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Anche Roma ha il suo tempio del contemporaneo

By   /   3 August 2010  /   Comments Off

Roma, per antonomasia città manifesto dell’arte classica e rinascimentale, si apre ad una nuova realtà: valorizzare e diffondere il patrimonio culturale del proprio tempo.

A tal fine, negli ultimi anni sono state promosse una serie di iniziative: dall’organizzazione di una fiera d’arte contemporanea per la capitale (The Road to Contemporary Art), all’ampliamento del Macro, il Museo d’Arte Contemporanea del Comune di Roma, con la nuova ala progettata da Odile Decq. Ma l’evento senz’altro più significativo – e ovviamente anche quello che ha fatto più discutere – è l’apertura del Maxxi, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo.

Il nuovo museo ha aperto i battenti il 30 maggio scorso, con una tre giorni di inaugurazione no stop, dopo 7 anni di cantiere (la posa della prima pietra risale al 2003, ma il progetto dell’architetto anglo-iracheno Zaha Hadid è datato 1999).

Finalmente, dunque, anche Roma si dota di un edificio che può competere con i più importanti musei del mondo: dal Solomon R. Guggenheim di New York (progettato da Lloyd Wright), al Guggenheim di Bilbao (di Frank Gehry), al Beaubourg di Parigi (di Renzo Piano). Al pari di quegli illustri parenti architettonici, ha suscitato diverse polemiche: dal protrarsi dei tempi esecutivi all’esoso costo complessivo (oltre 100 milioni di euro per una superficie di 29.000 mq), fino al giudizio di Vittorio Sgarbi che ha definito il Maxxi più che un edificio museale, il mausoleo di Zaha Hadid.

Ora, che la Hadid sia una delle archistar più in voga del momento e che l’edificio rechi la sua inconfondibile impronta è innegabile. Così come non si può negare che la somma occorsa alla realizzazione dell’edificio sia stata oltremodo ingente. Tuttavia, queste ragioni non devono in alcun modo diminuire la portata storica che un museo come il Maxxi ha non soltanto per Roma, ma per l’Italia intera.

È sinonimo di una nuova disponibilità all’arte contemporanea intesa come linguaggio iconico che parla dell’oggi, ma soprattutto anticipa modi e forme del domani. In definitiva, dona nuovo slancio alla città eterna, proiettandola ancora e sempre nel futuro.

L’architettura dinamica e complessa del Maxxi porrà senz’altro nuove sfide per artisti, curatori e storici dell’arte. Quasi totalmente privo di pareti ortogonali, il museo è concepito dalla sua creatrice come un “campus che deve essere navigato sulla base di derive direzionali”. Un insieme di intrecci fluidi e sinuosi con rampe di scale sospese a livelli diversi e oggetti nel vuoto, che al visitatore suscita un senso di spaesamento e perdita di punti di riferimento. Non esiste infatti un percorso predefinito di visita, ma ciascun fruitore può scegliere il proprio modo di orientare la bussola.

Il Maxxi comprende due musei: il Maxxi Architettura e il Maxxi Arte. Per quanto riguarda le collezioni il museo nasce come ideale prosecuzione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, le cui collezioni sono dedicate ai secoli XIX e XX. Perciò il nuovo complesso ospita sia i lavori di maestri che hanno operato a partire dagli anni Sessanta, sia delle generazioni più giovani.

Le mostre inaugurali del Maxxi, attualmente visitabili, sono: Spazio: dalle collezioni di arte e architettura del Maxxi (fino al 23 gennaio 2011); Gino de Dominicis: l’immortale (fino al 7 novembre 2010); Luigi Moretti architetto: dal razionalismo all’informale (fino al 28 novembre 2010) e Kutlug Ataman (fino al 12 settembre 2010).

C’è da augurarsi che il nuovo museo riceva risposte adeguate agli input trasversali e dinamici che il laboratorio del Maxxi trasmette al grande pubblico. Per ora i numeri parlano chiaro e positivo.

di Aurora Portesio

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