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Archive for dicembre, 2010

Freccia Verde e Black Canary vol.2

Posted by Umberto Ruffino On dicembre - 31 - 2010 Commenti disabilitati

Torna in fumetteria la serie del verde arciere di casa Dc comics.
Le storie che compongono il volume sono collegate al maxi evento di casa DC: “la notte più profonda”.

Nella prima parte della raccolta, Freccia Verde dovrà fronteggiare il pericoloso Caccia Grossa, uno spietato killer in cerca di vendetta.
I problemi dell’arciere di smeraldo, non si limitano al solo Caccia Grossa, infatti anche all’interno della sua psiche, è in atto uno scontro tra la parte razionale e quella istintiva di Oliver Queen (Ndr il vero nome di F.V.); questa crisi comporterà una rivoluzione nella carriera supereroistica e anche nella sfera privata di F.V.(Ndr recentemente convogliato a nozze con Black Canary).

La parte grafica del volume è affidata al bravo Mike Norton con le chine del grande Bill Sienkiewics.
L’unione dei disegni di Norton  e delle chine di Sienkiewics crea un’atmosfera molto oscura, che ben si adatta alle ambientazioni metropolitane della serie.
Altro disegnatore che ha lavorato su questo volume è Renato Guedes, artista Brasiliano di grandissimo talento.

La sceneggiatura è affidata ad Andrew Kreisberg, autore televisivo, oltre che scrittore di fumetti.
Le trame di Kreisberg si mantengono su un buon livello, anche se onestamente, questo volume non si caratterizza per l’originalità delle storie che lo compongono.

Passiamo adesso alle note dolenti di questo libro: la cura editoriale.
Se volessimo scrivere un manuale su come non pubblicare un fumetto sicuramente metteremo questo volume come esempio simbolo di scarso impegno, e ancor più scarsa cura nella realizzazione.
Andiamo con ordine ed elenchiamo cosa non va in questo volume.
Sin dalla quarta di copertina troviamo parole in spagnolo all’interno di frasi in italiano.
Molto spesso, oltre alle parole in spagnolo, si incontrano parole tronche, oppure parole scritte male (Ndr come eori nelle note di apertura del volume che sarebbe dovuto essere eroi).

Anche in passato la Planeta si è fatta notare per la scarsa cura editoriale dei propri albi a fumetti, ma onestamente dopo anni di pubblicazione, e centinaia di albi stampati questi errori non sono più perdonabili.
Inoltre il prezzo, non propriamente incoraggiante, di 20 euro ci sembra leggermente alto anche se il volume è corposo.
Concludendo, se come il sottoscritto amate alla follia il personaggio di Freccia Verde, fate finta di essere semi analfabeti e leggetelo, per tutti gli altri le scelte sono due: non lo comprate oppure orientatevi sull’edizione originale made in U.S.A.

Di Ruffino Renato Umberto

Freccia Verde e Black Canary vol.2, brossurato, a colori, 256 pag., euro 20,00 Planeta DeAgostini.

L’Estonia adotta la moneta unica

Posted by Elisa Cassinelli On dicembre - 31 - 2010 Commenti disabilitati

 A partire dalla mezzanotte di questa sera anche l‘Estonia entrerà a far parte dei 17 Stati europei che utilizzano l’euro e abbandonerà la corona, introdotta nel 1992 per rimpiazzare il rublo sovietico. Un segnale positiva visto che questo è stato un anno molto difficile per la moneta unica da quando è stata creata nel 1999. L’ultimo via libera all’ingresso dell’Estonia è stato dato dai partner dell’Eurozona in occasione della riunione dei ministri delle Finanze dello scorso luglio, quando la situazione dell’euro non era proprio positiva: erano già stati decisi gli aiuti alla Grecia,  e si stava cominciando a delineare una situazione difficile anche per l’Irlanda che avrebbe poi dovuto affrontare una grave crisi economica.

In Estonia dunque si utilizzerà  l’euro ma per due settimane circolerà ancora anche la corona estone; il tasso di cambio è di un euro per 15,6466 corone, e nei primi sei mesi tutti i prezzi saranno indicati nelle due valute. Nei prossimi mesi la Commissione e la Banca centrale europea collaboreranno con l’Estonia affinchè il cambio di valuta avvenga senza scosse. È prevista poi anche una campagna d’informazione per far conoscere ai cittadini estoni la loro nuova moneta.

