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May , 2012
Friday

Archive for novembre, 2010

NBA. Miami torna alla vittoria, Dallas e Utah alla sesta vittoria di fila

Posted by Andrea Centenari On novembre - 30 - 2010 Commenti disabilitati

I Miami Heat, reduci da 4 sconfitte nelle ultime 5 partite, affrontavano in casa i Washington Wizards privi dell’infortunato John Wall. Gli Heat si sono imposti col punteggio di 105-94 trascinati da Lebron James autore di 30 punti con 6 rimbalzi e 5 assist ben coadiuvato da Dwayne Wade che ha messo a referto 26 punti, 8 rimbalzi e 8 assist.
Ai Wizards non bastano le ottime prestazioni fornite da Gilbert Arenas (23 punti, 5 rimbalzi, 7 assist) e da Andray Blatche (26 punti e 9 rimbalzi).
Miami con questa vittoria spera di lasciarsi alle spalle la crisi di risultati e di gioco in cui era sprofondata nell’ultimo periodo anche se va detto che i Wizards di oggi sono ben poca cosa.

Continua, invece, lo straordinario periodo di forma degli Utah Jazz e dei Dallas Mavericks che con le vittorie di questa notte si sono aggiudicati la sesta vittoria di fila.
I Jazz faticano solo nella prima metà del match contro i Milwakee Bucks ma, successivamente, prendono il largo grazie ad un ispirato Deron Williams e si impongono per 109-88.
I Mavs superano i disastrati Houston Rockets ( privi di Brooks e Yao Ming, fuori per infortunio) per 101-91 con un grande Dirk Nowitzki autore di 20 punti e 10 rimbalzi.

Nell’ultimo match della notte gli Oklahoma City Thunder hanno battuto i New Orleans Hornets di Marco Belinelli col punteggio di 95-89. Marco realizza 10 punti in 30 minuti di gioco ma sono Westbrook e Durant nei minuti finali a regalare la vittoria ai Thunder.

di Andrea Centenari

foto:NBA.com

Se anche lo “Zio Mario” se ne va…

Posted by Donata Carelli On novembre - 30 - 2010 Commenti disabilitati

A novantacinque anni, il “gigante” del cinema italiano lascia la scena. Con Mario Monicelli, classe 1915, scompare la prima pagina della nostra storia fatta di celluloide. Uomini come lui non tornano più.

I giornali riempiranno le colonne con  la sua incredibile filmografia, dalla sua prima opera “Al diavolo la celebrità” diretta con Steno nel 1949 fino a “Vicino al Colosseo c’è Monti” un documentario girato nel 2008,  presentato a Venezia ed accolto con incredibile calore.

A Venezia mi ritrovai a vederlo scendere dal treno su cui viaggiavano anche i miei genitori. Era appunto il 2008 ed anche io avevo al festival un documentario sul grande Ugo Pirro, di cui avevo firmato la sceneggiatura con altri colleghi. Salutai Monicelli aiutandolo a scendere e gli accennai che ero un allieva di Ugo e che ci eravamo conosciuti anni addietro per un’altra storia, “La cosa pubblica”. Scoprii con sollievo che si ricordava sì della storia ma fortunatamente non del nostro incontro.

E sottolineo “fortunatamente” dato che quel giorno, sprofondata sul suo divano di casa, avevo rischiato quasi di morire soffocata per un fatto emotivo. Ora, a ripensarci, mi viene da ridere ma allora passai un brutto minuto.

Ero con Mariella Sellitti, anche lei sceneggiatrice e autrice con me de “La cosa pubblica”. Eravamo fortunosamente riuscite a far avere la sceneggiatura a “Lui”, o “Lo Zio Mario” come ormai lo chiamavamo in codice in mezzo agli altri. E Lui cosa fece? Un bel giorno ci telefonò e ci convocò a casa sua, nel rione Monti.

