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Festival Cinema Roma. Red carpet: arriva The Boss, Bruce Springsteen

By   /   2 novembre 2010  /   1 Comment

Dal Festival del Cinema di Roma. Davanti al foyer antistante la sala Sinopoli, il pubblico ignaro attende la proiezione del film irlandese in concorso “Five days shelter” quando una folla incredibile letteralmente invade lo spazio tra la ressa dei fotografi e dei fan. Cambio di programma: in sala sta per arrivare lui, The Boss, Bruce Springsteen che, forse per ragioni di sicurezza, gli opuscoli davano nella ben più piccola Sala Petrassi.

E’ il delirio. I bodyguards, comunicando concitatamente ai walky-talky, fendono letteralmente la folla in due a spintoni e consentono la “teofania” del mito del rock a stelle e strisce. Occhiali rigorosamente da sole neri a proteggere gli occhi dalla tempesta dei flash, giubbotto di pelle nero e look total black.  

Diciamolo: per chi, come me ha la sorte di vederselo sfilare accanto, c’è un sorriso tra il benevolo ed il comprensivo per quella tinta un po’ troppo posticcia su capelli e sopracciglia, per un eccesso di fondotinta che ricorda più l’arrivo in scena di un attore teatrale. Ma tant’è. Accanto a me due insospettabili madri cinquantenni di provincia  incassano con un’impassibile maschera indecifrabile la ramanzina di un responsabile della sicurezza “Come vi siete permesse? Voi non potevate salire con la delegazione sul montacarichi, lo capite? E’ una questione di sicurezza!” Cerco di capire e le signore mi confessano ancora esaltate che, come si sono sentite scoperte come intruse nella cerchia strettissima che accompagnava il Boss in sala per una via più sicura, hanno giocato tutte le loro carte e gli si sono appese al collo coprendolo di baci. Lui rideva, giurano. Ma il responsabile non ne può più di vedere queste due insospettabili –che io avrei decisamente immaginato di più a spingere un carrello alla Coop- piantonare la transenna per riprovare a passare. Dice che per loro l’accesso da ora in poi è negato. “Almeno dimmi dove dorme, è vero che è al De Russie e che è arrivato venerdi sera? Dimmi a che ora riparte e me ne vado”. Il responsabile è demoralizzato, capisce che non c’è margine di trattativa.

L’amore è amore. Questa è l’atmosfera rovente che circonda  il Boss, giunto a Roma per presenziare l’anteprima europea di “The promise: the making of darkness on the edge of townfilm documentario di Thom Zimny. Ovvero la genesi di quello che, nel panorama del rock americano, è ritenuto un capolavoro assoluto. In sala The Boss non regala parole a nessuno, quasi non volesse togliere la scena a Zimny. Del resto anche sul red carpet bagnato dalla pioggia e per questo meno affollato del previsto, chiede espressamente di essere accompagnato dalle note di Morricone, non già dalle sue.

Sa come incantare la folla, Bruce, ne è testimonianza il folto e tirato a lucido parterre della platea della sala Sinopoli che vede, tra i tanti, Pino Daniele, Nicola Zingaretti, Carlo Verdone e la madrina del Festival Valeria Solarino. Poi buio in sala: si torna con un tuffo nel passato, a quella stagione che ha visto porre le basi per un album storico. E’ il lasso tra il 1975 ed il  1978 quando Bruce, forte del successo di “Born to run”,  inizia il contenzioso con il suo manager per restare “padrone” delle sue creazioni . Musica, tanta e avvolgente. Testimonianze  vere ed appassionate. Tutto il resto, oggi lo sappiamo, è leggenda.

di Donata Carelli

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  • bepi

    Che hahata! sto festival ,si fa bello con sting e i suoi fun per far vedere che è un festival internazionale! Ed è stato super reclamizzato dalle tv con questo discorso, vi sembra una cosa seria? a me no ! è come se al festival del cinema di venezia partecipassero i pink floyd ,la gente ci andrebbe per vedere le varie stars ma piu che altro per vedere i pink, roma ha proprio deluso!!!!!!

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