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Israele costruisce un muro al confine con l’Egitto

By   /   27 November 2010  /   Comments Off

Dopo la barriera con la Cisgiordania che da anni è al centro della questione palestinese, da qualche giorno è iniziata la costruzione di un nuovo muro da parte dello Stato d’Israele al confine con l’Egitto. A comunicarlo è stato il ministro della Difesa nel corso di una conferenza stampa. Il muro che dovrebbe essere eretto in un anno, comprenderà un sistema di sorveglianza e una recinzione elettrica, sarà lungo 250 km e 372 milioni di dollari sarà la cifra che Netanyahu metterà a disposizione per la sua realizzazione.

Nei documenti ufficiali israeliani  si parla di ‘barriera anti-infiltrazione': lo scopo infatti sarebbe quello di fermare i flussi illegali di immigrazione. Gli ingressi illegali, secondo il governo d’Israele, sono aumentati del trecento per cento durante l’ultimo anno, arrivando a oltre diecimila in un anno mentre secondo l’Istituto di Statistica di Tel Aviv oltre il quaranta per cento dei lavoratori immigrati in Israele è illegale. Il premier israeliano Netanyahu intende fermare ad ogni costo l’ingresso dei migranti che secondo lui costituirebbe “una minaccia all’esistenza di Israele quale Stato ebraico” .

Nei mesi scorsi il ministro per la sicurezza interna Yitzhak Aharonivic, aveva spiegato che il progetto di costruzione di questo muro ha come finalità  quello di impedire l’ingresso nel deserto del Neghev di profughi di guerra e di emigranti africani provenienti dal Sinai. Secondo Aharonivic ogni mese entrano illegalmente in Israele circa 1.200 migranti africani, quasi sempre con l’aiuto prima di beduini egiziani e poi di quelli israeliani. Ogni settimana attraversano il confine provenienti dall’Africa, in particolare da Sudan, Etiopia, Somalia ed Eritrea.

La barriera a sud”, ha detto invece Marc Regev, portavoce del governo israeliano, “serve a proteggere Israele dal contrabbando di droga e dall’immigrazione clandestina”.

Gli africani che riescono ad entrare in Israele sono coloro che riescono a sopravvivere al fuoco della guardia di frontiera egiziana. Secondo dati ufficiali solo nel 2007-08 sul lato egiziano del confine sono stati uccisi una quarantina di africani e solo lo scorso anno una trentina.

Sigal Rosen, portavoce della Ong israeliana “Hotline for Migrant Workers”, parla di dati sottostimanti: “Il numero delle vittime è molto più alti. Sono convinta che tanti altri migranti siano stati colpiti a morte ma non riusciamo a saperlo perché le autorità egiziane non lo dicono. E non dimentichiamo che tanti altri vengono feriti o arrestati”.

L’aumento dei morti alla frontiera tra Israele e l’Egitto indica un mutamento della migrazione africana, che se prima si concentrava maggiormente sull’Europa, ora sta cambiando rotta. Da 2 a 3 milioni di cittadini sudanesi, in buona parte migranti ma anche rifugiati in fuga, si troverebbero in Egitto mentre gli eritrei lo scorso anno rappresentavano il gruppo nazionale più numeroso tra i migranti che cercano di entrare in Israele.

Coloro che si avvicinano al confine israelo-egiziano rischiano la vita. La polizia egiziana si è sempre difesa dicendo che il fuoco viene aperto solo quando i migranti non si fermano alle intimazioni dei poliziotti del Cairo. Tuttavia le organizzazioni internazionali che si battono per la difesa dei diritti dell’uomo hanno sempre denunciato i metodi brutali delle guardie di frontiera egiziane.

In realtà, il muro che Israele sta costruendo va a completare il sistema di sicurezza integrato tra Israele e l’Egitto. Il Cairo aveva già costruito una barriera sotterranea, nel deserto del Sinai, una barriera di acciaio pensata per chiudere per sempre quei tunnel che, dal 2007, rappresentavano l’unico appiglio verso il mondo per i palestinesi chiusi nella Striscia dall’assedio palestinese. La parte settentrionale del muro israeliano dunque, finirà per unirsi  alla barriera egiziana.

L’Egitto non ha nulla in contrario al ‘nuovo’ muro. Ciò che invece preoccupa i media israeliani è il fatto che, costruendo muri ovunque, Israele rischi l’isolamento e sia circondato da nemici.

Di Elisa Cassinelli

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