Mariella, solitamente molto spigliata, sulle scale mi intimò  “Parla tu” ed io, dura, assunsi il comando della spedizione. Solo che , non appena io iniziai a raccontare perché avessimo scritto una storia simile, un’enorme formazione di saliva mi tappò progressivamente la gola tanto da indurmi dopo pochi istanti al silenzio coatto e paonazzo, mentre, come in un fermo immagine,  Mariella mi fissava dalla sua poltroncina con gli occhi sbarrati come a dire “Bè? Che fai?” e Monicelli tornava prontamente dalla cucina con un bicchierone d’acqua provvidenziale.

La sera stessa, per non perdere neppure un istante di quella giornata incredibile, scrissi uno dei racconti di quella galleria di personaggi intitolata “Lei, invece, di che si occupa?”e di cui  qui pubblico un breve stralcio:

Tre piani. La porta è già socchiusa. “Si può? Permesso?”. E’ un classico.Entriamo in fila, una dietro l’altra, incerte sul da farsi ma lui ci viene già incontro “Entrate, entrate!”  Non so da dove compaia, io gli stringo la mano prima ancora di riuscire almeno a dargli un’occhiata. Lo seguiamo mentre ci fa strada nella stanza dove ci riceve, un salotto rosa antico e verde mela. La sua figura di spalle è quella asciutta di un uomo che ha passato i settanta ma il suo passo sicuro lo fa sembrare un ragazzo brizzolato. Ci sediamo tutti e tre, ognuno su un divano diverso. Siamo lontanissimi. Io e Mariella evitiamo di guardarci, anche perché che bisogno c’è? Si cercano con gli occhi solo gli innamorati, i bugiardi e …gli insicuri. Ma lo Zio Mario si dimostra da subito insoddisfatto delle postazioni, siamo troppo lontane, dice, e ci invita ad avvicinarci, poi subito passa all’offensiva: con fare tra l’inquisizione e il rimbrotto ad un nipote impertinente ci domanda perché ci chiamiamo Donata e Mariella, perché, dice, un motivo c’è sempre”.

Aveva ragione. Un motivo c’è sempre per tutto. Lui che ha fatto nascere sullo schermo una teoria infinita di  caratteri universali tesi a descrivere l’ “italianità” con le sue ricchezze e le sue miserie, lui che ha sempre conservato, anche sotto la cenere, il gusto catartico della risata, schietta, dissacratrice e sempre salvifica, non ha mai lesinato le sue verità, per quanto parziali potessero essere, sempre oneste.

Un uomo appassionato, Mario Monicelli, che negli ultimi anni non si è risparmiato neppure gli interventi appassionati nelle piazze, come quello contro il taglio al FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo.

Ho sentito l’ultima volta Mario Monicelli questa estate. Mi ha telefonato mentre ero in ufficio al Circolo Canottieri Sabaudia. La sua voce dall’altra parte del telefono mi ha fatto letteralmente schizzare in piedi dalla sedia. Mi sono incamminata verso il lago per isolarmi e sentire meglio. Aveva provato anche questa volta a leggere la storia che gli avevo mandato ma si era fermato dopo poco poiché, mi disse con una punta di sconforto, non vedeva quasi più. Io cambiai discorso subito e chiacchierammo d’altro e gli ricordai la mia performance nel suo salotto quando avevo rischiato di strozzarmi. Rise di cuore con quella sua risata piena e sincera, che è esattamente il suono con cui ognuno di noi vorrebbe essere ricordato.

Nella settimana delle proteste degli immigrati arrampicati sulle gru e sulle torri, degli studenti abbarbicati con gli striscioni ai monumenti, degli universitari accampati sui tetti delle facoltà, Mario Monicelli ha fatto un passo indietro ed ha abbandonato la scena. Il vuoto, quello vero, lo lascia in noi. Grazie Maestro.

di Donata Carelli

Troppo Barcellona per il Real di Mourinho

Posted by Luca Paradiso On novembre - 29 - 2010 1 COMMENT

Quando una squadra mostra sul campo una superiorità così evidente ogni commento diventa superfluo. Raccontare la sfida Barcellona – Real Madrid, alla luce del netto 5 a 0 è difficile. La partita sta tutta lì, nel punteggio, con i dati sul possesso palla a rinforzare la convinzione che al Camp Nou è andato in scena un monologo.

