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Israele comprerà 20 aerei Joint Strike Fighter

By   /   15 Agosto 2010  /   Commenti disabilitati su Israele comprerà 20 aerei Joint Strike Fighter

Il Ministro della Difesa Israeliano, Ehud Barak, dopo due anni di negoziati con il Ministero della Difesa degli Stati Uniti e la Lockeed Martin, ha approvato l’acquisto di 20 nuovi aerei F-35, noti come JFS (Joint Strike Fighter), per un valore complessivo di 2,7 miliardi di dollari. Entro il prossimo settembre si prevede che il consiglio dei ministri Israeliano approvi la spesa, mentre gli aerei dovrebbero essere disponibili nel biennio a partire dal 2015.

Le trattative sono durate così a lungo perché i militari Israeliani avrebbero voluto installare a bordo dell’aereo alcuni sistemi di produzione nazionale, ma gli americani si sono rifiutati. Alla fine gli Israeliani, pur di essere i primi nell’area Medio Orientale ad avere il nuovo aereo in linea, hanno ceduto. Ma siccome il business è business, gli Americani hanno promesso che se gli Israeliani acquisteranno altri aerei, oltre ai 20 citati, allora la Lockeed Martin provvederà a installare i sistemi richiesti.

Il problema non è affatto banale poiché si inquadra nel concetto più ampio del trasferimento di “know how” e delle tecnologie innovative utilizzate. L’F-35 è un cacciabombardiere supersonico multiruolo di quinta generazione, monoposto e monomotore, con capacità “stealth” che lo rendono “invisibile” ai radar e ai sistemi controaerei. Di “quinta generazione” significa che si tratta dell’ultimo grido in campo tecnologico. Infatti, il JSF è dotato di sistemi avanzati d’integrazione dei sensori e di elaborazione in chiave cosiddetta “Net-centrica”, inseriti cioè in una rete in cui tutti i sistemi e gli operatori sul campo di battaglia (dal soldato semplice fino ai massimi livelli decisionali) sono interconnessi in tempo reale.

Inoltre, il nuovo sistema di logistica integrata e le elevate capacità di sopravvivenza e interoperabilità,  rendono il JSF adatto alle missioni di proiezione in teatri lontani, d’attacco al suolo in profondità e di supporto alle operazioni di terra.

L’F-35 è destinato ad equipaggiare le forze aeree occidentali a partire dal prossimo decennio nelle tre versioni previste: 1) Convenzionale (Ctol, F-35A); 2) A decollo e atterraggio corto e verticale (Stovl, F-35B), dotata di un motore particolare che permette di operare da piattaforme navali medie e al di fuori di piste aeroportuali; 3) Basata su portaerei convenzionali (CV, F-35C), per la US Navy.

Oltre agli ordini americani, programmate in 2.400 unità, il programma coinvolge 8 paesi partner, con un potenziale di 700 ordini. Attualmente, il costo per velivolo si aggira sui 60 milioni di dollari, con un mercato potenziale che, nel corso dei prossimi 30-40 anni, si stima possa superare i 200 miliardi di dollari.

La Lockheed Martin è il “prime contractor”, ma si avvale della collaborazione di un ampio numero di partner americani ed europei, fra cui la Bae Systems, la Rolls-Royce e l’italiana Alenia Aeronautica. In particolare, la partecipazione Italiana, governativa e industriale, al programma è stata ed è tuttora accompagnata da critiche e distinguo, spesso basati su pregiudizi che privilegiano un’impostazione ideologica aprioristica.

Israele, a parte gli otto partner europei che hanno in qualche modo partecipato allo sviluppo dell’aereo e che, pertanto, dovrebbero acquistare un certo numero di esemplari, sarebbe il primo Paese a comprare l’F-35 o JFS.

di Vito Di Ventura

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