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Philip Guston, un americano a Roma

By   /   24 Agosto 2010  /   Commenti disabilitati su Philip Guston, un americano a Roma

Restano ancora a disposizione pochi giorni per poter visitare la mostra allestita al Museo Carlo Bilotti, ex Aranciera di Villa Borghese, che vede esposte importanti opere di Philip Guston ed in particolare quelle appartenenti alla serie Roma. L’esposizione chiuderà infatti il 5 settembre.

Guston, artista americano (Montréal 1913 – Woodstock 1980) è considerato fra i più celebri espoenti della Scuola di New York e fu uno dei padri dell’Espressionismo astratto insieme a De Kooning, Pollock e Rothko.

L’evento è curato da Peter Benson Miller ed è stato promosso dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovrintendenza ai Beni Culturali in collaborazione con The American Academy in Rome e sotto il patrocinio dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America.

Per assaporare l’essenza delle 42 opere della serie Roma, esposte insieme per la prima volta e provenienti da vari prestigiosi musei internazionali (tra cui MoMA, Guggenheim, Yale University Art Gallery) e da primarie collezioni private di New York, Londra ed Amsterdam,  non si può prescindere dal profilo dell’autore.

Guston, nel 1970, a seguito delle feroci critiche rivoltegli in patria dopo una mostra alla Marlborought Gallery di New York che segnò il suo ritorno alla tradizione figurativa e l’abbandono dell’astrazione, decise di lasciare gli Stati Uniti e di trasferirsi a Roma, città che egli già conosceva per avervi soggiornato tra l’altro nel 1948-49 come borsista all’American Academy, essendo risultato vincitore del Prix de Rome. Il pittore si era  inoltre già recato in Italia nel 1960 per partecipare alla Biennale di Venezia.

Tornato quindi a Roma ed ospite proprio dell’American Academy, attraversò un fase artistica piuttosto travagliata che lo vide concentrarsi a dipingere appunto la serie Roma, originale serie di oli su tela dipinti tra il 1970 e il 1971 (tutti appartenenti agli anni di lavoro dell’artista all’Accademia Americana di Roma), che spaziano dalle vestigia dell’antichità ai giardini all’italiana, dagli affreschi di Piero della Francesca addirittura ai film di Fellini, integrate dal pittore con note satiriche ad evidente contenuto simbolico. Tra le opere esposte anche antiche pietre raffigurate come volumi umanizzati, alberi dal profilo architettonico e paesaggi mediterranei con figure incappucciate proprie del repertorio figurativo dell’artista.

Per interpretare le opere assume importanza oltre al complesso rapporto tra Guston e l’Italia anche il contesto di quegli anni che era caratterizzato da un clima piuttosto teso (negli Stati Uniti le proteste per la guerra inVietnam, l’assassinio di Kennedy e di Martin Luther King) mentre, come annota nel suo diario inedito la poetessa Musa McKim, moglie di Guston,  anche a Roma l’atsmosfera non era certo delle migliori, condizionata come era dagli anni di piombo. Le opere dell’artista americano lasciano infatti trapelare un forte senso di inquietudine.

La mostra narra quindi la sofferta transizione dell’artista, liberata sia dall’ironia della Pop Art che dall’austerità iconoclastica del Minimalismo e risulta felicemente inserita nel contesto espositivo del Museo Bilotti che ospita come noto anche tele di De Chirico, uno dei maestri a cui Guston si ispirò.

Terminata l’esposizione romana, la mostra si trasferirà alla Phillips Collection di Washington.

di Aurora Portesio

Philip Guston, Roma
A cura di Peter Benson Miller
Dal 26 maggio al 5 settembre 2010
Museo Carlo Bilotti, Viale Fiorello La Guardia, Roma
Orari: martedì-domenica ore 9-19

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