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La CIA incrementa gli attacchi dei drones

By   /   3 Ottobre 2010  /   Commenti disabilitati su La CIA incrementa gli attacchi dei drones

Il giorno dopo che il governo Pakistano ha smesso ufficialmente di scortare i convogli Americani diretti in Afghanistan, ben 27 autobotti sono state attaccate e date alle fiamme dai guerriglieri.

L’attacco, condotto da un gruppo di circa 20 guerriglieri, è avvenuto nei pressi di un’area di servizio dove il convoglio, dopo aver caricato il carburante al porto di Karachi, sostava in attesa di riprendere la marcia.

Gli Stati Uniti stanno ora trattando con il governo Pakistano affinché riaprano le linee di rifornimento che portano al distretto di Khyber, chiuse per ritorsione contro l’attacco in Kurram di giovedì scorso, in cui hanno perso la vita 3 soldati Pakistani.

La questione s’inquadra nell’impiego dei drones (aerei non pilotati e armati) che è stato sin da principio motivo di frizione tra i Stati Uniti e Pakistan, poiché, specialmente per l’opposizione al governo Pakistano, il sorvolo dello spazio aereo rappresenta una chiara violazione della sovranità nazionale.

In realtà, il governo Pakistano era al corrente e anzi ha collaborato con la CIA, responsabile dell’impiego dei sistemi d’arma in questione. Di conseguenza, le proteste erano viste più come formali che sostanziali, una risposta diplomatica, di facciata, che il governo doveva avanzare per salvaguardare la propria immagine di fronte all’opinione pubblica che invece disapprovava apertamente tali attacchi. Ma il governo, oltre ad onorare le vittime civili che questi attacchi provocavano, doveva, soprattutto, mantenere i delicati rapporti con i gruppi dei Talebani Pakistani, utili nella causa contro l’India.  

Nonostante le ripetute prese di posizione del governo Pakistano, la CIA ha invece aumentato il numero degli attacchi, che nel mese di settembre solo saliti a 21, esasperando gli animi che sono esplosi lo scorso giovedì quando sono rimasti uccisi 3 soldati Pakistani. Attacchi che sono continuati anche ieri nella città di Datta Khel, nord Waziristan, in cui sono morti 18 militanti.

Il contrasto nasce dal fatto che gli Americani avrebbero voluto che il governo Pakistano intervenisse militarmente contro i Talebani Afghani che trovavano rifugio nel nord del Waziristan, da dove, secondo Washington, i terroristi stavano preparando attentati contro l’Occidente (Francia, Germania e Gran Bretagna). Perciò, gli Americani si sono sentiti autorizzati a continuare i loro attacchi, ritenendo la salvaguardia dell’Europa più importante delle reazioni del Pakistan.

Nel nord Waziristan si ritiene che abbiano trovato rifugio molti capi di al-Queda, ma è soprattutto il territorio dove opera il gruppo di Haqqani, che appunto gode dell’aiuto di alcuni personaggi dei Servizi Segreti Pakistani in quanto utile nella lotta contro la vicina India. L’Esercito Pakistano, già duramente provato dalle recenti alluvioni, non sarebbe comunque in grado di approntare alcuna operazione militare così altamente impegnativa.

Per gli Americani l’impiego dei drones è altamente pagante e perciò non intendono rinunciarci, per i Pakistani invece ha causato la morte di troppi civili e questo ha infiammato gli animi e ha portato la gente a schierarsi dalla parte dei combattenti Talebani.

Intanto, tra ieri e oggi sono rimasti uccisi altri 2 militari della Coalizione, di cui non è stata ancora resa noto la nazionalità, portando già a 7 il numero dei  morti in questi primi tre giorni di ottobre.

di Vito Di Ventura

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