Secondo i sondaggi, il 50 percento degli estoni sono favorevoli alla moneta unica, mentre il 40 percento è contrario. Un anno fa i risultati dei sondaggi erano molto differenti  ma le difficoltà dell’Euro e le speculazioni che hanno messo in grande difficoltà le economie di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna hanno modificato le cose e ciò preoccupa i cittadini estoni.

Tuttavia, con l’adozione dell’euro il piccolo stato baltico, che conta circa 1,3 milioni di abitanti, vuole dare un nuovo input all’economia che è stata messa a dura prova dalla recessione mondiale e vuole rafforzare la propria stabilità attirando investimenti all’estero.

Dopo una pesantissima recessione nel 2008 e nel 2009 (-14,1% il pil l’anno scorso), l’Estonia è tornata a crescere nel 2010 (+2,4% la stima) e una netta accelerazione è prevista nel 2011 (+3,9%).

Negli ultimi anni l’Estonia ha messo a segno una rigorosa politica dei conti pubblici grazie al quale sarebbe l’unico paese a rientrare entro i parametri di Maastricht indispensabili per entrare nella zona euro. “Il Paese ha attuato le necessarie riforme e tagliato le spese, invece di aumentare le tasse” commenta Ansgar Belke, economista dell’istituto di ricerca tedesco Diw.

Per la Banca Centrale Europea, tuttavia, l’Estonia avrebbe dovuto aspettare ancora per l’adesione: in un rapporto in maggio l’Eurotower sono arrivate critiche riguardo l’andamento dei prezzi che nei prossimi anni potrebbe accelerare (1,5% la stima per il 2010 ma nel 2008 era del 10,4%) anche per combattere il grave problema della disoccupazione .
L’ Estonia dunque dovrà continuare ad attuare politiche che sostengano la crescita ed evitino un eccessivo aumento della domanda interna.

Ci sarà ancora da aspettare per gli altri Paesi dell’ex area comunista, spaventati dalla crisi:  gli economisti stimano che per Lituania e Lettonia si dovrà aspettare il 2015, mentre  per Polonia e Ungheria il 2019, cinque anni più tardi rispetto a quanto previsto.

Di Elisa Cassinelli

Il Magnifico Cratere al Palazzo del Quirinale

Posted by Aurora Portesio On dicembre - 30 - 2010 Commenti disabilitati

È grazie all’abilità ed al prestigio internazionale di cui godono meritatamente i restauratori italiani che il Museo Nazionale di Belgrado ha affidato tre anni fa alla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma il restauro di una delle sue opere più preziose di cui tutta la Serbia va fiera.

Fino al 6 febbraio è possibile ammirare nella sala delle Bandiere del Palazzo del Quirinale il “Magnifico Cratere”, eccezionale reperto della toreutica greca arcaica proveniente dall’isola di Egina, potenza marinara dell’antica Grecia, situata a 50 chilometri da Atene.

Il “Magnifico Cratere” è un grande vaso bronzeo (altezza 81,5 cm., diametro 44,5 cm.) risalente alla fine del VI secolo  a. C., originariamente usato per mescolare il vino. Fu ritrovato nel 1931 a Trebenište, nei pressi di Ocrida, dove sono tuttora in corso scavi archeologici.

Il rarissimo manufatto fu destinato ad impreziosire la tomba di un personaggio di alto rango (quasi sicuramente un guerriero) ed è ora l’attrazione principale della mostra “L’Italia e il restauro del Magnifico Cratere. Capolavori del Museo nazionale di Belgrado”, curata da Louis Godart, consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico del Presidente della Repubblica italiana, che ha promosso l’evento.

Due le particolarità messe in evidenza dall’esposizione. La prima è costituita dalle eccezionali caratteristiche artistiche del vaso bronzeo che, giunto una prima volta in Italia nel 2007 in condizioni precarie per essere esposto al Museo Archeologico Nazionale di Adria, è stato ora restituito al suo splendore. Il tesoro è giunto ai giorni nostri con il treppiede, il che rappresenta un unicum non riscontrabile in altri contesti. Le due grandi anse a volute e il supporto presentano varie decorazioni ottenute per fusione ed incisione. Da notare che in sede di restauro è stato ricostruito in resina il corpo centrale del vaso con l’inserimento di frammenti originali.

La seconda particolarità è il frutto dello studio accurato condotto dai restauratori (responsabile del progetto è Giovanna Bandini) che ha consentito di aprire nuovi orizzonti alla ricerca storica contribuendo a documentare l’esistenza di rapporti commerciali diretti tra l’antica Grecia e le popolazioni indigene dell’area balcanica, in precedenza non conosciuti.

