Le potenze occidentali hanno condannato le prime elezioni politiche in Myanmar dal 1990 definendole come “né libere né giuste”.
Il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, che in questi giorni si trova in visita ufficiale in India, ha commentato i sondaggi di domenica descrivendoli come “non democratici”. “Per troppo tempo alla popolazione del Myanmar e’ stato negato il diritto di decidere liberamente del proprio destino”.
I primi risultati ufficiali confermano il successo, scontato, del partito appoggiato dal regime militare.
Il principale partito d’opposizione, la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) guidato da Aung San Suu Kyi, ha boicottato la votazione.
Il segretario di Stato Americano, Hillary Clinton, ha dichiarato lunedì che il Paese ha perso un’occasione per cominciare la sua transizione verso la democrazia e la riconciliazione nazionale a causa di elezioni “gravemente viziate”. Clinton, che si trova attualmente in Australia, ha fatto sapere che Washington e’ “profondamente delusa” per come domenica si sono svolte le votazioni e condanna le intimidazioni e l’impossibilita’ da parte dei media stranieri e di osservatori indipendenti, di monitorare l’evento.
“Il processo elettorale si e’ dimostrato gravemente lacunoso e decisamente non inclusivo”, ha detto, aggiungendo che gli Usa si impegnano a sostenere le aspirazioni del Myanmar per un futuro pacifico e democratico.
Nel frattempo, si sono riportati numerosi scontri vicino al confine tailandese, che hanno suscitato timori che il sondaggio possa riaccendere conflitti etnici.
Tre persone sono state uccise vicino la città di Myawaddy, dove una fazione ribelle di etnia Karen si e’ scontrata con le truppe governative.
Alcuni elettori hanno dichiarato alla BBC, che non e’ stato loro possible esprimere il voto “in privato”, mentre alcuni gruppi di opposizione hanno asserito che molti dipendenti statali hanno subito pressioni per votare in anticipo a favore del principale partito militare.
A Rangoon, l’affluenza alle urne è stata molto bassa.
Gli Stati Uniti e l’Australia, in una dichiarazione congiunta, hanno chiesto il rilascio immediato di Aung San Suu Kyi e di altri prigionieri politici.
La Francia ha esortato i membri della giunta birmana “ad impegnarsi ad aprire il dialogo con tutta l’opposizione e con le minoranze”.
Mentre l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, invita la giunta “a fare in modo che queste elezioni segnino l’inizio di una fase più inclusiva”.
Samr Al Aflak



