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Il Giappone chiede alla Cina di riprendere i rapporti commerciali

By   /   20 Novembre 2010  /   Commenti disabilitati su Il Giappone chiede alla Cina di riprendere i rapporti commerciali

Il Giappone ha chiesto alla Cina di rimuovere il divieto sulle esportazione dei metalli pregiati che aveva imposto durante la crisi diplomatica scoppiata circa due mesi fa, dopo l’arresto di Zhan Qixiong, il capitano di un peschereccio la cui imbarcazione era entrata in collisione con una nave della guardia costiera vicino alle isole Senkaku (Diaoyu per i Cinesi), nel Mar Cinese Orientale, amministrate dal Giappone e reclamate dalla Cina.

Dopo la collisione Pechino aveva inviato alcune navi per pattugliare le acque della controversia e ridotto al minimo le relazioni tra i due Paesi, nonostante il Giappone alla fine avesse rilasciato il capitano dell’imbarcazione. Nel frattempo però Pechino aveva tagliato i contatti a livello ministeriale e richiamato l’ambasciatore Giapponese per deplorare l’accaduto ed aveva rinviato i colloqui sullo sviluppo congiunto dei bacini di gas naturale  e petrolio proprio nelle acque delle isole contese.

Secondo il Ministro del Commercio e dell’Industria, Akihiro Ohata, le spedizioni potrebbero riprendere già dalla prossima settimana. Infatti, il governo cinese ha invitato gli ispettori doganali ad accelerare le ispezioni e le procedure burocratiche, le cui lungaggini avevano, di fatto, bloccato le spedizioni dai porti cinesi.

La società che maggiormente soffre di questa situazione è la Sojitz Corp, una raggruppamento di imprese che importa metalli rari. La Cina produce il 97% della fornitura globale dei metalli pregiati che sono cruciali per la fabbricazione dei prodotti altamente tecnologici come i telefoni cellulari, i drive dei computer e le auto ibride.

Preoccupata dalla minaccia dell’interruzione dei rifornimenti dei questi materiali, il Giappone sta considerando di diventare il centro per la lavorazione di questi metalli e sta cercando di consociarsi con i Paesi Asiatici, tra cui il Vietnam e la Mongolia, per lo sfruttamento di nuove miniere.

Il problema che potrebbe sembrare a prima vista banale non lo è affatto poiché l’economia Giapponese si basa sui prodotti ad altissima tecnologia. Un rallentamento della produzione o l’acquisto a prezzi molto più elevati provocherebbe un’inevitabile aumento dei costi e quindi una minore competitività sui mercati, con conseguenze disastrose sull’economia del Paese.

E proprio in tema di economia che va anche letta la revisione della legge sulle esportazioni degli armamenti che il Ministro della Difesa, Toshimi Kitazawa, ha anticipato lo scorso mese durante i colloqui con il corrispondente Americano, Robert Gates. Le esportazioni in Giappone sono regolate da una legge del 1967, voluta dall’allora Primo Ministro, Eisaku Sato, che riferendosi alla Carta Costituzionale aveva posto delle limitazioni secondo “Tre Principi” che proibiscono di fare affari con i Paesi del blocco comunista, con quelli soggetti a sanzioni da parte dell’ONU e con i Paesi coinvolti in conflitti internazionali.

Le nuove norme, le prime pubblicate dal 2004, saranno contenute nel prossimo documento “Linee Guida del Programma di Difesa Nazionale”, la cui pubblicazione è prevista entro la fine di quest’anno, con validità di cinque anni. La revisione delle regole sull’esportazione/importazione degli armamenti ha incontrato il parere favorevole del Partito Democratico Giapponese (PDJ), attualmente al governo, e della Commissione sulla Sicurezza Nazionale, voluta dal Primo Ministro, Naoto Kan. Infatti, secondo la Commissione “La ricerca e sviluppo internazionale e la produzione dovrebbero essere esentati dall’applicazione dei Tre Principi sull’esportazione delle armi…poiché queste generalmente contribuiscono al mantenimento e sviluppo delle capacità di difesa del Giappone, garantendo l’accesso alle tecnologie più avanzate”.

In un momento di crisi globale, la seconda potenza economica mondiale non può permettersi un rallentamento della produzione e delle esportazioni che significherebbe l’inizio di un circolo vizioso che porterebbe ad un impoverimento generale.

di Vito Di Ventura

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