In mostra fanno degna compagnia al superbo manufatto molti altri reperti tra cui altri due crateri bronzei coevi, conservati nel Museo Archeologico di Agrigento e nel Museo Archeologico di Santa Maria Capua Vetere, oltre a numerose ambre e oggetti rituali, bicchieri in argento e lavori di oreficeria, tra cui lamine d’oro per ornare i sandali e una preziosa maschera funeraria sempre in oro. Meritevoli di menzione anche i cinturoni di Mramorac, destinati a cingere i fianchi di principi o capi tribù, il cui nome deriva dall’area geografica di maggior riferimento.

Prima di fare ritorno in patria, grazie ai positivi rapporti culturali tra l’Italia e la Serbia, il tesoro archeologico appartenente alla collezione greca del Museo nazionale di Belgrado, farà tappa a Padova come forma di riconoscenza verso l’ente che ha finanziato il restauro del Magnifico Cratere, ovvero la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

di Aurora Portesio

L’Italia e il restauro del Magnifico Cratere. Capolavori del Museo Nazionale di Belgrado
a cura di Louis Godart
dall’11 dicembre 2010 al 6 febbraio 2011
Palazzo del Quirinale , Piazza del Quirinale, Roma
orari: dal martedì al sabato ore 10-13 e 15,30-18,30; domenica ore 8,30-12.

L’Iran della repressione

Posted by Elisa Cassinelli On dicembre - 30 - 2010 Commenti disabilitati

 Chi critica il regime iraniano finisce in prigione o addirittura rischia la vita. Questo è quello che accade ogni giorno nel paese di Ahmadinejad e dei mullah. La questione non si può di certo ridurre al discorso del nucleare o delle divergenze con gli Stati Uniti o altre nazioni, né può prendere come unico riferimento la vicenda di Sakineh che da mesi e mesi è in attesa di chissà quale destino. In questi giorni il caso di Panahi, il regista iraniano che è stato condannato a sei anni di reclusione, con divieto di girare film per vent’anni e rilasciare intervista a media iraniani e stranieri, ha risollevato lo sguardo su ciò che sta accadendo in Iran. L’accusa è quasi sempre la stessa. In questo caso Panahi è stato accusato di propaganda contro il sistema e  realizzazione di film contro il governo.

L’Iran non teme solo giornalisti e attivisti ma anche ciò che la cultura può fare in un paese dove gli artisti spesso non posso esercitare la propria passione o ancora peggio sono banditi. Il popolo è  in qualche modo privato della cultura, dell’arte nelle sue più svariate forme e forse non tutti sanno che gli iraniani sono fortemente legati alla cultura, alla poesia, alla tradizione. Privarli di questo vuol dire privarli della propria identità.

Arya Aramnejad, artista iraniano e musicista,  è stato accusato di aver minacciato la sicurezza nazionale per aver composto  una canzone di condanna dell’oppressione ai danni del popolo ed è ancora in attesa della conclusione del processo e del verdetto finale. “Chiunque decida di esprimere una critica in Iran deve sapere che prima o poi verrà arrestato” ha detto. Aramnejad dice di non essere mai stato un attivista politico, ma gli eventi seguiti alle elezioni lo hanno spinto a scrivere la canzone di protesta che portò al suo arresto.

Il fatto che centinaia di migliaia di iraniani siano scesi nelle strade e nelle piazze del paese dopo le elezioni presidenziali farsa del giugno del 2009 ha spinto il mondo letterario e artistico iraniano a maturare una coscienza più forte e presente nella lotta per la democrazia e i diritti del popolo.

Il grande movimento è quello che si è formato nelle Università, dove giovani studenti ogni giornano protestano contro il regime di Ahmadinejad, proteste che a volte finiscono represse nel sangue. Nel carcere di Evin a Teheran molti sono i prigionieri di coscienza che vengono torturati, interrogati per ore e ore e non ricevono alcuna cura medica. La lista è davvero infinita per poter elencarli tutti i casi di carcerazione ingiusta o su basi inesistenti. Per non parlare dei processi non equi o che non avvengono nemmeno. Recentemente Amnesty International  e altre organizzazioni per i diritti umani hanno sollevato il caso di  Nasrin Sotoudeth, arrestata  il 4 settembre 2010  a causa del suo lavoro di avvocatessa: ha difeso molti imputati minorenni condannati a morte nonché il premio Nobel per la pace, Shirin Ebadi.

