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Il Kenya approva la nuova Costituzione: rafforzate le istituzioni democratiche

By   /   6 Agosto 2010  /   1 Comment

E’ stata approvata in Kenya la nuova Costituzione che mira a rafforzare le istituzioni democratiche del paese: e’ stata approvata con il 67,25% di consensi ovvero 5.954.767 voti a favore mentre i no hanno ottenuto 2.687.183 di voti, pari al 30,35%. Sono otto milioni i votanti che si sono recati alle urne nella mattinata di ieri e l’affluenza ai seggi è stata pari al 71%.

I Keniani dunque si sono schierati a favore di una costituzione che potrebbe dar vita a una delle più grandi economie dell’Africa orientale. Dopo anni di elezioni accompagnate da scontri e controversie, questo potrebbe essere un passo per evitare che possano ripetersi spargimenti di sangue come quello avvenuto nel 2008 a cui fece seguito un periodo fatto di violenze e rivolte nella quale persero la vita circa 1.300 persone e mandato il paese sull’orlo dell’anarchia.

La nuova Costituzione, approvata già dal Parlamento ad aprile, è stata fortemente sostenuta dal presidente Mwai Kibaki e dal Premier Raila Odinga che, desiderosi di imprimere un’impronta più democratica e indipendente al paese,  hanno dunque festeggiato l’ampio consenso mostrato dalla popolazione a favore dell’approvazione della nuova costituzione.

Ma che cosa prevede la nuova carta? Viene creata una Camera alta in Parlamento (Senato) e vengono rafforzate le competenze dell’Assemblea nazionale (Camera bassa) al fine di controbilanciare il potere del presidente, che potrà quindi essere oggetto di una procedura di destituzione. Prevede un processo di ‘devolution’ alle amministrazioni locali e una maggiore garanzia delle libertà civili e prende di mira la corruzione, le protezioni politiche, i furti di terra e le divisioni tribali che, da quando il Kenya ha ottenuto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1963, ha creato numerosi problemi.

Il Kenya continuerebbe a essere una Repubblica presidenziale ma verrebbero ridotti i poteri dell’esecutivo: il Parlamento conquisterebbe il diritto di veto su alcune nomine che prima invece erano appannaggio del presidente, mentre per chi volesse diventare presidente, dovrebbe ottenere il consenso trasversale di tutti i gruppi etnici presenti sul territorio. La riforma prevede anche lo scioglimento la rifondazione della magistratura, garantendo la nascita di una nuova Corte suprema.

Nonostante l’ampio sostegno della popolazione, c’è chi ha mostrato il proprio disappunto su alcune norme contenute nel testo: proteste arrivate soprattutto dalla Chiesa cattolica e da quella protestante. I punti critici sarebbero quelli che riguardano la creazione dei tribunali musulmani e il riconoscimento del loro campo d’azione su tutto il territorio, la riforma fondiaria e l’allargamento delle condizioni grazie alle quali è  possibile ricorrere all’aborto.

Il cardinale John Njue, arcivescovo di Nairobi, di fronte a ciò ha infatti affermato: “Ci sono stati dei miglioramenti della bozza costituzionale, ma il buono è stato mischiato con alcuni paragrafi cattivi, che incidono sulla vita morale e sui diritti. Il male, per quanto piccolo, è come un lievito cattivo: trasforma e corrompe tutta la massa dall’interno”.

Nonostante le proteste, la nuova Costituzione entrerà  in vigore a tutti gli effetti dopo le elezioni generali che si terranno nel 2012 e sancirà una piccola svolta per il Kenya.

Elisa Cassinelli

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1 Comment

  1. autores ha detto:

    la nuova Costituzione sancirebbe la fine degli arresti illegali”.
    Non ci sara’ piu’ l’Esercito e la polizia che per legge ruba e uccide,come fara’ coi poveri e i Missionari cosa succedera’ ora?

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