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Divorzio all’islamica

By   /   28 Ottobre 2010  /   Commenti disabilitati su Divorzio all’islamica

E’ un volto nuovo della narrativa italiana: Amara Lakhous, lo scrittore di origine algerina che, grazie al suo stile e all’innovazione linguistica introdotta nei suoi racconti, ha mutato il panorama della letteratura italiana. E’ autore del noto “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio” e ieri sera alla Biblioteca Marconi di Roma ha presentato il suo ultimo romanzo “Divorzio all’islamica a viale Marconi”, da qualche settimana nelle librerie italiane e già candidato a un grande successo.

Ambientato ancora una volta nella Città Eterna dove Lakhous vive da diversi anni, “Divorzio all’islamica” si svolge nel popoloso e variopinto quartiere di viale Marconi, dove risiede la comunità musulmana più numerosa della Capitale e dove lo stesso scrittore è vissuto 4 anni, dal 2002 al 2006. I due protagonisti del racconto sono Christian – un giovane siciliano che parla perfettamente l’arabo tunisino e che viene contattato dai servizi segreti per venire infiltrato in una potenziale cellula di terroristi – e Sofia, o meglio Sufia (il suo nome in arabo), una donna di origine egiziana venuta a Roma seguendo il marito, Said, alias Felice, architetto reinventatosi pizzaiolo. Un romanzo che fa compiere al lettore un tuffo nella realtà, nelle problematiche degli immigrati arabi, nei tic e nei tabù dei musulmani e che mette a nudo la crisi profonda attraversata dalla società italiana e che “rappresentano l’Italia di oggi”, come ha sottolineato il direttore della casa editrice, Sandro Ferri.

Laureato in filosofia ad Algeri, una tesi di dottorato dedicata all’immigrazione musulmana in Italia da cui è nata l’idea di questo romanzo, Lakhous dipinge con grande ironia situazioni e personaggi, in arabo e in italiano, trascinandosi volutamente dietro elementi e espressioni tipici di una lingua nell’altra. La versione in arabo di “Divorzio all’islamica” è stata pubblicata a luglio da una casa editrice di Beirut, con il titolo “La piccola Cairo” (al-Qahira as-saghira), dal nome del call center in cui si svolge parte del racconto).

La scelta del Libano non è casuale. “Il Libano è il centro culturale del mondo arabo”, dice ad Lakhous. “E’ un Paese in cui gli scrittori della sponda Sud – prosegue – trovano case editrici all’avanguardia, non soltanto più inclini a dare spazio ad autori controversi o spesso troppo audaci per un pubblico pudico come quello arabo. Le case editrici libanesi – spiega lo scrittore e giornalista quarantenne – stampano libri davvero di qualità, al contrario di altri editori arabi, e hanno una rete di distribuzione molto forte”. Dopo “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio”, da cui e’ stato tratto l’omonimo film di Isotta Toso, e “Divorzio all’islamica”, anticipa Lakhous, “il mio prossimo romanzo sarà ambientato in un’altra città italiana”. E, probabilmente, metterà a nudo altre importanti contraddizioni della nostra società.

di Giuseppe Favilla

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