L’accusa si ripete. Aver agito contro la sicurezza nazionale, essersi riunita e aver complottato per danneggiare la sicurezza dello stato, di aver cooperato con un’organizzazione per i diritti umani, il Centro per i difensori dei diritti umani. La sua sorte come quella di tanti altri detenuti è appesa ad un filo.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione in cui si esprime “profonda preoccupazione per le gravi e ricorrenti violazioni dei diritti umani in Iran, dove i prigionieri sono torturati, soggetti a disumane condizioni di detenzione e puniti con la fustigazione o l’amputazione degli arti”, si legge nella risoluzione. Nel documento è sottolineato, inoltre, il grande incremento del numero delle condanne a morte eseguite nella Repubblica Islamica e le sempre più frequenti limitazioni alla libertà di religione e di espressione. Basti pensare alla minoranza curda, che vive in una piccola parte dell’Iran, che molto spesso viene discriminata ed è vittima di violenza; e la poca libertà di espressione dovuta a una repressione nei confronti di chi non è fedele al governo o ai precetti religiosi.

Nel 2010 le esecuzioni capitali in Iran sono state 167.  Ancora oggi la pena di morte è prevista per numerosi reati, quali l’omicidio, la rapina a mano armata, il traffico di droga, lo spionaggio e la violenza sessuale. Ma può essere applicata, anche per i colpevoli di adulterio e di omosessualità. Il problema dunque esiste anche se da molti media viene ignorato o sottovalutato. Il regime porta avanti le proprie esecuzioni e con esso tutto il sistema di repressione dei diritti e delle libertà che da anni si abbatte sul popolo iraniano.

Di Elisa Cassinelli

Doping: l’intervento integrale di Torraco a Striscia la Notizia

Posted by Antonio Massariolo On dicembre - 30 - 2010 1 COMMENT

Ci sono modi e modi di presentare degli intervistati e sicuramente quello scelto il 17 Dicembre da Max Laudadio è stato abbastanza discutibile. Ma si sa, Striscia la Notizia punta all’audience, allo show, quella è la linea editoriale e non si può far altro che accettarla. L’importante però, è aver ascoltato le dichiarazioni di Ruggero Torraco, discreto ex professionista che, come si suol dire, ha sputato il rospo. Di seguito riportiamo l’intervento integrale che Torraco ha concesso a Striscia la Notizia, così come l’ha pubblicato Tuttobiciweb dopo averlo ricevuto dallo stesso atleta.

“NON ABBIATE PAURA!

Vorrei chiarire alcune cose:
- non ho preso 1 euro per quello che ho fatto.
- questo è il contenuto del mio intervento che per mancanza di tempo non è andato in onda in maniera integrale. Mi chiamo Ruggiero Torraco, sono nato l’11 gennaio del 1975, a Cerignola, in provincia di Foggia, e vivo a Margherita di Savoia. Sono un ex-ciclista professionista. Ho chiuso la mia carriera nel 2000. Ho iniziato a correre in bicicletta all’età di 10 anni e ho ottenuto 40 vittorie in carriera, tra cui un Campionato del Mondo nella categoria Juniores in Australia, nel 1993, un titolo di Campione Italiano e diversi titoli di Campione Regionale e provinciale.

Fino a quel momento, avevo avuto dei direttori sportivi davvero bravi. Ricordo con affetto in particolare Luigi Arienti, ex-campione olimpionico, che mi ha guidato fino al Mondiale. Ricordo Walter Polini, tra i primi a denunciare certe pratiche quando era medico della Gewiss se non sbaglio nel 1995.
La mia prima iniezione di epo l’ho fatta nel 1996, e fu C.B., mio direttore sportivo  alla I. di P. Mi rivolsi a lui perchè non capivo il motivo di certe metamorfosi… corridori che di colpo volavano…ero convinto che il problema fosse mio… volevo smettere di correre… e lui mi disse: «vieni da me stasera…a casa mia».  Ci andai e mi fece la prima iniezione di epo dicendomi la frase «Benvenuto nel mondo del ciclismo».
Non mi disse con precisione cosa fosse, mi disse solo che serviva per avere più ossigeno nel sangue, e che era necessario perché mi allenavo di più…era un integratore… Poi le cose furono chiare… e scopri che lo facevano tutti.
Due anni dopo, un dottore mi inietta una sostanza, credo che fosse il PFC, una sostanza simile all’emoglobina sintetica. Dico credo perché dopo ci furono casi di professionisti come S.F.  e M.G., i quali ebbero un problema simile al mio, con una differenza… loro erano più seguiti poiché erano già professionisti… io ero ancora dilettante.
La sostanza mi fu iniettata al mattino verso le 12… usci in bici… mi sembrava di andare in moto…tornai a casa e dopo la doccia comincia a stare male. Mi ricoverarono alla sera, in rianimazione… mio-pericardite con epatite tossica…50/70 di pressione… 4000 di transaminasi…cuore in stato vegetativo…sono vivo per un miracolo vero è proprio…non per modo di dire.
Quando correvo, non c’era ancora il limite dell’ematocrito…fu introdotto l’anno dopo… a 50.  Era l’unico modo per controllare l’uso di questa pericolosissima sostanza. Poi si faceva di tutto… epo, gh, testosterone, gonadotropine, cortisonici, acth, immunoglobuline, e tanti farmaci spagnoli in particolare il geref.

