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Intervista a Fabrizio De Fabritiis

By   /   15 Novembre 2010  /   1 Comment

In occasione dell’ultima edizione di Lucca Comics e Games, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare l’autore di Capitan Nova, Romabot, e di tanti altri fumetti della casa editrice Emmetre, Fabrizio De Fabritiis.

Parliamo di te, come sei diventato autore di fumetti? Raccontare e immaginare storie e situazioni è una passione che ho fin da giovanissimo. Poi, verso i sedici anni, ho scoperto il fumetto… mi piace creare storie e personaggi e credo di aver imparato a disegnare proprio per dare sfogo a questa passione! Infatti, raccontare attraverso il fumetto è stato un modo, per me, di unire parole e immagini in completa solitudine dover cercare la collaborazione di altri. Il fumetto, infatti, almeno nella fase della creazione, permette anche di fare “tutto da sè”Quali sono state le tue principali fonti di ispirazione? Tante e diverse che ora non le ricordo neppure tutte! Forse, ho visto troppi fumetti disegnati da Claudio Castellini e troppi cartoni giapponesi (i robottoni e Ken il guerriero in primis), tanto da arrivare, credo, ad assimilare un certo tipo di modo di raccontare e di dinamismo tipico di certi anime giapponesi. Sul versante narrativo, invece, credo di non avere precise ispirazioni e di prendere, più che altro, dalla mia fantasia.

Il progetto Romabot, e quello dei Defenders of Europe. Come sono nati, e perché hai deciso di realizzarli, uno come graphic novel, e l’altro come un albo dallo stile tipicamente Americano? Romabot Centurion, essendo uno spin off della serie di General Varese, che a sua volta è ispirato agli anime giapponesi dei “robottoni”, ha un look tipico che ricorda il manga o meglio i cartoni che da piccolo vedevo sulla tv in bianco e nero… non a caso, le tavole sono “colorate” in scala di grigi.

Visto che la storia poteva essere raccontata in un solo volume, si è pensato di fare una graphic novel che dovrebbe aggirarsi sulle 150/160 pagine circa e devo dire che Daniele Rudoni sta facendo un gran bel lavoro sui disegni!

Defenders of Europe, invece, è propriamente un’evoluzione del percorso supereroistico che ho iniziato con Capitan Novara (ora Capitan Nova) e con gli altri miei supereroi. Per forza di cose, quindi, abbiamo pensato di studiare una serie che avesse le caratteristiche degli albi di supereroi americani, anche se sarà una storia che non riprende i soliti temi supereroistici, ma  intrattiene proprio in virtù di alcune mirate scelte narrative e in questo senso Aurelio Mazzara sta facendo un gran lavoro… ma, per ora, non posso dire di più!