Mourinho e i suoi escono sconfitti dalla sfida con i blaugrana in maniera evidente. Allo Special One non riesce replicare la gara dell’aprile scorso quando l’Inter imbrigliò il Barcellona e conquistò la finale di Champions. Senza Higuain il portoghese schiera Benzema al centro dell’attacco. Guardiola invece conferma l’11 annunciato con Messi al centro dell’attacco.

Il Barcellona parte forte, fortissimo. Messi dopo pochi minuti lancia il primo avvertimento a Casillas colpendo il palo con un morbido pallonetto. È il preludio al gol. Iniesta ha la capacità di vedere uno spiraglio impossibile e mette Xavi di fronte al portiere blancos. Per il catalano è un gioco da ragazzi mettere in fondo al sacco. Il Real è in balia degli avversari. Estenuante il tiqui-taca dei balugrana che al 18′ raddoppiano. Xavi imbecca Villa sulla sinistra, el Guaje punta Sergio Ramos e conclude verso la porta. Casillas riesce a smorzare ma Pedro è il più lesto di tutti e mette dentro. La gara si innervosisce. Guardiola nasconde la palla a Ronaldo che non gradisce, nasce una piccola baruffa subito sedata. Segnale evidente del nervosismo dei madrileni, annichiliti dal gioco degli avversari.

Dopo l’intervallo Mourinho inserisce Lass Diarra al posto di Ozil. Un cambio dettato dalla necessità di rinforzare un centrocampo in balia del palleggio della premiata ditta Iniesta-Xavi-Busquets. La partita però non cambia. Il Barcellona riprende a macinare gioco e Villa mette il suo sigillo sul match. Il numero 7 del Barcellona supera per due volte Casillas. È un cappotto. Gli 11 in maglia blaugrana si divertono facendo possesso palla. I 100 mila del Camp Nou iniziano a intonare cori contro il “nemico” Mourinho, non proprio amato da queste parti. Al 90′ anche Jeffren partecipa alla festa: è il 5 a 0, è la manita. Saltano i nervi. Sergio Ramos rincorre Messi e lo falcia. Rosso, con manata a Puyol a completare la scena. Alla fine per il Real il bilancio disciplinare è pesante: otto gialli e un rosso.

Se è vero che questa gara non deciderà la Liga è innegabile che la dimostrazione di forza del Barca avrà ripercussioni più evidenti di quanto possa dire la classifica. Perdere in questo modo, senza mai dare l’impressione di poter reggere il confronto, pesa, a livello psicologico come un macigno. La costruzione degli eredi dei galattici è ancora lunga. In Catalogna invece possono ammirare una squadra perfetta.

di Luca Paradiso

Cancun: obiettivi modesti per il summit mondiale sul cambiamento climatico

Posted by Samr Al Aflak On novembre - 29 - 2010 Commenti disabilitati

Si e’ aperta oggi a Cancun, Messico, la Conferenza sul cambiamento climatico che riunisce ministri e delegati di circa 200 Nazioni.

I lavori, che dureranno fino al 10 dicembre, mirano a raggiungere un accordo su un progetto mondiale per affrontare i cambiamenti climatici, nel tentativo di “rimediare” al fallimento di Copenhagen dello scorso anno.

Per i delegati non sara’ possibile raggiungere, nemmeno in questa occasione, l’obiettivo prefissato per il summit nella capitale danese del dicembre scorso, un trattato vincolante che possa sostituire il Protocollo di Kyoto. Questo non e’ nemmeno in agenda. Il loro compito fondamentale sara’ pero’ quello di orientare gli sforzi verso un’azione internazionale coordinata per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Questo nuovo impulso si spera potra’ riportare il tema del cambiamento climatico di nuovo sul tavolo dei negoziati internazionali, gettando le basi per un accordo giuridico da adottare durante uno dei prossimi vertici Onu. Forse anche alla prossima Conferenza, programmata per il novembre 2011 a Durban, Sudafrica.