Il tutto senza controllo… tutto fai da te. Ora le cose sono cambiate, nel senso che sono stati fatti grossi passi avanti nella lotta al doping, sono molti di più i corridori puliti, soprattutto tra i professionisti, mentre il problema è molto grave nelle Granfondo e tra gli amatori, diventate delle vere e proprie “discariche” di ciclisti dopati, ex-professionisti ed ex-dilettanti. Qui il fenomeno è dilagante. Nelle categorie dilettanti, juniores e allievi, dove ancora non ci sono i cosi detti passaporti biologici il doping è più diffuso, anche perché spesso le squadre dei professionisti scelgono i ragazzi già da juniores. Tra i professionisti il doping è diffuso soprattutto nelle squadre continental, ovvero quelle squadre che partecipano alle gare meno importanti, dove i controlli sono di meno e quindi, chi cerca un contratto in una squadra buona, rischia di più, con la speranza di riuscire a strappare un buon contratto.

E’ preoccupante vedere anche nelle altre categorie come gli esordienti o addirittura nei giovanissimi ci sono genitori che già danno ai bambini integratori o cose simili. Spesso sono proprio i genitori, il più delle volte ex-corridori, magari non di alto livello,ad essere i primi a procurare le sostanze ai figli, o comunque a coprirli, a fare da corrieri o da rifornimento durate le gare a tappe. Nel mio caso, mio padre spesso mi ha procurato le sostanze dopanti. Ho conosciuto tantissimi miei colleghi che durante le gare si facevano portare le sostanze dal padre, dalla fidanzata…dai parenti. Infatti quando le inchieste sono state fatte bene è sempre venuto fuori il coinvolgimento delle persone più care.

I canali di approvvigionamento delle sostanze dopanti sono sempre gli stessi:
- Farmacie: un farmacista consenziente, spesso appassionato, quotidianamente vende queste sostanze a chi ne ha bisogno. Se sulla ricetta non è specificato il quantitativo, o se di fronte si ha una persona che non è attenta a quello che c’è scritto sulla ricetta, il farmacista da un certo quantitativo alla persona malata, e una parte la tiene per se, per poi rivenderla. Sulla ricetta risultano 6 confezioni date ad un malato, mentre in realtà sono state date solo la metà. Il guadagno è doppio. Perché c’è il rimborso dal SSN e la vendita in nero del prodotto.
- Ospedali: un infermiere, un dottore, che sono spesso a contatto con le sostanze più richieste dai dopati, spesso anziché iniettare l’intero quantitativo delle sostanze ai malati, gli fanno una parte di sostanza e una parte di acqua, in modo tale da sottrarre i prodotti senza che nessuno se ne accorga. Faccio un esempio: un malato che fa la dialisi ha bisogno di 10.000 unità di epo… anzichè farne 10.000, ne fanno 4000 e il resto è acqua. Gli altri 6000 escono. Cosi per tutte le altre sostanze.
- Dottori: questo canale è riservato, fa tutto il dottore, si preoccupa lui di recuperare le sostanze e di tutta la logistica per la somministrazione.
- Svizzera: si va in svizzera dove le farmacie, la maggior parte, o quelle che si conoscono, ti danno tutte le sostanze che vuoi. Le metti nella borraccia, passi la dogana, nessuno ti ferma e il gioco è fatto.
Spagna: anche qui sono molte le farmacie che ti danno le sostanze senza ricetta.