Realizzare un volume di graphic novel è molto impegnativo, sia sotto il punto di vista della realizzazione artistica, sia sotto l’aspetto editoriale. Quale sono le tue aspettative? Non ho particolari aspettative sinceramente! Quando lavoro a questi progetti penso solo a divertirmi e, naturalmente, se poi piacciono a più persone meglio! Naturalmente, c’è l’interesse a far crescere sempre di più l’universo narrativo dei miei personaggi… e chissà, magari dopo la mia morte qualcuno forse si ricorderà ancora del Capitano. Oppure no! La vita, in fondo, non ha senso e parlare di aspettative ha poco senso quando capisci che tutto non ha senso… non so se mi spiego!  Il cambio di nome di Capitan Novara in Capitan Nova, è segno che il personaggio è pronto per una platea di lettori più ampia di quella odierna? Prima di tutto, dico subito che se i poteri del personaggio non si fossero chiamati proprio in quel modo (“Raggi Nova”) non credo avrei mai pensato ad un cambio del nome. C’è da dire, però, che Capitan Novara, o meglio “Capitan Nova”, è davvero pronto per una platea più ampia di lettori, e il cambio del nome facilita sicuramente questa evoluzione del personaggio… soprattutto per il fatto che a pubblicarlo siamo noi della Emmetre Service Edizioni e non una grossa realtà editoriale che potrebbe permettersi un lancio più massiccio del marchio. Infatti, rimango comunque del parere che un titolo, anche che porti un nome legato ad uno specifico territorio, se ha alle spalle un grosso lancio pubblicitario, può “sfondare” senza problemi! Se a pubblicarlo è un editore che può dargli una grossa visibilità e una buona distribuzione, naturalmente! Pensiamo al successo ottenuto dalla serie televisiva “Hazzard”, tanto per citare un esempio, ambientata proprio nell’immaginaria contea che da il nome alla serie e che, a mio avviso, anche se fosse stata ambientata in una vera contea degli stati uniti, non avrebbe fatto differenza! Il discorso non è come chiami una serie, un film o un personaggio, ma come racconti la storia e, soprattutto, come muovi il personaggio, narrativamente parlando, in base alle sue caratteristiche. E le sue caratteristiche, o le situazioni che lo contraddistingueranno all’interno della storia, possono dipendere anche dal nome o dal contesto in cui è inserito… proprio come è accaduto all’inizio per Capitan Novara. Certo, un nome come “Capitan Nova” può sicuramente essere più appetibile, ma se ad esempio Hollywood sfornasse un film divertente e pieno di effetti speciali che racconta le gesta di un supereroe che vive le sue avventure a Milano, Roma o Palermo, secondo me potrebbe vendere benissimo! Naturalmente, l’ambientazione darebbe forza al personaggio creando situazioni divertenti che deriverebbero proprio dal contesto territoriale o, magari, anche dal nome stesso del personaggio. Inoltre, molti non ci pensano, ma alcuni dei personaggi dei fumetti sono indissolubilmente legati ad uno specifico territorio e funzionano, a volte, proprio in virtù della collocazione territoriale che gli hanno dato gli autori. Prendiamo ad esempio Batman, che combattere il crimine quasi sempre nella tenebrosa città di Gotham e con tanto di “collaboratori” al seguito, ma che, tra l’altro, non è ancora riuscito a debellare il cancro della criminalità. Non è forse un po’ riduttivo per un personaggio che vuole combattere il male farlo sempre nello stesso posto? Eppure Batman è un personaggio stupendo e nessuno pensa a questo aspetto! Oppure, pensiamo a Spiderman, se lo togliamo da New York e lo mettiamo in un paesino di campagna perde un buon 90% della sua ragione di essere, no? O Ken il Guerriero, che è stato immerso in un contesto post-nucleare non a caso! Quindi, sono tante le opere in cui il territorio gioca un ruolo determinante! Infine, devo dire che comunque il cambio del nome mi sembrava un azzardo calcolato e un qualcosa di innovativo che mi piaceva tentare. Mi piace pensare a personaggi capaci di cambiare nel corso del tempo, per via di esperienze o travolgimenti della loro situazione. Molti dei nostri characters sono destinati a questo tipo di processo. Lady Venezia, ad esempio, è un nostro personaggio visto nel mondo odierno in cui si svolgono le avventure del Capitano e poi 200 anni nel futuro nella serie di General Varese dove, anche se il suo aspetto è simile visto che è praticamente immortale, il suo carattere comunque cambia per forza di cose per adattarsi alla nuova situazione. I personaggi si adattano ed evolvono e questo è, secondo me, il giusto modo di vedere un personaggio di una serie a fumetti. In fin dei conti, tutto è in evoluzione, e tenere un personaggio sempre uguale nel tempo, dopo che magari ha subito esperienze traumatiche o comunque fuori dal comune, è irrealistico! Ecco, in questo contesto di “evoluzione” si basa il cambio del nome del Capitano.

I tuoi collaboratori (Rudoni, Mazzara,ecc), come li hai conosciuti, come hanno cambiato il tuo approccio al lavoro, soprattutto rispetto al primo periodo in cui facevi tutto da solo.  Sicuramente, arrivati a questo punto, sarebbe impensabile fare “tutto da sè” e la scelta di avere dei validi collaboratori, come Rudoni o Mazzara, ma anche come Da Sacco, Galli, Soriani e altri, fa parte del processo di crescita relativa ai progetti e alla produzione. Molti collaboratori li ho conosciuti su internet e alle fiere e, con il tempo, si può dire che siamo diventati un po’ una squadra.

Fabrizio, saluta i nostri cari lettori di Italnews. Cari lettori di Italnews, grazie per aver letto questa intervista e che i “Raggi Nova” illuminino il vostro cammino… sempre!
 

 di Ruffino Renato Umberto

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  1. […] This post was mentioned on Twitter by ItalNews.info, Renato U. Ruffino. Renato U. Ruffino said: http://www.italnews.info/2010/11/15/intervista-a-fabrizio-de-fabritiis/ […]

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