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La lezione della Champions League

By   /   21 Ottobre 2010  /   1 Comment

Il turno appena concluso di Champions League, terza giornata del girone eliminatorio, ha fornito interessanti e non proprio positive indicazioni per il calcio italiano. Un successo e due sconfitte sono il magro bottino di una due giorni non proprio proibitiva. Il turno interno per Inter e Roma era l’occasione perfetta per incrementare la classifica e guardare alle ultime gare con maggiore fiducia. Tottenham e Basilea: buoni avversari, ma non tali da destare eccessive preoccupazioni. Diverso il discorso del Milan. Il Bernabeu non è e non sarà mai un campo facile. Neppure se sei in un buon momento di forma e vai a sfidare una squadra che, almeno secondo la critica spagnola, non ha ancora convinto pienamente. L’11 di Allegri invece è tornato a Milano con le ossa rotte, due reti subite e una lezione da comprendere in breve tempo.

La sfida di Madrid infatti è quella che maggiormente deve far riflettere. Poco importa se sulla panchina dei blancos ci fosse quel Mourinho che inevitabilmente avrà fiutato l’aria del derby e preparato il match in maniera oltremodo attenta. I rossoneri sono stati surclassati sul piano del ritmo e dell’intensità dai rivali del Real. Seedorf, Dinho e compagni hanno fornito l’ennesima dimostrazione di come la qualità tecnica ed il palleggio siano sufficienti per ottenere buoni risultati in Italia ma assolutamente insufficienti per competere con i top team europei. Se a ciò si aggiunge l’ennesima prova incolore di Ibrahimovic in campo internazionale e la pesante assenza di Thiago Silva, nella rosa del Milan non vi è un sostituto all’altezza, il 2 a 0 finale è presto spiegato. La stampa spagnola si è scagliata contro l’età avanzata dei calciatori del Milan, fornendo una lettura anagrafica alla sconfitta. Sicuramente la freschezza psico-atletica è stata un fattore decisivo nel match di martedì. Non era mai successo però che il Milan sbagliasse partite ad alta intensità emotiva. Al contrario verso i rossoneri, durante l’era Ancelotti, era sempre stata imputata l’incapacità di mantenere alta la concentrazione in partite sulla carta più semplici.

La sconfitta della Roma è l’ennesimo campanello d’allarme di una stagione fin qui troppo al di sotto delle aspettative. Gli infortuni stanno pesantemente condizionando le scelte di Ranieri ma perdere contro il Basilea in una gara decisiva per continuare la corsa europea non è giustificabile. Quali sono i motivi di questa situazione? Neppure Ranieri sembra conoscerli. Dopo la vittoria con il Genoa il mister giallorosso sperava di aver messo alle spalle tanti problemi. Invece il buio è sceso nuovamente su Trigoria: troppo lunghi, poco applicati, distratti in fase difensiva. Ma non solo questioni tattiche possono chiarire la serataccia dell’Olimpico. Tecnicamente il Basilea, decisamente inferiore come singoli e collettivo, non vale la Roma. Gli svizzeri ci hanno messo più voglia e determinazione. Hanno giocato come chi sa di trovarsi davanti a un bivio. Di fronte non hanno trovato un avversario allo stesso modo agguerrito a hanno banchettato.

Calo di concentrazione o preoccupante indizio? La rimonta del Tottenham firmata Bale solleva dubbi sulla prestazione dell’Inter. Se il 4 a 0 dei primi 45 minuti poteva far tracciare il quadro di una gara approcciata e giocata in maniera perfetta, le tre reti subite fanno emergere difetti che nel recente passato i nerazzurri non avevano mostrato. In ambito europeo qualsiasi rilassamento rappresenta un pericolo potenziale. Subire tre reti e mettere in pericolo il primo posto nel girone è davvero imperdonabile. Le gare durano 90 minuti e, specialmente contro le inglesi vanno giocate fino al triplice fischio.

Stasera sarà la volta dell’Europa League. Un torneo che, negli ultimi anni, ha regalato pochissime soddisfazioni ai nostri colori. Talvolta vista come un’impiccio, altre utilizzata per schierare calciatori altrimenti abituati alla panchina riuscirà a ridare il sorriso al calcio italiano?

di Luca Paradiso

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