Ci sono 2 sistemi :
- Uno funziona così: direttore sportivo/team manager, parlando con i corridori, individua chi può trovare le sostanze. Questo diventa il fornitore della squadra. Prende le sostanze, le porta al direttore sportivo, che le rivende all’interno della squadra.
- L’altro sistema è più sofisticato ed è quello dove è il dottore ad occuparsi di tutto. Il nuovo doping, di cui si parla già da un po’ è il doping genetico. Se già se ne parla, sicuramente è già utilizzato o sperimentato. Il doping segue un percorso che è questo: parte dall’atletica, passa al calcio e poi arriva al ciclismo e agli altri sport minori. La differenza delle positività sta nel fatto che in altri sport, le federazioni e gli interessi in gioco sono molto superiori a quelli presenti nel ciclismo, e il ciclismo è l’unico sport che ha accettato di sottoporsi ai controlli sia del sangue che delle urine a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo. Un corridore che parte per l’ultima tappa del giro d’Italia, può essere controllato al mattino prima della partenza e subito dopo l’arrivo della tappa. Vi immaginate cosa accadrebbe se un calciatore fosse controllato prima della finale di Champions o un finalista dei 100 metri prima della finale? Un dopato si riconosce anche dalle sue prestazioni altalenanti… un anno si e uno no… oppure prima campione e poi bidone.

Come si elude il controllo
Tantissimi dottori hanno un loro laboratorio di fiducia che fa le analisi e informa in maniera dettagliata i corridori sui tempi della positività al doping. Cosi per esempio, se io prendo una compressa di Andriol, che è testosterone, togliendo la sostanza dall’involucro che la contiene, e la assumo con un cucchiaino di olio d’oliva, appena dopo una competizione, a distanza di una settimana non sono più positivo. Cosi per tante altre sostanze.
Ci sono farmaci coprenti, tipo i diuretici, che vengono presi per eliminare più velocemente le sostanze, e che spesso vengono prescritte come farmaci per una determinata esigenza che in realtà nasconde la verità, che è quella di coprire l’assunzione dei farmaci.
C’è la possibilità di iniettare l’urina pulita nel canale della vescica da cui esce l’urina, ma è poco utilizzato perché doloroso.
Così come numerosi sono gli occultamenti dell’urina nei luoghi dove magari viene svolto il controllo, soprattutto nelle categorie non professionistiche. Tra i professionisti, soprattutto quelli di alto livello, la positività è frutto di errori di valutazione del medico.

Le responsabilità.
Il contratto dei professionisti è ancora troppo sfavorevole ai corridori, anello debole della catena, poiché tra le clausole di risoluzione del rapporto di lavoro vi è l’eventuale coinvolgimento del corridore in inchieste sul doping o la sua eventuale positività, mentre spesso sono proprio i direttori sportivi o i manager a spingere i corridori verso le pratiche dopanti, a volte come condizione necessaria per la continuazione del rapporto di lavoro.
Una responsabilità che si estende a tutta la squadra, con la sospensione di tutti i suoi componenti, nonché dei finanziamenti che le squadre percepiscono dagli sponsor, potrebbe portare ad un controllo reciproco di ogni singolo corridore o componente della squadra nei confronti degli altri. Oppure prevedere la nomina di un responsabile tra i corridori e un responsabile esterno nominato dalla federazione, il quale può liberamente e senza preavviso fare ispezioni presso le abitazioni dei corridori.