Il Cop16, nome ufficiale del vertice di Cancun, è la sedicesima conferenza delle parti nell’ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il Cop è il massimo organo dell’Unfccc e comprende i ministri dell’ambiente di 193 paesi, che si incontrano una volta l’anno dal Vertice della Terra, tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992.

Il Cop15, che si è svolto a Copenhagen, ha visto la presenza di migliaia di diplomatici, consulenti, attivisti e giornalisti, insieme ai capi di Stato, tra cui Gordon Brown e Barack Obama. Da questo punto di vista Cancun e’ molto “più debole”. Non vi partecipano infatti i capi di Stato e le aspettative per la riunione non sono dunque elevate, avendo gia’ escluso la possibilita’ di adottare un trattato internazionale vincolante.

Convinzione questa condivisa dal segretario Generale delle Nu, Ban Ki-Moon, dal Commissario europeo per l’Azione per il Clima, Connie Hedegaard e dal segretario Esecutivo dell’Unfccc, Christiana Figueres. Tutti concordano sul fatto che la sfida per il summit sara’ quella di trasformare l’accordo di Copenhagen in un’architettura “di funzionamento”. In altre parole, si spera che i negoziati imposteranno delle linee guida per un nuovo documento e che verranno compiuti progressi per incrementare le tecnologie verdi nei Paesi in via di sviluppo, da finalizzare nei prossimi incontri.

Il Gruppo intergovernativo dell’Onu sul cambiamento climatico (IPCC), ha calcolato che per fermare il riscaldamento atmosferico, le emissioni globali di anidride carbonica (CO2) dovrebbero essere ridotte di circa il 35 per cento entro il 2020.

Il protocollo di Kyoto, che scade nel 2012, non comprende i due principali emettitori di CO2 del mondo, gli Stati Uniti e la Cina. George Bush aveva ritirato l’America da Kyoto poco dopo l’assunzione dell’incarico nel 2001 e ai sensi del protocollo la Cina, insieme agli altri Paesi in via di sviluppo, inclusa l’India, era stata all’epoca esonerata dall’obbligo di ridurre le sue emissioni.

Gli Usa e il gigante asiatico emettono ogni anno circa sette miliardi di tonnellate di anidride carbonica, che costituiscono quasi un terzo del totale mondiale.

Samr Al Aflak

Banche: nuovi mecenati per l’Arte contemporanea

Posted by Aurora Portesio On novembre - 29 - 2010 Commenti disabilitati

Non sono certo tempi rosei per l’economia su scala mondiale e anche in Europa i problemi certamente non mancano: basti pensare alle situazioni attuali di paesi come l’Irlanda, il Portogallo, la Grecia e la stessa Spagna.

Il rischio paese è una novità relativamente recente nel panorama economico europeo ma le preoccupazioni riguardano anche le stesse banche del continente non per nulla sottoposte a vari stress test per poterne sondare la capacità di resistenza alle turbolenze dei mercati.

In questo quadro per nulla idilliaco gli istituti di credito si stanno sempre più attrezzando per far fronte a periodi di vacche magre e questo significa in primo luogo perseguire una politica di contenimento dei costi. Il discorso vale ovviamente anche per i governi delle nazioni europee. L’esempio italiano in questo contesto, per quel che riguarda la cultura in generale e il mondo dell’Arte in particolare, è emblematico e significativo con preoccupanti tagli agli investimenti del settore.

È di questi giorni la notizia che la Bank of Ireland ha messo in vendita, tramite asta, tutta la sua preziosa collezione di opere d’arte comprendente centinaia di capolavori di artisti irlandesi. La motivazione è prettamente legata all’impossibilità, nel contesto di austerità generale che è stato imposto al paese, di sostenere i costi di gestione della collezione (manutenzione delle opere e  spese di trasferimento per le richieste di prestito temporaneo in primis).

Per nostra fortuna l’Italia, pur vivendo una evidente congiuntura negativa, non si trova in condizioni drammatiche come alcuni dei paesi citati e l’aspetto maggiormente negativo per quel che ci riguarda continua ad essere rappresentato dal livello raggiunto dal debito pubblico.

