Approvata dal Comitato Industria, Ricerca ed Energia (ITRE) del Parlamento Europeo, la nuova risoluzione in ambito di rendimento energetico nell’edilizia.
L’organo legislativo europeo ha stabilito che dal 1° gennaio 2019 tutti gli immobili di nuova costruzione dovranno essere a consumo zero cioè delle “Case Passive”. In pratica, essi saranno edificati non solo nel rispetto delle normative per l’efficienza energetica, ma anche in modo tale da potersi autosostenere: vale a dire che produrranno da sé energia in quantità pari a quella consumata. Per soddisfare tale richiesta essi dovranno essere, ad esempio, equipaggiati di pannelli solari o turbine eoliche.
Il provvedimento prevede che si effettuino interventi anche sugli edifici costruiti prima della fine del 2018. I singoli Paesi sono tenuti a stabilire degli obiettivi nazionali relativi ad un numero minimo di immobili di vecchia costruzione da portare a consumo energetico nullo. Le quote potranno essere amministrate in due traguardi successivi: uno da raggiungere entro il 2015 e l’altro entro il 2020.
Gli interventi per l’aumento dell’efficienza energetica saranno resi obbligatori per ogni edificio che subisca ristrutturazioni importanti o nel quale vengano sostituiti componenti e sistemi tecnici edilizi, come ad esempio i boiler o le finestre. Per “ristrutturazioni importanti” si intende ad esempio il restauro di oltre il 25% della superficie dell’edificio o quelle opere in cui il costo totale della ristrutturazione è superiore al 20% del valore dell’immobile.
Ciò a cui si mira è evidentemente una drastica riduzione degli sprechi energetici e delle conseguenti emissioni di gas serra, nell’arco del prossimo decennio. La tecnologia al momento a disposizione è già affinata al punto da permettere riconversioni di tal tipo: la produzione di energia da solare, eolico e geotermia ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e si è anche significativamente diffusa. Occorre, però, spingere sull’acceleratore: è questo il segnale dato dal Parlamento Europeo.
L’obbligo di adeguarsi a standard di efficienza elevati si estende anche alle “case vacanza” abitate per meno di quattro mesi all’anno, in un primo tempo tenute fuori dalla normativa. Sono invece esentate le abitazioni di superficie inferiore ai 50 mq, gli edifici dedicati alle pratiche religiose e quelli agricoli a basso fabbisogno energetico, i fabbricati temporanei utilizzati per meno di 18 mesi, nonché gli edifici storici, il cui aspetto o carattere sarebbe alterato significativamente in seguito ad interventi strutturali.
Prospettive interessanti che daranno senza dubbio una spinta alla bioedilizia. Sarebbe di fatto opportuno essere saggi ed iniziare subito a realizzare edifici rispondenti (almeno parzialmente) alle richieste, anziché attendere lo scadere del 2018.
In questi ambiti il Nord Europa è solito essere un passo avanti rispetto a noi. Non fa eccezione il caso in questione, però non parliamo di paesi scandinavi stavolta, bensì dell’Oltralpe. L’Austria ha di recente edificato la 2500esima casa passiva, la quale consuma meno di 15kWh al mq: condomini e villette come anche uffici e strutture commerciali sono oramai costruiti secondo tali criteri di efficienza energetica. Si prevede che entro il 2010 in Austria ben il 30% degli edifici sarà “passivo”, mentre nel giro di un paio di anni tale modello costruttivo diventerà uno standard generale europeo.
Attendiamo quindi che l’Italia recepisca al più presto la risoluzione europea e non arrivi, come sempre, a ridosso delle scadenze imposte.
di Marco Porcelli




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