I danni del doping.
I danni del doping non sono solo quelli dell’eventuale squalifica, ma sono quelli che dopo, nella vita ti porti dietro e che se non sei fortunato e non trovi chi ti aiuta e ci metti tutta la tua volontà, rischi di pagare con la vita, come nei casi più famosi di P. o F. o V. giusto per citarne alcuni.
L’uso del doping porta ad una inibizione della persona, la quale poi fa uso anche di sostanze stupefacenti fuori dall’attività sportiva. Sapete quanti ragazzi che sono arrivati al professionismo e che ci sono rimasti solo per poche stagioni, o quanti di alto livello che sono rimasti su solo per poche stagioni ora vivono una vita d’inferno o addirittura sono morti? Quando una persona viene trovata positiva ad un controllo antidoping, non basta una squalifica, ma ci vuole nella squalifica un percorso riabilitativo che prevede il supporto di psicologi o educatori e dovrebbe essere previsto un contatto diretto con i bambini che praticano ciclismo, in modo tale che la persona recuperi lo spirito vero e la gioia di andare in bici.
Io personalmente ho fatto questo percorso, e oggi sono una persona che non ha più paura, che non si nasconde, che può guardare negli occhi chiunque senza avere paura. Ho pagato tutti i miei debiti sia con la giustizia penale che con quella sportiva. Mi chiedo come mai invece, alcune persone che io avevo indicato al PM Paola Cameran, sono ancor Team Manager o Direttori sportivi di squadre di alto livello. Posso capire che alcuni fatti che ho raccontato risalgono al 2000 e che quindi, in base al principio della legalità non può essere punito chi commette un reato che al tempo in cui viene commesso non è previsto come pena…ma per gli anni successivi? E la giustizia sportiva che fa?
Vi è una totale mancanza di una cultura sportiva sana, nessun dottore ti spiega che il corpo umano non ha bisogno di nessuna sostanza poiché le produce da se, e che ogni anno bisogna incrementare i propri sforzi in allenamento per migliorare la prestazione, o che se vai in altura ad allenarti hai delle condizioni che permettono al tuo organismo di lavorare in condizioni che fanno crescere in maniera naturale le capacità e di conseguenza la prestazione. Perché nessuno ti dice che devi andare a letto presto perché il corpo, dalle 22 in poi, da solo, produce tutto ciò che è necessario per riportare il nostro organismo ai livelli ottimali del mattino. Basterebbero delle brochure informative.

Il modello Mapei
L’unica squadra che poi è diventata un Centro per la preparazione sportiva che ha applicato alla lettera tutto quello che è frutto di anni di ricerca sia per
l’allenamento  che per l’alimentazione, che per l’uso dei materiali, la prevenzione dagli infortuni e tutto il resto e che ha da sempre combattuto con i fatti il doping è il Centro Mapei di Castellanza. Li si fa sport in maniera pulita.
Tutto questo si scontra con gli interessi delle case farmaceutiche che hanno un’alta redditività da tutto il sistema del doping.

Ruggiero Torraco – ruggiero.torraco@tiscali.it

p.s. Non sono stato campione del mondo il giorno in cui ho indossato quella maglia, lo sono oggi, che posso guardare in faccia chiunque senza avere paura. La mia coscienza è pulita. Sono a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento e per qualsiasi cosa.

NON ABBIATE PAURA

La vicenda naturalmente non si chiude qui, l’ex ciclista si assume la responsabilità di ciò che ha detto e le parole di Torraco non sono svanite nel nulla. Il 21 dicembre infatti, l’ufficio di Procura Federale nella persona del Procuratore Capo, l’avvocato Gianluca Santilli, ha disposto la convocazione di Ruggiero Torraco, al fine di una eventuale individuazione di illeciti sportivi. L’audizione avverrà l’11 gennaio 2011 alle 11.30 e la palla passerà alla Giustizia.

di Antonio Massariolo Follow me on Twitter

L’anno che verrà

Posted by Alga Madia On dicembre - 29 - 2010 Commenti disabilitati

C’è un momento per tutto nelle nostre giornate:  un momento per parlare, per agire, per ascoltare, per fare silenzio. Ecco, questi sono i giorni in cui si dovrebbe fare silenzio.

Abbiamo consegnato da poche ore Natale 2010 al passato, alla storia e adesso è tempo di bilanci: consuntivi e preventivi. Cosa avremmo voluto dal 2010, cosa avremmo preferito non ricevere in dono dall’anno che si sta per concludere? E dal 2011 cosa ci aspettiamo? Quali sono le richieste che stiamo per fare all’anno nuovo?

Che confusione: nel silenzio i pensieri si mescolano fra loro. Le cose belle come le onde del mare agitato si uniscono, si fondono con il male, con le esperienze negative che vorremmo dimenticare, che magari avremmo preferito non vivere.

Forse non esiste il buono e il cattivo. Leggo che in ognuno di noi ci sono entrambe le componenti. Forse le persone quando fanno del male non se ne rendono conto. Il mare forza 7 smuove la sabbia che è sotto, e il suo colore diventa indefinito, indefinibile.

Provo a ripetermi che il buono non esiste, non esiste il male. Allora logica vorrebbe che va tutto bene. Perché porsi domande, chi pensa invecchia e chi dice ciò che pensa è scocciante, infastidisce, come il grillo parlante.

Sarebbe bello non pensare, lasciare che le cose prendano il loro senso e la corrente sia l’unico moto che devono seguire. Perché remare contro, perché frapporsi in mezzo per modificarne  l’andamento? Tacere e ascoltare. Guardare e non parlare.