Costanti sono anche le assicurazioni diramate dalle autorità competenti circa la maggiore solidità del sistema bancario italiano rispetto ad altri contesti. Ebbene, considerato che l’Arte, per sopravvivere e per continuare ad arricchire il mondo di capolavori, ha da sempre avuto necessità di mecenati, oggi più che mai è fondamentale la presenza di investimenti specifici proprio da  parte delle Banche.

Vari istituti di credito italiani hanno da tempo profuso sforzi in questa direzione e sono proprietari di veri e propri tesori artistici creati nel corso della loro storia. Focalizzando sul mondo dell’Arte ed in particolare su quella contemporanea, capiterà sempre più frequentemente agli appassionati di entrare in contatto con Musei e Gallerie che ricevono impulso e collaborazione da parte dell’UniCredit.

UniCredit possiede una delle collezioni artistiche aziendali più rilevanti a livello europeo (circa sessantamila opere di notevole valore artistico, dai grandi Maestri del passato ai Maestri moderni come Klein, Léger, Morandi, Schwitters, Kokoschka e con costante aggiornamento specie nel contemporaneo dove spiccano già Paolini, Christo, Baselitz, Richter e Gursky). Le opere spesso vengono prestate a Musei legati da rapporti di collaborazione partecipata con il gruppo.

Nei giorni scorsi si è svolta la quinta edizione della manifestazione “UniCredit Art Day“, giornata di accesso gratuito ai musei e centri d’arte per tutti i dipendenti del gruppo bancario e relative famiglie, coinvolti in incontri e visite guidate finalizzati a familiarizzare con l’Arte contemporanea. Buona parte delle oltre ottanta istituzioni artistiche e degli spazi espositivi interessati sono già partner del network culturale della banca a livello europeo.

L’evento UniCredit Art Day, nato da una iniziativa pilota in Italia nel 2006 in collaborazione con l’AMACI (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani) ha coinvolto i musei di sedici città italiane (a Roma interessati il MAXXI e il MACRO) e a livello internazionale varie istituzioni di ben sedici paesi dell’Europa occidentale e di quella centro-orientale in cui la banca è oggi operativa.

È quindi quella di UniCredit una apprezzabilissima rarità nello scenario dei giorni nostri, a testimonianza della sensibilità da sempre dimostrata nel sostenere la diffusione dell’Arte e più in generale della cultura come vero strumento di sviluppo socio-economico e veicolo per la circolazione di idee e innovazione.

di Aurora Portesio

Al bar dello sport… si parla dell’Inter, ancora una volta

Posted by Luca Paradiso On novembre - 29 - 2010 1 COMMENT

Luca: cosa sono quei musi lunghi… dai ragazzi su con il morale. Ci sta di passare una domenica senza vittorie. Non dovete mica farne un dramma! Guardate me. Un novembre da cancellare eppure sono ancora qui. Felice e vincente.

Finalmente Luca può prendersi la sua rivincita. Entrare al bar ed essere il solo che ha passato una domenica tranquilla lo fa tornare indietro nel tempo. Non secoli fa, solo qualche mese, quando la sua Inter era sul tetto d’Europa e lasciava alle avversarie solo le briciole e i premi di consolazione. Se lo ricorda bene Francesco. Lo scorso anno pregustava già lo scudetto, poi dovette arrendersi alla legge del triplete. Ed è proprio Francesco, il padrone di casa, a dover affrontare il lunedì con il morale sotto i tacchi. Troppo Palermo per la sua Roma. Lontano da casa i giallorossi non riescono proprio a fare punti. La Roma rimane in corsa per il tricolore ma il mal di trasferta deve andarsene.

Neppure Marco può essere soddisfatto. Il Milan ha fatto un’ottima gara a Genova, ma ha trovato sulla sua strada Pazzini e l’orgoglio blucerchiato.

