18
May , 2012
Friday
 

Il primo allestimento delle collezioni permanenti del Maxxi prende le mosse da una riflessione sulle forme fluide del nuovo museo di Zaha Hadid. Lo spazio è infatti il tema che accomuna Arte e Architettura, in un’ottica di programmatica interdisciplinarietà, così come dichiarato nella mission del museo.

Sono infatti esposte circa novanta opere della collezione Arte (tra cui Alighiero Boetti, Anish Kapoor, Sol Lewitt, Nunzio, Giulio Paolini, Francesco Vezzoli) che dialogano con le installazioni site specific di dieci studi di architettura internazionali (tra i principali: West 8, Lacaton & Vassal Architects, Diller & Scofidio + Renfro).

Il tema dello spazio funziona bene come fil rouge dell’esposizione in quanto da sempre considerato elemento essenziale della ricerca creativa: alcuni artisti lavorano fisicamente sullo spazio per decifrare la complessità della realtà che ci circonda; altri riflettono sullo spazio della mente o della memoria nel tentativo di svelare una o molteplici verità possibili. Gli architetti, dal canto loro, scolpiscono lo spazio come fosse pura materia e lo dirigono a formare nuovi orizzonti di abitabilità.

Pur non esistendo un percorso di mostra predefinito, per assonanza di significato, le opere esposte sono state suddivise in quattro aree tematiche. La prima sezione “Naturale Artificiale” comprende quelle opere di arte e di architettura che imitano la natura servendosi dell’artificio: i materiali industriali e tecnologici evocano un nuovo mondo naturale.

Nella seconda sezione “Dal corpo alla città” gli artisti indagano il corpo reale, psicologico, sociale e politico e attraverso di esso fanno esperienza dello spazio collettivo della città.

La terza “Mappe del reale” prende avvio dal tema dello spazio reale ridotto a mappa, a carta geografica: in questa prospettiva gli spazi dinamici del Maxxi dialogano con l’ambiente circostante, in una continua compenetrazione tra interno ed esterno; le opere rispondono tracciando percorsi che dall’interno proiettano verso punti distanti, mediati in segni e codici astratti.

Nell’ultima sezione “La scena e l’immaginario” l’opera d’arte si connota come delimitazione di uno spazio scenico costituito dal palco architettonico dell’edificio museale. Lo spazio dell’immaginario, in virtù del suo potenziale teatrale, rappresenta il ribaltamento di valori e significati.

Degne di nota anche le due opere, incluse nell’ambito del percorso espositivo “Spazio”, realizzate per il concorso “Maxxi2per100”, in applicazione della legge 717 del 1949 che riserva il 2% della spesa per nuovi edifici pubblici alla produzione di opere d’arte. Si tratta di “Linee rette  di luce nell’iperspazio curvilineo” di Maurizio Mochetti, installazione di luci e tubi rossi nell’atrio del museo, ed “Emergency’s Paediatric Centre in Port Sudan Supported by Maxxi” di Massimo Grimaldi, che documenta le fasi di costruzione del nuovo ospedale di Emergency in Sudan, finanziato proprio con i fondi del 2% che l’artista ha devoluto a questo progetto.

Complessivamente, lo Spazio dell’Arte in senso lato, racchiude in sé tutte le diverse accezioni di spazio enunciate. Si instaura così un dialogo serrato con l’architettura, la quale con i suoi flussi, dislivelli, sospensioni, isola idealmente le opere valorizzandole. Soprattutto in un museo dedicato al XXI secolo, creato per esaltare le nuove ricerche del contemporaneo.

di Aurora Portesio

Spazio. Dalle collezioni di arte e architettura del Maxxi
A cura di: Pippo Ciorra, Alessandro D’Onofrio, Bartolomeo Pietromarchi e Gabi Scardi
Dal 30 maggio 2010 al 23 gennaio 2011
Maxxi, Via Guido Reni 2, Roma
Orario: martedì-domenica ore 11-19; giovedì 11-22

(novembre - 1 - 2010)

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