Lo sanno bene i piloti del motomondiale che in ogni gara si mette in gioco la propria vita oltre che quella degli altri piloti. Sanno bene che una passione può trasformarsi in tragedia e che il rischio a volte è più alto della vita stessa. Così quelle immagini che hanno girato il mondo filmano una tragedia che si è consumata ieri sulla pista di Misano durante la gara della Moto2. Shoya Tomizawa non ce l’ha fatta, caduto in piena accelerazione è stato investito in pieno da Scott Redding e da Alex De Angelis. Trasportato in elicottero all’ospedale di Riccione, da subito versava in condizioni disperate, troppo gravi le lesioni subite per riuscire a sopravvivere: alle 14.49, come ha poi riferito il dottor Claudio Costa della Clinica Mobile, il 19enne è morto.
Il destino a volte è beffardo: era infatti il 5 settembre del 1993 quando Wayne Rainey, il pilota americano imbattibile della Yamaha che andava verso il quarto titolo consecutivo nella classe 500, interruppe la sua corsa con una caduta in gara che lo lasciò paralizzato agli arti inferiori. A vent’anni di distanza dobbiamo fare i conti con un’altra tragedia, che non lascia parole se non di profondo rammarico. Sotto choc è Alex De Angelis, coinvolto nell’incidente che ha provocato la morte del pilota: “Ho visto cadere Shoya davanti a me è stato l’incidente più brutto della mia carriera. Ho cercato in tutti i modi di evitarlo e di prendere la sua moto, ma non ci sono riuscito. Io sono illeso, è incredibile”. Dalle sue parole è chiaro che il pilota di San Marino ha vissuto un’esperienza drammatica e prova un sentimento di colpevolezza per ciò che è accaduto.
La cosa che fa rimanere perplessi è il fatto che la gara non sia stata fermata. Anzi. Tutto è andato avanti rendendo addirittura più difficili i soccorsi. Tutto è proseguito mentre si consumava la tragedia.
Ma chi era davvero Shoya Tomizawa? Attraverso alcune fonti di internet scopriamo che comincia a correre a 3 anni ed esordisce nella Classe 125 del motomondiale nel 2006, disputando il Gran Premio del Giappone come wildcard; sempre da wildcard corre il Gran Premio casalingo nel 2007, con una Honda 125, e nel 2008 in sella a una Honda 250, gara quest’ultima in cui ottiene due punti iridati che gli permettono di raggiungere a fine campionato la ventiseiesima posizione della classifica. In questi anni ha partecipato anche ai campionati giapponesi 125 e 250, ottenendo come miglior risultato il 2° posto in 125 nel 2006 e in 250 nel 2008.
Nel 2009 diventa pilota titolare nel team CIP Moto – GP 250, terminando 17° con 32 punti e ottenendo come miglior risultato due decimi posti (Giappone e Comunità Valenciana) anche se in questa stagione è costretto a saltare il GP di Indianapolis per infortunio. Nel 2010 passa alla Suter nella classe Moto2, sostitutiva della 250, nel team Technomag – CIP, con compagno di squadra Dominique Aegerter, ed entra nella storia della classe vincendo la prima gara in Qatar. Ottiene anche pole position e secondo posto in Spagna. Ottiene un’altra pole position in Repubblica Ceca.
Insomma Tomizawa era un pilota che piano piano si stava facendo largo nel mondo delle moto, e che aveva coltivato questa passione fin da piccolo. Nei paddock lo ricordano sempre gentile e sorridente. E a noi piace ricordarlo così.
Elisa Cassinelli