Luca: forse Pazzini è interista… ogni volta che abbiamo bisogno di un golletto lui ci mette lo zampino. L’anno scorso con la Roma, domenica con il Milan. La Juve quando gioca con la Samp?

Marco: è stata solo sfortuna… il Milan ha giocato bene. Certo mica si può sempre vincere. Un punto a Marassi non è poi da buttare. Ormai la squadra gira a mille… e vi scuciamo quello scudetto.

Luca: non sarebbe un dramma. Dopo 5 anni si può anche far spazio agli altri. Adesso noi pensiamo al Mondiale per club. Per diventare campioni del mondo.

Nicola: se non recuperate un po’ di infortunati sarà dura per voi. Con il Parma avete vinto, ma quanta sofferenza. Non è questa l’Inter che conoscevamo.

Luca: hai ragione, ma anche tra mille difficoltà siamo in piena corsa. Sette punti sono rimontabili.

Francesco: domenica avete la Lazio, una partita mica facile.

Luca: come no? Ci avete vinto pure voi…

Marco: si ma solo grazie all’arbitraggio…

Francesco: ma che dite…

Luca: a parte gli scherzi, con la Lazio dobbiamo vincere. Poi avremo tutto il tempo di pensare a Dubai.

Nicola: non credo che troverete una Lazio ben disposta come lo scorso anno.

Marco: già… ve la dovrete sudare. E la Lazio non è il Parma. Se va in vantaggio dopo è dura recuperare.

Luca: come mi piace questo bar… se l’Inter vince si parla dell’Inter. Se perde invece… si parla del’Inter. Ma le vostre squadre… che hanno fatto? In quattro avete raccolto due miseri punti. Pasquale ma il tuo Napoli? Giustiziato da uno scugnizzo… destino crudele…

di Luca Paradiso

Le rivelazioni di WikiLeaks

Posted by Vito DiVentura On novembre - 29 - 2010 1 COMMENT

Questa volte ce n’è per tutti! I rubinetti di WikiLeaks, il sito internet di Julian Assange, hanno cominciato a gocciolare, anzi si sono aperti, rivelando ieri una prima parte dei 251.287 sconcertanti documenti, che verranno pubblicati al completo nei prossimi giorni.

Si tratta di dispacci che le sedi diplomatiche Americane in 247 Paesi hanno inviato nel tempo al Dipartimento di Stato e che ora rischiano di provocare un terremoto politico e diplomatico, rivelando la condotta “dietro le quinte” mantenuta dai diplomatici di Washington che in pubblico mostravano invece sorrisi e strette di mano per le fotografie di rito.

Centinaia di migliaia di documenti segreti, riservati e non classificati che riportano commenti sui leader mondiali e valutazioni poco lusinghiere nei confronti degli alleati come Germania e Italia, e descrivono le pressioni esercitate dagli Stati Uniti nei confronti dell’Afghanistan, Iran e Corea del Nord. In particolare, emerge la paura degli USA, di Israele dell’Arabia Saudita per i crescenti programmi nucleari Iraniani, le preoccupazioni americane sugli arsenali atomici Pakistani e le discussioni sulla penisola coreana, prevedendo, nel lungo termine, l’aggressione alla Corea del Nord.

Ci sono anche note che chiedono ai diplomatici presso le Nazioni Unite di raccogliere informazioni dettagliate sul Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, sulla sua squadra e sui diplomatici stranieri; informazioni che vanno ben al di là di quello che è la normale raccolta di informazioni previste in ambienti diplomatici.

Nessuna delle rivelazioni è particolarmente esplosiva, ma la loro pubblicazione potrebbe risultare problematica e imbarazzante per i funzionari interessati. Il massiccio rilascio di materiale destinato a rimanere nascosto, sicuramente non farà piacere nelle capitali straniere, una certezza che ha spinto, nei giorni scorsi, i diplomatici degli Stati Uniti ad arrampicarsi sugli specchi pur di ribadire e sostenere i “buoni” rapporti con gli alleati chiave, prima che tali informazioni venissero divulgate.

