondo dietro Charlie Gaul. Mia moglie mi dice sempre che sono un fachiro, non mi stanco mai. Ma c’è fatica e fatica. Quella del ciclista è un po’ come quella del contadino: una grande fatica, ma sana”. E detta da uno splendido 90enne, non può che essere vero. Auguri Campione!

di Antonio Massariolo

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