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Prova di “immaturità”

By   /   26 luglio 2010  /   Commenti disabilitati

Parliamone così, a bocce ferme, quando ormai in tutt’Italia gli esami di maturità sono stati ultimati.
Mi ha lasciata a dir poco interdetta l’indifferenza con cui i media hanno trattato quest’anno la questione tracce della prima prova. Ciò testimonia uno scollamento colposo…(o colpevole?) da quella che è stata invece l’onda di ritorno, direi quasi d’urto, provocata dalle tracce somministrate agli studenti di tutta Italia nel giorno di apertura degli esami. Mentre in giro, sui blog, facebook ed affini era un rincorrersi di commenti, i quotidiani ed i telegiornali si sono limitati a registrare sommariamente le diverse tracce proposte: Primo Levi per la tipologia A, ovvero l’analisi del testo; per la tipologia B (ambito artistico-letterario) Piacere e piaceri; (ambito socio-economico) La ricerca della felicità; (ambito storico-politico) Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica; (ambito tecnico-scientifico) Siamo soli?; per la tipologia C, il tema di argomento storico, il ricordo delle foibe; per la tipologia D, il tema di ordine generale, funzione, scopi ed usi della musica.

All’apparenza un plico d’esame come tanti ma che tale non era. Nello specifico, iniziamo con la tipologia A. Al di là del fatto che ancora raramente i programmi scandagliano con il giusto approfondimento la produzione letteraria del ‘900 e molti docenti giungono agli ultimi autori a volo d’angelo, anche quegli studenti che per loro buona sorte abbiano avuto in programma Primo Levi saranno rimasti per lo meno disorientati. Tale autore infatti viene di norma studiato ed inserito, com’è ovvio che sia, in un percorso storico letterario che tocca la Shoà e la deportazione attraverso testi come “La tregua” o il classico “Se questo è un uomo”. Lo stralcio scelto invece dalla commissione ministeriale, dalla Prefazione di La ricerca delle radici. Antologia personale.  appartiene ad un esperire molto tecnico da parte dell’autore  che ricerca, in un certo senso, la radice prima della sua passione per la lettura. Il testo, specie nelle prime righe, appare  non di scontata comprensione, citando “input ibridi” e  citazioni latine, come “placet experiri” o “un libro è ipso facto degno…” che non vengono spiegate in nota, non tenendo pertanto conto che alla maturità non giungono solo studenti dai licei ma anche, o in gran parte, dagli istituti tecnici. Con le domande poi di analisi del testo non andiamo certo meglio ed anche nell’approccio psicologico alla prova non è difficile notare che i primi quesiti, con la richiesta di spiegare “input ibridi” ed “ibridismo” “tempo soggettivo” o “la fata morgana nella direzione della sapienza” avranno scoraggiato diversi candidati.

Della tipologia B, ambito artistico-letterario su Piacere e piaceri non dirò nulla poiché rientra, a mio avviso, nella consuetudine delle prove scelte dai ragazzi; arriviamo alla tipologia B ambito socio-economico e qui iniziano i possibili travisamenti. Chi insegna, sa bene che in ogni classe sono molti i ragazzi che, dato un titolo, partono come muli a testa bassa per fare il loro testo, senza neppure leggere bene la traccia ma prendendo per buone le prime idee che si affollano, se si affollano, nella mente. Ed anche questa volta così è stato ed orde di ragazzine sognatrici hanno iniziato a sciorinare cosa voglia dire cercare oggi la felicità, facendo riferimenti talvolta sconfortanti a programmi televisivi in voga. Qualcuno poi, più informato o appassionato di cinema, ha pensato bene di raccontare il film di Muccino  con il bravo Will Smith. Peccato che l’ambito fosse quello socio-economico e che la traccia, e come lei anche il film, prendano spunto da un articolo della Dichiarazione di indipendenza americana del 1776. L’elaborato pertanto non doveva essere condotto in un’ottica squisitamente personale o affettiva, come i più hanno fatto  (sbagliando) bensì dal punto di vista socio-economico, spiegando se per esempio lo stato mette i suoi cittadini nella condizione di essere felici o no. In sintesi come e perché lo stato sia determinante nel raggiungimento della felicità. Mi chiedo: è stato dato agli elaborati il taglio socio-economico oppure, come spesso accade,  sono passati nelle mani  comprensive dei membri esterni di italiano ai quali, all’occorrenza, si è chiesto di chiudere un occhio?

I problemi non finiscono qui. Anzi. A mio avviso emergono soprattutto nell’ambito storico politico. In un momento di generale e diffusa disaffezione delle persone, dei giovani soprattutto,  nei confronti della politica, ho trovato una scelta particolarmente felice quella fatta dalla commissione per la traccia B ambito storico-politico. La sottoscritta è però rimasta allibita quando, come prima fonte che approfondisca il tema dell’importanza dei giovani nella politica, viene scelto parte del discorso tenuto da Mussolini in Parlamento dopo l’omicidio Matteotti, poche righe che recitano questo: Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto.  Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda!Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! [Vivissimi prolungati applausi].

Tralascio l’opportunità della scelta che, tentando di essere politicamente corretta, è seguita a breve distanza da uno stralcio del Discorso alla conferenza nazionale giovanile del PCI di Palmiro Togliatti, poi dai ben più formativi estratti di Aldo Moro e Giovanni Paolo II, ma, mi chiedo, volendo parlare del ruolo dei giovani nella politica durante il fascismo, perché per esempio non citare testi che spiegassero origine ed intenti dell’ Opera balilla, tanto per dirne una, o l’importanza della formazione sportiva e delle parate nel medesimo periodo, invece che tirare fuori il palo e la corda, l’olio di ricino ed il manganello? Questo, devo essere sincera, l’ho trovato a dir poco imbarazzante.

