25
May , 2013
Saturday
 

Continua l’ondata di violenza in Somalia, dove secondo quanto ha annunciato l’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) oltre 230 civili sono stati uccisi nelle ultime settimane durante gli scontri sempre più insistenti avvenuti a Mogadiscio. Molti anche i feriti, circa 400, nelle zone dove le truppe del governo somalo si scontrano con i ribelli fondamentalisti islamici.

Gli ultimi scontri tra milizie islamiche e esercito sono scoppiati proprio ieri a Mogadiscio, il bilancio è di almeno 4 morti e 29 feriti e secondo alcune fonti ospedaliere si tratta di un bilancio minimo e provvisorio vista l’intensità degli scontri a fuoco condotti a colpi di mortaio e artiglieria.

I miliziani islamici Shabaab che hanno lanciato l’offensiva il 23 agosto scorso affermano di aver conquistato terreno nella capitale, circostanza però che è stata smentita dalle forze governative.

La guerra tra truppe governative e ribelli ha ripreso e aumentato la propria intensità negli ultimi mesi: gli insorti islamici occupano molte zone del paese e a preoccupare è il fatto che, attraverso  promesse e slogan integralisti, stanno conquistando il consenso da parte del popolo.

Dalla fine del 2009, il governo di transizione somalo controlla solo una piccola parte della capitale, mentre una buona parte sé sotto il dominio dei ribelli che controllano anche il centro-sud della Somalia, un paese devastato dalla guerra civile dal 1991.

Le strade sono deserte e la popolazione ha paura ad uscire di casa visti gli scontri che si susseguono.  Circa 23mila residenti hanno già lasciato Mogadiscio negli ultimi 15 giorni, molti dei quali a piedi, altri invece sono stati costretti a vendere i propri averi per trovare un posto su qualche autobus. Molti profughi somali sono riusciti a raggiungere l’enclave semi autonoma del Puntland, nel nord, o l’Etiopia e il Kenya.

Inoltre è sempre più crescente la crisi umanitaria: la distribuzione degli aiuti infatti inizia a scarseggiare e oltre 300mila persone fuggite dalle proprie abitazioni stanno lottando per sopravvivere: vivono in campi di fortuna lungo il corridoio di Afgoye, a 30 chilometri a sud-ovest della capitale. Secondo l’Unhcr, i somali in fuga da Mogadiscio temono anche il reclutamento forzato e di subire abusi da parte delle milizie nel sud della Somalia.

Nel mondo i profughi somali sono oltre 614mila, e oltre 1,4 milioni di somali sono ancora in Somalia ma lontano dalle loro case. D’altra parte l’Unhcr sostiene che si stia verificando un ulteriore peggioramento nella capitale somala di una situazione già gravissima. Intanto i militanti islamici hanno annunciato che intensificheranno la jihad (guerra santa) nei confronti del governo del presidente Sheikh Sharif Ahmed, un ex fondamentalista sostenuto anche dall’Unione Africana.

Tutto quello che sta accadendo negli ultimi mesi va ad aggravare quella che è una situazione instabile: secondo l’Unicef infatti, il paese è soggetto a periodiche siccità che hanno peggiorato la già precaria situazione di vita della popolazione. Qui c’è uno dei tassi di mortalità infantile più alti del mondo con 225 bambini morti per 1000 nati vivi. Le cause principali di morte sono le infezioni respiratorie a la malaria (si stima che l’87% dei somali siano a rischio di malaria). Inoltre meno del 30% della popolazione ha accesso all’acqua potabile e la malnutrizione colpisce circa il 17% degli abitanti.

Elisa Cassinelli

(settembre - 8 - 2010)

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