La Casa Bianca ha immediatamente condannato la pubblicazione di questi documenti sostenendo che tali comunicazioni mettono a rischio i diplomatici, i professionisti dell’intelligence, i militari e il personale sparso in tutto il mondo. E per minimizzare ha affermato che “ per sua stessa natura, il campo di segnalazione a Washington è sincero e spesso contiene informazioni incomplete. Non è espressione di una politica, né influisce sulle decisioni”.

Il portavoce del Dipartimento di Stato, P.J. Crowley, ha minimizzato le accuse di spionaggio dicendo che “I nostri diplomatici sono solo dei diplomatici. Raccolgono informazioni che contribuiscono a formare le nostre scelte politiche e le nostre azioni. Questo è ciò che diplomatici, del nostro paese e di altri paesi, hanno fatto per centinaia di anni”.

In un comunicato pubblicato ieri, Julian Assange ha detto che “Le lettere diplomatiche mostrano che gli Stati Uniti spiano gli alleati e le Nazioni Unite, ma chiudono un occhio sulla corruzione e sulla violazione dei diritti umani negli “Stati clienti”, fanno accordi sottobanco con i Paesi apparentemente neutrali e lobbying per le loro aziende”. Inoltre, ha aggiunto che “i documenti rivelano le contraddizioni tra il pubblico e ciò che viene detto a porte chiuse”.

Imbarazzanti i profili dei vari leader mondiali: Vladimir Putin e’ un “’alpha dog”’, il maschio dominante; il presidente afghano Hamid Karzai è “ispirato dalla paranoia” e il fratellastro Ahmed Wali Karzai un “corrotto e trafficante di stupefacenti”. Il cancelliere tedesco Angela Merkel “evita i rischi ed è raramente creativa”, Nicolas Sarkozy è “un imperatore nudo”, Silvio Berlusconi viene definito “ il portavoce di Vladimir Putin in Europa”, mentre Muhammar Gheddafi “è il dittatore più longevo del mondo…un ipocondriaco che non gira mai senza la sua infermiera ucraina, “una voluttuosa bionda” con cui ha “una relazione”, che non disdegna il flamenco, ma anche un “politico abile” in grado di mantenere il potere per 40 anni”.

Tra le divulgazioni più problematiche ci sono quelle relative all’Iran. Il giornale inglese “The Guardian” ha riferito che alcuni documenti mostrano che il re Abdullah dell’Arabia Saudita ha ripetutamente sollecitato gli Stati Uniti ad attaccare l’Iran per distruggere il suo programma nucleare. Il giornale ha anche detto i funzionari di Giordania e Bahrein hanno apertamente chiesto di fermare con qualsiasi mezzo il programma nucleare dell’Iran e che i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Egitto considerano l’Iran “come il male”, una “minaccia esistenziale” e un potere che “sta per portarci alla guerra”.

Anche se queste preoccupazioni degli Stati Arabi del Golfo sono note, i loro leader raramente hanno espresso tali valutazioni in pubblico e ora rischiano di minare alla base i rapporti non solo con gli Stati Uniti, ma soprattutto interni alla regione del Golfo, con conseguenze del tutto imprevedibili.

Le nuove rivelazioni di Wikileaks, che ieri è stato per gran parte del giorno inaccessibile, in realtà non fanno altro che dare sfogo al desiderio che in fondo regna in ognuno di noi e che spiega il grande successo dei cosiddetti “reality show”: origliare, spiare dal buco della serratura o da dietro le tende di casa per sentire e vedere quello che avviene al di là. Non credo che ci piacerebbe che qualcuno mettesse in piazza i nostri pensieri, quelli che vorremmo invece custodire gelosamente nel suo intimo.

Adesso abbiamo origliato e sentito i giudizi che nel mondo diplomatico circolano e meravigliarci è un modo per difenderci. Non sono certamente giustificabili, ma nemmeno esecrabili. Tuttavia, come ha detto il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel campo diplomatico provocheranno gli stessi effetti dell’11 settembre. Niente sarà più come prima, ma in realtà lo era già prima, lo sapevamo ma facevamo finta di niente.        

di Vito Di Ventura

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