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Italia – Serbia… il nostro parere

By   /   12 Ottobre 2010  /   Commenti disabilitati su Italia – Serbia… il nostro parere

Avremmo voluto parlare di calcio: di una partita, Italia-Serbia, valevole per le qualificazioni ai prossimi campionati Europei; di una città, Genova, pronta ad ammirare quattro suoi beniamini in maglia azzurra. Doveva essere una festa anche per questo motivo. Elemento in più di un’evento capace di riempire il Ferraris di grandi e piccini, tricolore in mano ed entusiasmo nel cuore.

Non è stato possibile. Qualcuno non lo ha permesso. Una minoranza giunta allo stadio con il chiaro intento di non permettere il regolare svolgimento della partita ha raggiunto il proprio intento. Cento, forse centocinquanta supporters serbi hanno tenuto in scacco uno stadio intero dopo che nel pomeriggio avevano bivaccato per la città seminando panico e terrore. Facendosi notare anche per l’aggressione al portiere della propria squadra impedendogli di prendere parte alla gara. Non erano tifosi. Neppure i più esagitati si sarebbero lasciati andare a un’azione del genere nei confronti di un proprio giocatore.

Come chiamarli? Delinquenti comuni? Forse non è il termine più adatto. Dalle immagini che inevitabilmente faranno il giro del mondo era chiaro rintracciare una certa dimestichezza con azioni del genere. Esperti guerriglieri urbani che hanno usato la cassa di risonanza dell’evento sportivo per mandare un chiaro messaggio politico. E a loro poco importa se la Serbia verrà penalizzata e, speriamo, estromessa dall’Europeo. Volevano farsi vedere, far capire chi sono, cosa vogliono, lanciare un messaggio di forza. Colpire forse lo stesso Stato. Un’azione politica quindi, in piena regola.

Sarebbe facile dire: “la polizia dovevi intervenire”, oppure “dovevano fermare prima la partita”. Non ci piacciono i giudizi a posteriori, troppo facile. La polizia ha agito cercando di mantenere l’incolumità delle migliaia di persone presenti nell’impianto. Sarebbe stato più sensato fare irruzione nello spicchio di stadio riservato ai serbi e rischiare che la situazione degenerasse ulteriormente? Sicuramente no. L’arbitro ha tentato di far partire la partita spinto probabilmente dalle autorità sportive speranzose di veder così placcata o affievolita la furia serba. Dopo appena 7 minuti ha preferito rimandare tutti a casa. Non c’erano le condizioni per giocare in quell’ambiente. Bengala, razzi e fumogeni potevano colpire da un momento all’altro i 22 in campo.

Nel corso della conferenza stampa successiva al match Roberto Masucci, responsabile della sicurezza azzurra, ha testimoniato che le forze dell’ordine erano allertate per l’occasione, ma dalla Serbia non erano giunti allarmi tali da prevedere comportamenti simili. Una simile aggressività non era neppure preventivabile. Sarebbe dovuta intervenire la polizia serba, impedendo a questi ‘supporters’ di avvicinarsi a Genova. Non è successo.

Lo abbiamo visto, lo ha visto tutto il mondo. Una minoranza agguerrita e decisa ha reso possibile uno spettacolo del genere. Ha impedito lo svolgimento di una partita. Ha messo in pericolo l’incolumità di migliaia di persone. I serbi sono ancora all’interno dello stadio. Sgombrata l’area intorno al Ferraris sarà il momento della resa dei conti. Da Milano, Torino e le maggiori città del nord stanno arrivando rinforzi. Si preannuncia una notte calda. Forse quello che abbiamo visto è solo il primo round di un ‘match’ che durerà ancora.

di Luca Paradiso

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