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USA: oggi le elezioni di medio termine

By   /   2 Novembre 2010  /   1 Comment

Milioni di americani sono chiamati oggi a votare negli Stati per eleggere i rappresentanti di della Camera e un terzo del Senato ovvero 435 Deputati e 37 dei 100 Senatori, i governatori di 37 dei 50 Stati in cui, con l’eccezione di 4 stati, dovrà essere eletto anche tutto il corpo dell’assemblea legislativa.  

Inoltre, gli elettori dovranno decidere su 160 provvedimenti in 37 stati che vanno dalla legalizzazione della marijuana in California al referendum in Oklahoma sul divieto da parte dei giudici di adottare le leggi della Sharia.  Caso particolare è proprio quello della California che, se dovesse esprimersi a favore della legalizzazione del possesso della marijuana per uso personale, la porrebbe in contrasto con le leggi federali.

Attualmente i Democratici controllano 59 seggi in Senato, se si contano i due indipendenti che normalmente si schierano a favore del governo. Una maggioranza di soli nove seggi, considerato che 51 è la maggioranza più uno. Al Senato invece occupano 256 seggi, compreso uno vacante recentemente occupato da un democratico, che significa una maggioranza di 39 seggi, considerato che la maggioranza più uno è di 218 seggi.

Dalle sondaggi pre-elettorali, si prevede che il partito Democratico, quello del Presidente Barack Obama, perda la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, ma riesca a mantenere quella del Senato.

Nelle previsioni i Repubblicani sono in testa, sostenuti dallo scontento generale sul tasso di disoccupazione ormai vicino al 10%, dalla scarsa crescita economica e dall’esplosione della famosa crisi del mercato immobiliare che ha lasciato molti americani senza casa.

Il partito ha, inoltre, guadagnato popolarità appoggiando il movimento populista “Tea Party” che ha dato voce agli agricoltori che si oppongono ai programmi economici e alla riforma sanitaria dei Democratici. Il Tea Party è capeggiato da Sarah Pallin, candidata alla vice presidenza dei Repubblicani nel 2008 e precedente governatore dell’Alaska, ma che in questa tornata elettorale non si è candidata.
 
Il capo dei Repubblicani alla Camera, John Boehner, che, in caso di vittoria, aspira a prendere il posto della Nancy Pelosi, ha comunque ammesso che i problemi economici non sono iniziati con Obama, ma che la sua politica “invece di risolverli, li ha peggiorati”.

I risultati elettorali avranno comunque un forte impatto sulla politica americana, sia interna e sia estera. All’interno, basti pensare all’influenza che potrebbe esercitare il partito di maggioranza alla Camera che abbia anche il governatore di uno stato. All’estero, basti pensare alla politica della campagna in Afghanistan.
 
di Vito Di Ventura

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