Sorrido: non saprò mai assecondare un destino che va diversamente da come credo sia giusto che vada. Sarò grillo parlante fin quando qualcuno con una sassata schiaccerà contro un muro.

Parlerò delle ingiustizie che vedo finché avrò voce e la mia penna inchiostro. L’anno che sta arrivando, fra un anno passerà e saremo ancora qua a cercare di capire cosa chiedere al prossimo e poi al prossimo ancora. Il mondo gira come deve, noi facciamo la nostra parte, senza paura, guardando la verità, con i nostri occhi, dritta negli occhi. Senza abbassare mai lo sguardo.

Non so se esiste il buono, sicuramente esiste la cattiveria. E a me il 2011 porterà ancora voglia di gridare al mondo delle ingiustizie, del male, delle falsità, del pressappochismo, di certe meschinità. Di tutte quelle cose che, ahinoi, questo nostro grande mondo, si porta addosso nel suo girare lento e inesorabile.

di Alga Madìa

Calciomercato: dal Parma al Genoa, da Andreolli ad Ogbonna a Macheda…

Posted by Marco DePalo On dicembre - 29 - 2010 Commenti disabilitati

Parte con i migliori presupposti la parentesi del mercato di riparazione 2010/2011, tanti i calciatori con le valige in mano e tanti i presidenti con il portafogli pieno, ufficialmente inizierà nel 2011 la sessione, ma già molti affari sono andati in porto e molti calciatori da oggi si alleneranno con le “future” squadre.

Sull’asse Parma – Genoa si è già concluso un “maxi scambio” che porterà in Liguria Luca Antonelli e la metà di Alberto Paloschi, in direzione contraria arriverà Modesto a titolo definitivo e Raffaele Palladino in comproprietà più una decina di milioni ai ducali. Un ottimo scambio per entrambe le parti in causa, ma sembra che l’affare l’abbia fatto il Parma, infatti Modesto è un terzino utile alla causa Marino e Palladino riesce a muoversi bene nel 4-3-3, i 10 milioni sono tanta manna per le casse del club di Ghirardi.
Restando negli ambienti sopracitati, gli emiliani stanno valutando anche altre offerte, quella del Galatasaray per Valeri Bojinov in uscita, mentre in entrata sono alla ricerca di una punta, Floro Flores e Cipriani su tutti.
I Grifoni vogliono fare cassa vendendo anche: Zuculini, Kharja, Jankovic, Toni, Tomovic e Sculli.

L’Inter dopo aver presentato Leonardo e dopo aver messo nero su bianco l’operazione Ranocchia vuole continuare a svecchiare il reparto arretrato e lo fa con un acquisto a dir poco intelligente. Giovane, tecnicamente dotato, low cost e cresciuto nel vivaio del club, chi può essere se non Marco Andreolli, un figliol prodigo che senza molte pretese può crescere all’ombra di due mostri sacri  come Lucio e Samuel, per poi prendere il posto di uno dei due fra 1 anno o un anno e mezzo. Resta calda la pista che porta ad Alexis Sanchez, in arrivo ad Appiano a Giugno.

Angelo Ogbonna, terzino in forza al Torino sembra destinato a cambiare aria, per lui in coda c’è mezza serie A, con Juve e Napoli in pole, ma anche Parma, Genoa, Samp e Lazio. Se il terzino arrivasse alla Juventus, Leandro Rinaudo potrebbe andare a Lecce, mentre è molto più calda la pista che vedrebbe Fabiano Santacroce pronto con le valige in mano per raggiungere il capoluogo salentino.

Macheda is the future of Man Utd” queste le parole di Sir Alex Ferguson pronunciate a luglio, 5 mesi fa, sembra però che le cose siano cambiate e che Macheda non sia più così importante nei dettami tecnici di Sir Alex, non essenziale, ma neanche un “brocco”, infatti il manager dei “Reds” ha specificato che Federico partirà alla volta dell’Italia solo in prestito. La formula risulta poco gradita alle grandi, Juve ed Inter non farebbero certo crescere un gioiellino di una rivale, ma anche le piccole non gradiscono il prestito secco, dopo aver “scremato” le pretendenti non disposte al trasferimento temporaneo senza diritto di riscatto, restano in piedi solo le ipotesi Parma ed Udinese.

Sempre dall’Inghilterra in arrivo verso il capoluogo ducale c’è Fabio Borini, promessa che al Chelsea non ha convinto e che proverà a sfondare a casa…

di Marco De Palo

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