18
May , 2012
Friday
 

Continua l’odissea di un’ottantina di profughi eritrei che da un mese a questa parte è sequestrata al confine tra Egitto ed Israele dai trafficanti di esseri umani.  Erano partiti da Tripoli, in Libia, diretti in Israele e duemila dollari era la tariffa concordata per il trasporto. Ma a un certo punto gli accordi cambiano e i duemila dollari diventano ottomila, una somma che nessun profugo ha. Viene permesso loro di prendere contatti con i familiari per cercare di farsi inviare i soldi e qualcuno è riuscito a chiamare  e informare l’Agenzia Habeshia per la cooperazione e lo sviluppo denunciando le minacce e quella che era ed è una situazione insostenibile: “Sono armati fino ai denti ed entrano in contatto con i sequestrati solo bastonandoli a sangue”.

Sono rinchiusi, bloccati, senza soldi e con poche speranze e chiedono l’intervento della comunità internazionale o del governo egiziano per far fronte alla loro situazione drammatica: “La nostra situazione è al limite. Temiamo tutti di morire. Non abbiamo quei soldi che ci chiedono. Questi o ci ammazzano a freddo, o ci lasceranno morire di fame e sete. In tutto ora siamo 250, distribuiti in luoghi diversi e tra noi ci sono anche donne e bambini”, queste le parole di un profugo raccolte dal quotidiano Il Manifesto che è riuscito a prendere contatto con uno di loro.

Sei di loro sono già stati ammazzati dai trafficanti, qualcuno perché si rifiutava di pagare, qualcun altro perché cercava di scappare invano e sono quindi stati catturati, torturati, pestati con bastoni e poi uccisi.

Secondo l’associazione EveryOne, organizzazione non politica che opera a livello internazionale per la tutela dei diritti umani e civili , “questa modalità di ricatto è diventata nel tempo redditizia per i trafficanti che sfruttano la disperazione dei profughi. Questa situazione è anche frutto della chiusura delle frontiere dell’Europa con accordi bilaterali che non hanno offerto alternative ai richiedenti asilo politico provenienti dal Corno D’Africa, ora costretti sempre più ad affidarsi ai trafficanti”.

Il Consiglio italiano dei rifugiati ha lanciato un appello alla Comunità internazionale, sottolineando il fatto che attualmente, insieme ai 74 ostaggi, vi sono in tutto 600 profughi nel deserto del Sinai, non soltanto eritrei, ma anche somali e sudanesi e di altre nazionalità.

Anche EveryOne lancia un appello: “L’Europa si sta abituando a parole come deportazione, reato di clandestinità. Le forze dell’ordine si trasformano in carnefici, i politici si affermano predicando xenofobia, i media addormentano le coscienze. Rinnoviamo l’appello: non consentiamo agli assassini di continuare i loro crimini e salviamo i 74 eritrei superstiti. Ma soprattutto, iniziamo a rispettare la Convenzione di Ginevra, senza la quale siamo tutti complici delle terribili violazioni dei diritti dei profughi”.

I trafficanti, che appartengono a tribù beduini originarie del deserto del Sinai, non sono nuovi a iniziative di questo tipo infatti nell’agosto scorso hanno trattenuto un centinaio di eritrei e chiesto loro un surplus di pagamento. Fortunatamente sono riusciti a liberarsi ma in uno ’scontro’ che si è verificato successivamente sono stati uccisi 10 migranti.

Di Elisa Cassinelli

(dicembre - 3 - 2010)

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