18
May , 2012
Friday
 

Il movimento internazionale “Zero Waste Alliance”, in Italia è conosciuto come “Rifiuti Zero”, si prefigge di portare a zero la produzione dei rifiuti entro il 2020. In Italia questo obiettivo in questi tempi non è facilmente realizzabile se non si mette in atto  un cambiamento di mentalità. Il nostro lavoro non dovrà essere più quello di liberarsi dei rifiuti, ma quello di assicurare delle pratiche sostenibili con le materie prime all’inizio del processo produttivo. Le comunità che si trovano ad affrontare il problema dei materiali di scarto e degli oggetti che non si possono riutilizzare, riciclare o compostare dovranno pretendere dall’Industria l’interruzione della loro produzione. Il riciclaggio totale non è attuabile senza l’aiuto dell’Industria.

Così Rifiuti Zero collega “la responsabilità delle comunità” alla “responsabilità delle industrie” in maniera consapevole.
Rifiuti Zero coniuga le pratiche delle comunità quali il riuso, la riparazione, il riciclaggio, la rimozione di sostanze tossiche e il compostaggio con pratiche industriali quali l’eliminazione delle sostanze tossiche, la riprogettazione di imballaggi e di prodotti per le richieste più importanti del ventunesimo secolo:  la necessità di sviluppare comunità sostenibili e industrie sostenibili.

Va considerato il fatto che gli inceneritori a recupero energetico detti termovalorizzatori rendono impossibile questo obiettivo perché come rifiuti, dovremmo considerare anche le immissioni nell’aria di anidride carbonica, monossido di carbonio, micro e nano polveri, che risultano altamente pericolose per l’ambiente.

Per i primi anni non si riuscirà sicuramente a riciclare tutti i rifiuti in quanto circa un 10% dovrà essere conferito in discariche temporanee sotto forma di rifiuti speciali, comunque molto dannosi, e materiale inerte, che non recherebbe nessun danno alla salute.  Nel tempo tutta la parte dei rifiuti non riciclabili in alcun modo, possono essere eliminati direttamente dalla fonte, impedendo per legge la loro produzione e raggiungere così l’obiettivo “Rifiuti Zero”, eliminando di conseguenza le discariche.

Un elemento fondamentale è la raccolta differenziata che si attesti su percentuali del 70 e l’80%. Il mezzo più veloce per raggiungere questo obiettivo è la raccolta porta a porta.

Per diminuire drasticamente l’uso della discarica prima e per eliminarla dopo non è sufficiente un ottimo funzionamento del servizio stesso ma è fondamentale affiancare impianti TMB (Trattamento Meccanico Biologico) : Biologico per quanto riguarda il “compostaggio” dell’umido cioè la trasformazione di questo in terreno altamente concimato da sostituire a quello chimico o quello naturale ma di cattivo odore usato nei campi agricoli; Meccanico per la divisione dei rifiuti differenziati in una ancora più selezionata differenziazione.

L’impianto TMB dovrà essere finalizzato al riciclo e no come succede in alcuni casi alla produzione di eco balle di rifiuti trattati e selezionati per essere inceneriti in un Termovalorizzatore. Molti impianti TMB per il riciclo hanno uno scarto intorno al 20% che finisce inevitabilmente o a marcire in discarica o ad essere bruciato. Un impianto TMB non produce inquinamento, non essendoci nessuna combustione, ma è semplicemente una scissione automatizzata dei rifiuti per quanto riguarda quelli meccanici, e una ossigenazione artificiale per velocizzare i tempi di putrefazione dell’umido negli impianti di compostaggio.

L’incenerimento con recupero energetico non può coesistere con un riciclaggio spinto, poiché alcuni materiali facilmente riciclabili come la plastica sono parti necessarie alla termovalorizzazione per via del loro grande contributo energetico.

Tutte queste procedure creeranno un centinaio di posti di lavoro, permetteranno alla industrie di potere risparmiare sulle materie prime acquistando quelle riciclate, e a spendere di meno nello smaltimento dei loro scarti.

Una volta creato il ciclo completo, la discarica può essere bonificata con facilità ed a bassi costi: i materiali inerti potranno essere recuperati e riciclati, mentre le parti umide verrebbero portate negli impianti di compostaggio.

Si dovrà inoltre diminuire i rifiuti alla fonte, e questo può essere fatto incentivando: il vuoto  a rendere, i filtri per l’acqua comunale e l’uso di distributori nei supermercati per cibo, bevande e detersivi. Considerando, poi, che il rifiuto differenziato e riciclabile è una risorsa con un certo valore mentre il rifiuto non riciclabile è un costo, verrà creato un sistema con scheda elettronica che consentirà il pagamento della tassa sui rifiuti, solo ed esclusivamente in base alla quantità di rifiuti non riciclabili prodotta da ogni singola famiglia o azienda.

Dal punto di vista economico si avrà un grande vantaggio, perché, a parte i costi iniziali per gli impianti, lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili viene pagato direttamente dai cittadini e le aziende che li producono, mentre  i ricavi dovuti alla vendita dei rifiuti differenziati e riciclabili coprirà i costi occupazionali della raccolta porta a porta.

Ma non tutti i rifiuti potranno essere raccolti direttamente nelle case, quindi si ha la necessità di creare delle isole ecologiche distribuite su tutto il territorio che raccoglieranno alcuni tipi di rifiuti, come gli oli esausti, le batterie e gli ingombranti.

Nella nostra città molte famiglie vivono in case con giardino; saranno forniti loro anche dei recipienti particolari che permettono il compostaggio casalingo con le erbacce e l’umido. Questi recipienti producono del terriccio che può essere venduto o utilizzato per concimare il proprio giardino.
Particolare attenzione deve essere data all’edilizia. Essa produce diversi scarti (pezzi di cemento, calcinacci, ecc) che possono essere tritati per ottenere della nuova sabbia da aggiungere al cemento nelle costruzioni.
Rifiuti Zero nelle nostre città è un progetto realizzabile e sostenibile sia naturalmente che economicamente. I finanziamenti necessari per realizzare tali impianti e per le isole ecologiche possono essere reperite, visto l’interesse comune, dalle Provincie, la Regioni o l’Unione Europea, favorevole a progetti che portino all’eliminazione di discarica. Offrirà nuova occupazione e grandi risparmi alle aziende, il tutto nel rispetto dell’ambiente. La California ha aderito al progetto, come Seattle. In Italia Capannori (LU) e Montebelluna (TV), ma tante altre amministrazioni si stanno aggiungiendo soprattutto in Toscana e nella provincia di Treviso.

Questo è il sistema ideale per gestire un ciclo chiuso di rifiuti, chi non lo condivide e sostiene ha altri interessi……..

di Marco Porcelli

(settembre - 10 - 2010)

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