Il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, ha presentato domenica al suo governo un pacchetto di incentivi politico-militari offerti dall’amministrazione Obama, in cambio dell’estensione del congelamento degli insediamenti in Cisgiordania, per 90 giorni e la ripresa dei negoziati di pace con i palestinesi, che si trovano attualmente in una fase di stallo.
Il piano di incentivi e’ il risultato di più di sette ore di colloqui tenutisi a New York, giovedì scorso, tra il premier israeliano ed il segretario di Stato americano, Hillary Clinton.
Netanyahu ha precisato che i dettagli della proposta devono ancora essere finalizzati da parte dei team americano e israeliano, che stanno in queste ore lavorando sull’accordo, e che presentara’, nei prossimi giorni il piano completato ad un ristretto gruppo dei ministri, che costituisce il gabinetto per la Sicurezza, per l’approvazione.
“Insisto sul fatto che qualsiasi proposta soddisfa le esigenze di sicurezza d’Israele, sia nell’immediato sia per quanto riguarda le minacce che dobbiamo affrontare nel prossimo decennio,” ha precisato Netanyahu nel discorso pubblico tenuto all’apertura della riunione di governo.
I funzionari palestinesi hanno fatto sapere che attendono una notifica ufficiale dei termini della proposta da parte di Washington, ma hanno espresso preoccupazione sul fatto che il congelamento non includa Gerusalemme est, reclamata come futura capitale dello Stato palestinese.
Intanto il presidente americano Barack Obama, di ritorno dal suo viaggio in Asia, ha definito “promettente e costruttivo” il passo intrapreso da Netanyahu.
Secondo alcuni diplomatici a conoscenza delle trattative, gli incentivi includerebbero la richiesta al Congresso americano di approvare la fornitura di 20 aerei da combattimento ultra-moderni, per un valore di circa 3 miliardi di dollari, l’impegno degli Usa ad opporsi, presso le Nazioni Unite e altri organismi internazionali, a risoluzioni ostili volte a negare la legittimita’ di Israele, ai tentativi di imporre condizioni su un eventuale accordo di pace ed il sostegno contro la delegittimazione, o negazione, del suo diritto all’autodifesa.
Secondo i termini del pacchetto, gli Stati Uniti si impegnano a non chiedere un’estensione aggiuntiva.
Tel Aviv dovrebbe sospendere qualunque nuova costruzione in Cisgiordania per 90 giorni, blocco che si applicherebbe a qualsiasi edificio iniziato dopo la precedente moratoria, scaduta il 26 settembre.
Il congelamento non si applica agli insediamenti di Gerusalemme est.
I colloqui di pace, rilanciati agli inizi di settembre, si sono interrotti dopo la scadenza della moratoria. I palestinesi hanno fatto sapere che non avrebbero ripreso i negoziati, a meno che non vi fosse stato un arresto completo delle costruzioni che, hanno detto, “mangiano” il territorio del loro futuro Stato.
Netanyahu aveva rifiutato di rinnovare il congelamento, citando le pressioni nella sua coalizione di governo, dominata dai partiti di destra che supportano gli insediamenti.
Saeb Erekat, il capo negoziatore palestinese, ha affermato che questi sono pronti a formulare la loro posizione sulla proposta, dopo che avranno ricevuto la notifica ufficiale da Washington. Ma, ha aggiunto, l’esclusione di Gerusalemme est dalla moratoria costituisce “un grave problema”.
La prospettiva di un congelamento ha sollevato obiezioni da parte di alcuni ministri del Likud, il partito di Netanyahu. Nonstante le opposizioni, gli analisti credono che il premier israeliano sara’ in grado di ottenere la maggioranza.
Samr Al Aflak



