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Archive for agosto, 2010

Tiro a Volo: Terzo Campionato Italiano Disabili

Posted by Armida Tondo On agosto - 31 - 2010 Commenti disabilitati

Dopo il Piemonte e la Lombardia, sarà l’Umbria da venerdì prossimo, 3 settembre, ad ospitare la tre giorni dedicata ai Tricolori di Tiro a Volo per disabili fisici, quest’anno alla loro terza edizione, a cavallo tra Massa Martana e Todi.

Farà da cornice alle competizioni il TAV Umbriaverde, dove sono in programma, per l’assegnazione del titolo italiano, sia prove di fossa olimpica che di double trap, in piedi (standing) e in carrozzina (sitting). Per quanto riguarda il double trap, gli atleti si misureranno su due serie di 15 foppietti più finale, mentre nella fossa olimpica, si tratterà di sparare 2 serie da 25 piattelli più finale.

L’intento della Federazione Italiana Tiro a Volo è quello di far divenire l’Italia la nazione leader nel tiro a volo per i disabili, visto che nel resto del mondo non c’è la stessa sensibilità e la stessa predisposizione nell’organizzare gare di livello per gli atleti portatori di handicap.

L’accumulo di esperienza dopo le edizioni 2008 e 2009 e le unanimemente riconosciute capacità organizzative del Comitato regionale umbro Fitav sono la base migliore per fare di Umbriaverde 2010 un torneo modello, che possa essere da paradigma per i prossimi campionati, non solo nazionali. Infatti, la professionalità che verrà messa in campo a Massa Martana vuole essere il trampolino di lancio e il biglietto da visita per riuscire ad organizzare nel nostro Paese, in un prossimo futuro, il torneo continentale e, perché no, quello mondiale di categoria.

di Armida Tondo

Calciomercato: le pagelle di Italnews. (Parte 1)

Posted by Marco DePalo On agosto - 31 - 2010 1 COMMENT

La sessione di calciomercato che si è appena conclusa non ha risparmiato nessuno, o meglio quasi nessuno; pochissime le trattative concluse fino a ferragosto, poi la frenesia degli ultimi giorni ha spinto direttori sportivi e presidenti a lanciarsi in trattative più rischiose, talvolta spuntando condizioni migliori.

La grande delusione è arrivata senza dubbio dall’Inter, una squadra dall’immenso potenziale, orfana di un ricambio davanti dopo la cessione di Balotelli. Sorprendenti gli ultimi quattro giorni del Milan, Ibra e Robinho arrivano, Borriello e Kaladze partono.

Ma passiamo ai voti:

BARI 6: Perde Bonucci e Ranocchia, acquista Barreto e Almiron, l’assenza di Perinetti non si sente fino agli ultimi giorni, poi Angelozzi non conclude per un difensore centrale e lascia un vuoto dietro. Buona la squadra allestita ma prima Andreolli, poi Pereira, poi Rinaudo perde per strada ottime pedine.

BOLOGNA 6-: Ekdal è un ottima scelta, la comproprietà di Khrin è un acquisto a lunghissimo termine, Meggiorini low cost è un affare, Garics può far bene e Andrea Esposito sarà la rivelazione. Buone le uscite, non guadagna la piena sufficienza dopo l’esonero di Colomba, risoluzione tardiva e poco edificante a 2 giorni dall’inizio del campionato.

BRESCIA 4,5: Eder è un ottimo debuttante in serie A, ma resta un “primo anno”, Diamanti non è al 100% e viene da una stagione di alti e bassi. Il resto è un buco nero che con un organico da serie B non fa ben sperare.

CAGLIARI 5: Agazzi ed Acquafresca sono due ottimi acquisti, per l’ex punta del Genoa un ritorno con plusvalenza, ottima mossa! Se finora il 7 sarebbe il voto più consono, la “grana” Marchetti è un macigno, non cederlo ad una cifra alta a giugno è stato assurdo, non cederlo ad una cifra ragionevole in questi giorni un’eresia, primo in nazionale, terzo nel club, roba da nazionale Nordcoreana.

CATANIA 7: Per una squadra che lotta per la salvezza tenere la stessa struttura dell’anno precedente è tanta roba! Gomez è una scommessa già vinta, Martinez alla Juve fa fruttare tanti utili. Il Mou si chiedeva chi fosse Lo Monaco? Forse dovrebbe portarlo con sè al Real.

CESENA 6: 5 fino a martedì mattina, Bogdani, Pellegrino, Von Bergen e Nagatomo non sarebbero bastati; Jimenez e Budan sono di livello superiore, ottime le mosse “last minute” del presidente Campedelli.

