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June , 2013
Wednesday
 

La situazione ad Haiti sta peggiorando di ora in ora. L’epidemia di colera che ha colpito il paese si sta espandendo e a preoccupare sono i numeri: si stima infatti che le persone morte a causa del colera siano almeno mille mentre i contagi siano a quota 15mila. Molti vivono nelle tendopoli e chi si ammala, spesso, non riesce neppure ad arrivare in ospedale o si presenta in condizioni così disperate che non è possibile intervenire per curarli.

L’epidemia di colera è scoppiata il 19 ottobre nel dipartimento haitiano di Artibonite e piano piano sta colpendo svariate zone: ogni giorno arrivano richieste di soccorso da abitanti di Cap Haitien, Port de Paix, Gonaives, e Gros Morne.

Intanto un primo caso è stato segnalato nella Repubblica Dominicana: il ministero della Salute dominicano ha reso noto che un uomo di 32 anni di origine haitiana rientrato pochi giorni fa da una visita ad Haiti è stato ricoverato in isolamento nell’ospedale di Higuey, nell’est del paese. Questo, nonostante il governo dominicano abbia previsto misure di controllo come la limitazione dell’ingresso di haitiani nel paese e scambi commerciali con Haiti.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) il colera che ha colpito Haiti, per la prima volta da oltre un secolo, è destinato a rimanere nel paese ancora per alcuni anni. L’Oms ha poi ribadito che “gli sforzi si stanno concentrando sulle attività per controllare l’epidemia e fornire aiuti ed assistenza alle persone colpite. Ci saranno indagini, ma adesso non sono una priorità”.

Ma l’emergenza sembra essere più grave del previsto e Medici senza Frontiere, impegnata ad Haiti, lancia l’allarme: “le organizzazioni attualmente coinvolte non possono fronteggiare da sole una simile emergenza e le violenze contro i caschi blu non fanno che aggravare la situazione”.

L’ ordine pubblico rischia di sfuggire al controllo delle autorità locali e internazionali e la situazione è sempre più caotica. Continuano infatti gli scontri a Cap-Haitien, seconda città di Haiti, dove un gruppo di persone ha manifestato contro il contingente nepalese dei caschi blu dell’Onu, che alcuni considerano responsabile della diffusione dell’epidemia di colera. I dimostranti hanno preso il controllo delle strade, dove hanno eretto barricate incendiando pneumatici. I voli commerciali sono stati bloccati.

Durante gli scontri alcune persone hanno sparato contro dei militari che hanno reagito con spari in aria e poi ad altezza d’uomo colpendo a morte un ragazzo di 20 anni. Un secondo giovane è poi rimasto ucciso durante altri scontri e assalti ad un commissariato e al quartiere generale dell’Onu a Cap Haitien.

Queste violenze però ostacolano gli aiuti necessari per fronteggiare il disastro. Il presidente di Haiti, Rene Preval, ha invitato la popolazione alla calma e ha detto che “il disordine e l’instabilità’ non sono mai stati delle soluzioni per un paese che attraversa momenti difficili”. Preval ha poi denunciato la scorrettezza di alcuni gruppi che approfittano dell’epidemia e del terremoto di gennaio per creare disordini e incomprensioni tra le autorità nazionali, la missione Onu e la popolazione: “Dovete stare ancora piu’ attenti a quelli che sfruttano le disgrazie del Paese per il loro proprio tornaconto”.

Di Elisa Cassinelli

(novembre - 17 - 2010)

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