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WikiLeaks e la questione Coreana

By   /   30 novembre 2010  /   1 Comment

Dopo le rivelazioni di WikiLeaks, approfittando del momento non facile degli Stati Uniti e per fare pressioni sulla Cina, la Corea del Nord reclama attenzione dal mondo e proclama di avere migliaia di centrifughe nucleari in funzione.

Questa volta è il giornale “Rodong Sinmun” a riportare che “La costruzione di un reattore ad acqua leggera è in atto e l’impianto di arricchimento di uranio, equipaggiato con diverse migliaia di centrifughe per assicurare il rifornimento di carburante, è operativo”. Inoltre, citando l’agenzia di stato KCNA ha aggiunto che “in futuro i progetti di sviluppo dell’energia nucleare saranno molto più dedicati per scopi civili”.

Le rivelazioni di Pyongyang sull’arricchimento di uranio, che gli consentono di realizzare la bomba atomica, seguono di appena una settimana il bombardamento nell’isola Sudcoreana di Yeonpyeong che ha provocato la morte di 2 civili e 2 marinai.

Questa notizia in realtà lancia due messaggi alla comunità internazionale e, soprattutto, agli Stati Uniti. Il primo: “non possiamo essere ignorati perché possiamo procurarvi tanti guai e abbiamo le capacità per farlo”;  e il secondo: “potremmo comportarci in modo ragionevole (sviluppi civili del nucleare) se voi sarete generosi”.  

Attraverso le provocazioni e mostrando i muscoli, la Corea del Nord sta cercando di aumentare la sua influenza e di premere per una ripresa delle trattative per il disarmo con il gruppo dei sei (Corea del Nord, Corea del Sud, Giappone, Russia, Cina e Stati Uniti) in cambio di aiuti; trattative abbandonate unilateralmente dalla stessa Corea del Nord due anni fa.

Questo atteggiamento non è nuovo, anzi Pyongyang lo ha sempre mantenuto. Ha usato la sua artiglieria e l’arma delle centrifughe allo stesso modo come nel 2009 quando effettuò un lancio di missili balistici nel tentativo di far accettare le sue richieste di colloqui bilaterali con Washington. Tra l’altro, la Corea del Nord ha condotto fino ad oggi due test nucleari e si ritiene che abbia materiale fissile per costruire da 6 a 12 bombe, anche se non è possibile verificare il suo programma di arricchimento poiché lo scorso anno furono espulsi dal Paese gli ispettori internazionali.

Il Ministro degli Esteri Sudcoreano ha detto ieri che il programma nucleare Pyongyang, l’attacco all’isola di Yeonpyeong e la proposta Cinese di un incontro d’emergenza saranno trattati nel meeting dei Ministri degli Esteri in programma a Washington per i primi di dicembre.

In tutto questo clima già bollente si sono inserite le nuove rivelazioni di WikiLeaks; rivelazioni che fanno sorgere numerose domande sul futuro delle relazioni tra Cina e Corea del Nord, tra Cina e Stati Uniti.

Nel dispaccio dell’Ambasciatore USA a Seul, Kathleen Stephen, si legge che Chun Yung-woo, allora Vice Ministro degli Esteri Sudcoreano, si era espresso dicendo che “la Cina non sarebbe intervenuta in caso di crollo della Corea del Nord e che la nuova generazione di giovani dirigenti comunisti Cinesi non rischierebbero un conflitto armato per la Penisola Coreana…e che la Cina vedrebbe di buon occhio se le due Coree si riunificassero sotto il controllo di Seul che è legata da una buona alleanza agli Stati Uniti”. Tuttavia, viene anche precisato che “la Cina, che ha combattuto a fianco della Corea del Nord la guerra del 1950-53, non accetterebbe la presenza di truppe americane oltre il 38° parallelo, l’attuale linea demilitarizzata”.

Inoltre, sempre nel citato dispaccio, Chun aveva predetto che il governo di Pyongyang potrebbe cadere nel giro dei prossimi tre anni, alla morte dell’attuale leader Kim Jong-il, che sta cercando di trasferire il potere al suo giovane, ventenne e inesperto figlio Kim Jong-un.

Il portavoce del Ministro degli Esteri Cinese, Hong Lei, non ha voluto rilasciare alcun commento sul contenuto delle rivelazioni di WikiLeaks, ma ha solo aggiunto che “La Cina sostiene il dialogo tra le due Coree affinché migliorino le loro relazioni…è favorevole a mantenere lo status quo, non ha potere per evitare l’eventuale crollo del regime e ha meno influenza di quanto si creda su Poyngyang”.

Tuttavia, la Cina si sta preparando affinché, in caso di collasso del regime Nord coreano, non ci siano disordini ai suoi confini. Secondo fonti di organizzazioni non governative, la Cina può al massimo ospitare 300.000 rifugiati, ma sarebbe costretta a chiudere i confini per mantenere l’ordine.

Intanto, per tutta risposta, Stati Uniti e Corea del Sud hanno iniziato un’esercitazione militare congiunta su larga scala al largo delle coste della penisola coreana, per mostrare a loro volta i muscoli e lanciare un messaggio a Pyongyang di non compiere ulteriori provocazioni.

Nel frattempo, su richiesta Cinese, sono giunti ieri a Pechino, per una visita di cinque giorni, il presidente del Parlamento  Nordcoreano, Choe Thae Bok, ed un inviato Giapponese.

di Vito Di Ventura

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