CHIEVO 6,5: Moscardelli, Bogliacino e Andreolli sono 3 ottimi acquisti, ma la sensazione è che il miglior acquisto sia il prolungamento (vitalizio) di Sergio Pellissier. Pinzi è una perdita importante ma con i nuovi arrivi ci si può mettere una pietra sopra.

FIORENTINA 5,5: Il mercato è poco “corviniano”, ottimo l’acquisto di Boruc, a cifre così basse sarebbe stato un delitto non prenderlo. Cerci e D’Agostino sono due acquisti interessanti, se Babacar e Ljacic esploderanno sarà una grande stagione.

GENOA 8,5: Preziosi è il Re indiscusso della sessione di trattative, spende 50 milioni e ne incassa 20, ottima la costruzione della squadra, ottimo il prestito di Boateng al Milan. Eduardo, Ranocchia e Criscito? Le tre rivelazioni.

INTER 5: Troppi i nomi fatti, nessun acquisto di livello. Biabiany è un ritorno, Coutinho è un acquisto del 2008, l’unica perla è Ranocchia, per l’ex barese un anno in prestito al Genoa poi la maglia nerazzurra. Da una squadra che vince la Champions ci si aspetta di più. Balotelli a 28 milioni sembra una donazione più che una cessione, ma da ambienti interni alla società di Corso Vittorio Emanuele gridano all’affare.

Continua….

di Marco De Palo

Adieu Laurent. “Il professore” Fignon non ce l’ha fatta

Posted by Antonio Massariolo On agosto - 31 - 2010 Commenti disabilitati

“Mi hanno diagnosticato un cancro alle vie digerenti. Non so quanto mi resta da vivere, non so che cosa accadrà”. Così Laurent Fignon, indimenticato vincitore di due Tour de France, aveva schoccato la Francia e tutto il mondo del ciclismo alla presentazione della sua autobiografia “Eravamo giovani e incoscienti”. Ha lottato con tutte le forze, non ha mai perso la speranza di vincere anche questa sfida ma purtroppo quest’oggi “il professore” ci ha lasciati, aveva solo 50 anni.

Formidabile ciclista, uno degli ultimi non specialisti di uno sport che va sempre più verso la specializzazione, sia tecnica che umana Fignon, nella sua lunga carriera, ha conquistato due Tour de France, due Milano-Sanremo, un Giro d’Italia e le sue vittorie, con un po’ di fortuna, avrebbero potuto essere molte di più. Indimenticabile l’arrivo del Giro d’Italia 1984, quando il francese perse la corsa rosa all’ultima tappa da Francesco Moser che volò letteralmente nella crono finale di Verona grazie alle nuovissime ruote lenticolari. Sfortunato anche nell’edizione dell’89 del Tour de France, in cui lo statunitense Lemond gli rubò la maglia gialla nell’ultima frazione a cronometro per soli 8”.

Fignon dopo il suo ritiro dall’attività agonistica era rimasto nel mondo del ciclismo. In corsa era soprannominato “il professore”, per la sua abitudine di correre con gli occhiali da vista, ma anche nella vita il francese si è dimostrato un buon maestro. Proprio nella sua autobiografia ammise l’uso di sostanze proibite e pericolosissime, come l’amfetamina.
Sceso dalla bici non perse il coraggio e la schiettezza nel dire ciò che pensava. Famosa sua frase sullo scandalo Festina del 1999, detta dopo l’ammissione di doping di squadra del loro direttore sportivo: “Se io fossi Virenque o uno dei corridori della Festina, andrei subito a cercarmi un buon avvocato, perchè il Tour non può sostituirsi alla legge francese e per il giudice i corridori avrebbero potuto continuare la loro corsa”. Fignon stesso non ha mai escluso che proprio le sostanze assunte nel corso della sua carriera abbiano influito sul manifestarsi della malattia dicendo: “Non dirò che non abbia influito. Non ne so nulla. È impossibile dire sì o no. – ha dichiarato il francese – Secondo i medici, sembra di no. Alla mia epoca tutti facevano la stessa cosa, come oggi tutti fanno la stessa cosa. Se tutti i ciclisti che si sono dopati dovessero avere il cancro, ce l’avremmo tutti”. Di Fignon ricorderemo la grandezza come ciclista, ma molti giovani dovrebbero ripensare anche all’uomo Fignon, un uomo che ha vissuto solamente metà della sua vita.

di Antonio Massariolo

Mondiale 2010. Il Brasile sfiora l’impresa. Alla Slovenia il derby slavo

Posted by Andrea Centenari On agosto - 31 - 2010 Commenti disabilitati

Ieri, ai Mondiali di basket in Turchia, sono scese in campo solo le squadre dei gironi A e B.

