Al giorno d’oggi Internet rappresenta probabilmente l’ultima frontiera della libertà di espressione, una delle libertà che viene molto spesso cancellata o limitata. In questi ultimi tempi è poi diventato uno dei canali di informazione più utilizzato, preferito perfino a giornali e televisioni. Insieme ai Social Network, YouTube e Twitter hanno conquistato milioni di persone diventando una vera e propria tendenza. E udite udite la Corea del Nord, che possiamo considerare uno dei regimi più chiusi al mondo, è sbarcata su i due canali, anche se il motivo potrebbe essere pura propaganda.
Tuttavia come si legge nel suo account si Twitter, il portavoce del Dipartimento di Stato americano Philip Crowley : “E’ una svolta che accogliamo con favore. Noi ce ne serviamo per collegare, informare e discutere”.
La speranza degli Stati Uniti è che l’utilizzo del Web contribuisca alla circolazione di informazione visto le grandi limitazioni in cui versa la Corea del Nord. Il nome utente che verrà utilizzato sarà “Uriminzokkiri” (che significa “il nostro popolo”): sono già stati caricati più di 80 video e molti di essi mirano a criticare la Corea del Sud e gli Stati Uniti, altri prendono di mira il ministero degli Esteri di Seul, Yu Myung-Hwan, che recentemente aveva criticato i giovani sudcoreani di sinistra e pacifisti dicendo che se non “apprezzavano la libertà nel Sud potevano sempre trasferirsi al Nord”. A partire da luglio Pyongyang ha pubblicato su YouTube video contro Seul e Washington: in uno il segretario di Stato Hillary Clinton veniva definita “ministro in gonnella” mentre in un altro il capo del Pentagono, Robert Gates, definito un “guerrafondaio”.
Insomma va bene che il paese di Pyongyang ha fatto un passo avanti ma siamo così sicuri che permetterà ai cittadini di collegarsi ed esprimersi senza censure da parte del governo? E che non sia un nuovo modo per fare propaganda e rafforzare in questo senso il proprio regime?
D’altronde abbiamo visto come Twitter ed altre web community abbiano avuto un ruolo determinante in alcune occasioni: basti pensare ai dissidenti iraniani che l’anno scorso sono riusciti ad organizzare una manifestazione contro il governo attraverso la distribuzione di video, messaggi e informazioni.
L’accesso a internet quindi costituisce di per sé una risorsa e un nuovo modo di creare reti collegate fra loro. Cosa che fa paura ad un governo che ha imposto sempre gravi restrizioni ai media e ha punito qualsiasi forma di associazione ed espressione che riteneva ostile, compresa la pratica religiosa. Nel paese poi non sono noti partiti politici di opposizione indipendenti e le autorità locali hanno continuato ad arrestare persone che possedevano telefoni cellulari cinesi o che vendevano video sudcoreani. Questo per fare capire come quella che potrebbe essere percepita come una svolta potrebbe risultare invece un abbaglio.
Elisa Cassinelli



