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Fuoco e acqua devastano Russia e Pakistan

By   /   2 August 2010  /   Comments Off

Fuoco e acqua, gli opposti elementi della natura, dalla forza micidiale, hanno colpito provocando distruzione e morte, rispettivamente, in Russia e in Pakistan.

La Russia brucia. Il caldo record e l’aria secca hanno agevolato il propagarsi del fuoco che ha già fatto 28 morti, danneggiato seriamente 77 villaggi, distrutto  317.000 acri, mandando in fumo i raccolti e provocando la rovina di migliaia di contadini, senza contare gli oltre 86.000 evacuati.

Centinaia di focolai continuano a divampare in tutta la Russia, nonostante l’ingente impiego di forze, circa 240.000 uomini, tra soldati e volontari. Tra le vittime anche due vigili del fuoco.

Il fuoco ha già devastato le regioni intorno a Nizhny Novgorod, la quinta città russa per popolazione, e le città di Ryazan, appena a sud di Mosca, mentre le 300 case del villaggio di Maslovka sono state ridotte in cenere. Ora, il fuoco si sta spostando a est verso la Mordovia e il Tatarstan.

Si combatte nei pressi della città di Voronezh, di 850.000 abitanti, situata a circa 400 chilometri a sud di Mosca, ma, anche se il portavoce del Ministro per l’Emergenza, Yelena Chernova, ha comunicato che nella regione di Voronezh  il fuoco è sotto controllo e non minaccia altri centri abitati, il bosco intorno alla città continua a bruciare a soli 2 chilometri dalle case.

I vigili del fuoco stanno adoperando ogni mezzo, ma l’aria densa di fumo che avvolge le città sta provocando malori, difficoltà respiratorie e dolori intestinali.  Il governo ha promesso aiuti a tutti coloro che hanno subito danni.

Dall’altra parte, in Pakistan, è l’acqua che miete vittime, mentre sale la protesta degli abitanti dei centri distrutti. L’alluvione ha provocato finora oltre 1.000 morti e decine di migliaia vivono in aree sommerse dall’acqua.

L’alluvione ha devastato la parte nordest del Paese, mettendo a dura prova il governo impreparato ad affrontare un disastro di queste proporzioni. I soccorritori cercano di aiutare la gente, ma le strade e i ponti sono crollati, facendo aumentare le già tante difficoltà. L’atteso arrivo dei monsoni, poi, non farà che peggiorare una situazione già estremamente critica.
 
Le Autorità Pakistane per la Gestione dei Disastri Nazionali hanno comunicato che oltre 29.500 case sono state distrutte e la strada principale che porta in Cina è stata bloccata in diversi punti.

L’Esercito ha mobilitato più di 30.000 uomini che hanno già tratto in salvo oltre 19.000 persone, ma le autorità hanno paura di non riuscire a raggiungere zone remote quali Kohistan, Nowshera, Dir e la valle di Swat.

L’Esercito peraltro ha i suoi problemi. Nella città di Nowshera, a 100 km da Islamabad, la capitale, le basi militari erano usate per accasermare le truppe dirette a combattere i Talebani. Ora sono tutti impegnati nei soccorsi, e l’inefficienza delle autorità civili rinforza il malcontento nella popolazione e lascia i militari in difficoltà.

Il governo del Presidente Asif Ali Zardari ha i suoi problemi politici e di fronte a questa catastrofe ha mostrato tutti i suoi limiti.

Russia e Pakistan, fuoco e acqua. Situazioni diverse, eppure simili per le dimensioni del disastro e per le proteste che inevitabilmente si levano davanti all’inefficienza della macchina dei soccorsi e all’impreparazione a gestire i grandi eventi naturali.

di Vito Di Ventura

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