Nel girone B gli USA rischiano grosso nel finale con il Brasile ma strappano una preziosa vittoria che gli vale la testa del girone. L’occasione della vita capita nelle mani del brasiliano Huertas che però non riesce a realizzare i due liberi a tre secondi dalla sirena finale che sarebbero valsi il pareggio e con esso i tempi supplementari. Inutile anche l’estremo tentativo di Barbosa (14 punti), vincono gli Stati Uniti 70-68 con un grande Kevin Durant autore di 27 punti.
Nello stesso girone si è giocato anche il derby slavo tra Croazia e Slovenia. Ad avere la meglio sono stati gli sloveni che si sono imposti col punteggio di 91-84. Si tratta di un’importantissima vittoria per la Slovenia in ottica secondo posto. La partita rimane equilibrata fino ai minuti finali quando gli sloveni, grazie alle giocate di Nachbar e Dragic, costruiscono un parziale di 11-0 che i croati non riusciranno più a recuperare.
Vince anche l’Iran che supera per 71-58 la Tunisia grazie alla buona prestazione di Haddadi autore di 23 punti.

Nel girone A larghissime vittorie per l’Australia, la Serbia e l’Argentina.
In quella che doveva essere la partita più equilibrata, la Germania crolla clamorosamente al cospetto degli australiani per 78-43. Le percentuali al tiro tedesche parlano da sole: 7/32 da due, 8/26 da fuori, male anche ai liberi con 5/11.
La Serbia ha vita facile con la Giordania e chiude con un eloquente +43 (112-69) che la dice lunga sull’andamento del match.
Vittoria facile anche per l’Argentina ai danni dell’Angola (91-70). Gli argentini, privi Fabricio Oberto, trovano uno strepitoso Luis Scola che mette a referto 32 punti.

Andrea Centenari

foto: fiba.com

La Libia e la violazione dei diritti umani

Posted by Elisa Cassinelli On agosto - 31 - 2010 Commenti disabilitati

La situazione dei diritti umani in Libia rappresenta uno dei retroscena del “teatrino” alla quale stiamo assistendo in questi giorni con l’incontro tra il leader libico Muammar El Gheddafi e il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Al di la delle numerose polemiche e proteste, occorre spostare l’attenzione su un rapporto che Amnesty International ha diffuso, rapporto che è basato anche su una missione di ricerca del 2009 e aggiornato fino a metà maggio del 2010, nella quale si sottolinea come l’assenza di riforme e di provvedimenti di tutela aggravino la situazione dei diritti umani già per certi versi drammatica.

Per questo motivo la sezione italiana di Amnesty International ha chiesto all’Italia di inserire nell’agenda il tema dei diritti umani: “Il dialogo tra i due paesi, culminato nel ‘Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia’, ha riguardato altre cose come il contrasto dell’immigrazione irregolare attraverso attività congiunte di pattugliamento del mar Mediterraneo e il trasferimento di fondi e di mezzi da parte dell’Italia, dimenticando la spaventosa situazione dei diritti umani in Libia”.

Richiesta più che lecita visto che in Libia la violazione dei diritti umani è una realtà concreta, che deve fare i conti con torture, fustigazione delle donne e la pena di morte.

Secondo alcune ricerche di Amnesty infatti molti detenuti sono stati costretti mediante tortura a firmare confessioni o in seguito a maltrattamenti da parte delle forze di polizia: bastonate, le scariche elettriche, la sospensione per le braccia e il diniego deliberato di assistenza medica, questi i metodi utilizzati nei confronti dei detenuti.

Le forze di sicurezza esercitano il potere in maniera incontrastata, arrestando e imprigionando dissidenti. Nonostante sia permesso agli oppositori forme di protesta, di fatto gli attivisti per i diritti umani vengono ancora perseguitati e arrestati. Ed è proprio nelle prigioni che la situazione è drammatica, qui l’esercizio della tortura e della violenza è all’ordine del giorno, i detenuti sono privi di un’assistenza legale e non possono avere alcun tipo di contatto verso l’esterno. I richiedenti asilo, gli immigrati regolari e i rifugiati vengono regolarmente sfruttati e subiscono violenze e abusi e l’assenza di qualsiasi tipo di garanzia per i richiedenti asilo e di protezione per i profughi complica le cose.

Da quanto emerge dal rapporto di Amnesty International “La Libia di domani: quale speranza per i diritti umani?” pubblicato il 23 giugno 2010, rimane difficile la situazione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Libia che non fa parte della Convenzione sui rifugiati del 1951, che non ha una procedura di asilo e non riconosce ufficialmente la presenza dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Elementi che ostacolano la protezione internazionale dei richiedenti asilo.

