Domani gli Egiziani sono chiamati a votare per i 508 posti in Parlamento, cui concorrono circa 800 candidati del partito di governo, 250 del partito liberale e 130 del gruppo Fratelli Musulmani.
A questo voto il Paese arriva dopo una settimana di proteste, di violenze e scontri con la polizia del maggior partito d’oppositore, i Fratelli Musulmani, che per la legge Egiziana è illegale in quanto bandisce i partiti religiosi. Nelle scorse settimane, infatti, oltre mille esponenti dei Fratelli Musulmani sono stati arrestati e mercoledì sono arrivate le prime 12 condanne per propaganda elettorale illecita.
Questa campagna elettorale è stata una delle più dure per ridurre al silenzio le critiche. Sfiducia e malcontento serpeggiano tra la popolazione, specialmente dopo l’approvazione della nuova regolamentazione nei confronti dei media e dell’opposizione all’attuale governo dell’82enne Presidente Hosni Mubarak, al potere da circa 30 anni.
Le proteste dei giorni scorsi si sono estese in 10 governatorati e i manifestanti sono stati dispersi dalla polizia, ma al Cairo, al termine della manifestazione almeno due manifestanti sono stati arrestati. Gli attivisti dell’opposizione si sono riuniti nei punti in cui la polizia è stata più brutale, specialmente dopo la morte del giovane Khaled Said, di Alessandria.
Secondo i testimoni, la polizia ha trascinato il giovane fuori da un bar e lo ha picchiato a morte, lasciandolo sul marciapiede. 2 poliziotti sono stati accusati per l’omicidio, ma il governo conferma la versione secondo cui il giovane è morto soffocato da un’overdose. Sul social network invece sono circolate le foto di Said coperto di lividi, con i denti e la mascella rotta.
Il partito di maggioranza, il Partito Democratico Nazionale (National Democracy Party), spera di ottenere la maggioranza nonostante la crescente opposizione, che per sfuggire alla polizia hanno organizzato la manifestazione di ieri, denominata “giorno della rabbia”, attraverso messaggi su Facebook e Twitter. Questi ultimi, peraltro, sono stati soggetti a black-out. La pagina di Facebook “Siamo tutti Khaled Said”, con oltre 300.000 iscritti, usata dai dissidenti è stata oscurata per oltre 15 ore, così come pure le pagine di “Mohamed ElBarabei”, l’ex presidente dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite (IAEA).
Per Safwat Shareed, il segretario generale del partito di governo, il Comitato Supremo per le Elezioni in Egitto e la comunità civile garantiranno “elezioni libere e trasparenti”, ma per i gruppi di osservatori indipendenti le elezioni saranno tutto tranne che questo e che invece saranno ancora una volta caratterizzate da intimidazioni, violenze e manipolazione dei voti. Per queste e altre ragioni il partito liberale Al-Ghad, di Wael Nawara, intende boicottare le elezioni.
Le preoccupazioni sono cresciute anche in ambito internazionale dopo che l’Egitto ha rifiutato la presenza di osservatori internazionali, definendola un’interferenza negli affari interni. Il Partito Nazionale Democratico ha reclutato 86.000 rappresentanti per monitorare i seggi elettorali e verificare l’affluenza e circa 10.000 con il compito di trasportare i membri dei partiti ai seggi.
In questo clima, probabilmente, vincerà soprattutto l’astensionismo, come è già successo nel 2005, quando appena il 25% degli aventi diritto si recò alle urne.
di Vito Di Ventura