In Libia sono poi previste punizioni corporali come la fustigazione per le persone che hanno relazioni sessuali al di fuori di un matrimonio legale, punite fino a 100 frustate.  Il codice penale prevede anche sino a sette anni di carcere per le relazioni sessuali extraconiugali: ad essere colpite maggiormente sono proprio le donne che vengono fortemente discriminate. Ecco perché ci sembra fuori luogo l’affermazione di Gheddafi secondo la quale “la donna viene rispettata più il Libia che in Occidente”.

E’ fuori luogo anche il fatto che  la Libia faccia parte a tutti gli effetti del Consiglio Onu dei diritti umani visto la grave violazione a cui si assiste giorno per giorno. Qui la pena di morte è prevista per un numero ampio di reati e le sentenze capitali continuano a essere emesse dai tribunali libici che violano così gli standard internazionali sull’equo processo e colpiscono in maniera sproporzionata cittadini stranieri.

Questo il triste retroscena dei diritti umani in Libia. E anche se come purtroppo vediamo è l’economia a far girare il mondo e gli stessi interessi politici, sarebbe il caso di rafforzare l’impegno contro la violazione dei diritti ed esortare gli altri paesi ad agire in tal senso.

Elisa Cassinelli

San Paolo torna nella “sua” Chiesa

Posted by Giuseppe Favilla On agosto - 30 - 2010 Commenti disabilitati

La chiesa di Tarso in Turchia, città in cui nacque San Paolo, da anni trasformata in museo, dovrebbe tornare al culto cristiano. Lo ha detto il presidente del Dipartimento degli Affari Religiosi (Diyanet), Ali Bardakoglu, la massima autorità religiosa turca, in quello che sembra un altro timido ma significativo segnale di apertura in direzione della libertà religiosa in questo Paese che ambisce ad aderire all’’Unione Europea.

Le dichiarazioni di Bardakoglu, riferite con evidenza dalla stampa locale, vengono quasi a ridosso della storica messa celebrata lo scorso 15 agosto – 88 anni dopo la sua chiusura – nel monastero di Sumela, presso Trabzon (l’antica Trebisonda), luogo simbolo della fede cristiana d’Oriente. “Ci dà fastidio quanto sentiamo che i minareti vengono proibiti in Europa. Dovremmo proteggere la libertà di culto per le varie religioni presenti sul nostro territorio”, ha detto il capo della Diyanet, secondo il quale “se noi consideriamo le religioni da una prospettiva di sicurezza, saremo incapaci di risolvere il problema”.

Circa il tempio di Tarso, la cui reintegrazione a pieno titolo a luogo di culto è da anni al centro di trattative fra Ankara e il Vaticano, Bardakoglu ha affermato di ritenere “Più corretto che la chiesa di San Paolo venga utilizzata come luogo di culto piuttosto che come museo, com’è attualmente. Anche i cristiani hanno esigenze analoghe alle nostre”’.

Durante le celebrazioni dell’Anno Paolino, in effetti, la chiesa fu a disposizione dei fedeli che vi affluivano anche come pellegrini, salvo poi tornare ad essere un museo in cui, solo dietro richiesta alle autorità turche, si può celebrare messa.

“Se un luogo è sacro per i cristiani ed essi vogliono celebrare lì le loro cerimonie, non ci deve essere alcun motivo per proibirglielo”, ha concluso il capo della Diyanet il quale ha ammesso che, ogni volta che si reca in Paesi occidentali, si trova in difficoltà quando qualcuno gli chiede perchè la chiesa di san Paolo è stata trasformata in museo.

di Giuseppe Favilla

Uccide sei persone e poi si spara

Posted by Vito DiVentura On agosto - 30 - 2010 Commenti disabilitati

Un uomo ha aperto il fuoco ed ha ucciso sei persone e ferito altre 14 prima di suicidarsi, per non cadere nelle mani della polizia che lo aveva circondato.

E’ successo a Bratislava, la capitale della Slovacchia, nel quartiere di Devinska Nova Ves, nel nord ovest alla periferia della capitale.

L’uomo, di 50 anni, era armato di un fucile automatico e due pistole. I motivi del suo folle gesto sono ancora sconosciuti così come i dettagli dell’accaduto. Si sa solo che la sparatoria è avvenuta in una strada affollata, vicino ad un supermercato e una scuola materna.

La polizia è intervenuta rapidamente, mettendo in sicurezza l’area. Una testimone oculare ha riferito che l’uomo aveva attaccato una famiglia che viveva nell’appartamento sopra la scuola, uccidendo 4 donne e 2 uomini, e tra questi l’insegnate della scuola materna, Marta Vozdranukova.

Non ci sono state altre vittime nella scuola. I feriti hanno tutti riportato lesioni guaribili in pochi giorni, ad eccezione di un uomo, colpito varie volte all’addome.
 
di Vito Di Ventura

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