Si passa poi all’ambito tecnico-scientifico con la domanda “Siamo soli” dove si chiedeva al candidato, in pieno stile Voyager, di dare un suo parere circa l’esistenza di altre forme di vita nell’universo. Traccia semplice e pertanto foriera di banalità strazianti, coronate ovviamente da ripetuti riferimenti a film del tipo ET e similari.

In ultimo la commissione ministeriale, che non mi pare abbia avuto molto a cuore il destino dei poveri candidati, sceglie come tema storico l’argomento in questi ultimi tempi più dibattuto e fonte di infinite polemiche proprio perché praticamente ignorato o comunque minimamente affrontato nella maggior parte dei libri di testo, ossia il dramma delle foibe. Tralasciando considerazioni sensate, e cioè che non bisognerebbe più permettere che venga calato un velo d’oblio su pagine tanto sofferte della storia degli italiani ( ma allora sarebbe pure il caso che i libri iniziassero a raccontare per bene cosa “la brava gente” ha combinato in Libia nel 1911, e per approfondire basterebbe tanto per cominciare rivedersi “Il leone del deserto” un film del 1981 di Moustapha Akkad, film che, per essersi occupato di questo capitolo poco glorioso, fu metodicamente censurato in Italia fino al 2009) mi chiedo se ci fosse una sorta di strategia nell’ abbandonare il candidato al suo destino nel mare infestato da possibili commissari –e succede, si sa- dal preciso indirizzo politico. Come trattare l’argomento? Riesce un ragazzo di poco più di 18 anni ad assumere il giusto distacco nonché la rara oggettività necessari per non sbilanciarsi dall’una o dall’altra parte? Non sarebbe stato infinitamente più semplice –e politicamente corretto- assegnare un elaborato che mettesse a confronto la giornata della memoria con quella che commemora le foibe come spunto per una reale pacificazione nazionale sottolineando nella traccia, come ripetuto dal Presidente Napolitano,  che, quando esistono degli ideali che sostengono l’uomo, non esistono italiani buoni o cattivi? 

Fortunatamente il nostro ipotetico candidato medio, giunto alla fine della lettura di tutto il plico, sudato e stressato, trovava il refugium peccatorum, e cioè il tema D di ordine generale, che gli chiedeva semplicemente di parlare della musica e dell’importanza che essa riveste nella vita di oggi. Che musica celestiale deve essere sembrata questa traccia al candidato…

Cosa dicono le statistiche di scelta dei maturandi? Il 36, 9% degli studenti ha scelto La ricerca della felicità, una percentuale alta che, oltre a rivelarci quale sia la legittima aspirazione di schiere di adolescenti, non ci dice certo quanti abbiano affrontato la traccia dal punto di vista socio-economico e quanti invece si siano abbandonati a divagazioni più o meno pertinenti. Il 25,3% ha optato per il tema sulla musica mentre il terzo posto è per il saggio breve tecnico-scientifico ”Siamo soli?” (quello sugli UFO) con il 19%, davanti al saggio breve di ambito artistico-letterario ”Piacere e piaceri” con il 9,2%. A conferma di quanto detto, solo il 4,7% sceglie la complessa analisi del testo della Prefazione de ”La ricerca delle radici. Antologia personale” di Primo Levi. Scendendo la scala di gradimento –e di fattibilità, aggiungerei- il saggio breve storico-politico ”Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica. Parlano i leader” è stato affrontato dal 4,3% dei ragazzi. Infine, sperando se ne prenda atto, fanalino di coda,  solo lo 0,6% ha scelto il tema storico sulle foibe. Cosa dire? Secondo lo storico Lucio Villari le tracce scelte non sarebbero adatte ai maturandi, ma piuttosto a degli storici di professione: «Né Primo Levi né le foibe sono argomenti di cui gli studenti sono, purtroppo, bene informati. Il tema letterario ha una sua dignità perché si riferisce a Levi, uno scrittore di grande importanza. Il tema storico sulle foibe si presta invece a strumentalizzazioni. Stando alla traccia non si tratta solo di parlare delle foibe ma di un arco temporale di dieci anni, con l’obiettivo di spiegare le vicende del confine orientale. Francamente mi sembra un argomento complesso, non certamente da ragazzi, piuttosto da studiosi”. Il filosofo Massimo Cacciari ha parlato di tracce complesse, seppur di interesse. Secondo Cacciari: «L’opera di Primo Levi e le foibe sono temi indubbiamente interessanti, ma per scriverne sensatamente da parte degli studenti bisogna che gli insegnanti abbiano affrontato specificamente tragici argomenti della storia come la Shoah, i genocidi, la seconda guerra mondiale. Altrimenti i maturandi possono aver corso il rischio di scrivere due o tre sciocchezze»

Io ritengo che più semplicemente chi prende parte alla commissione ministeriale per la scelta delle tracce dovrebbe tener presente che la cosiddetta “prova di maturità” è il primo vero esame affrontato da adolescenti che stanno per affacciarsi al mondo del lavoro –o del non-lavoro. E già solo per questa pia illusione che li attende, sarebbe opportuno scegliere gli argomenti tenendo ben presenti quali siano quelli più battuti dai programmi di ogni scuola. Non credo si correrebbe il rischio di servire sempre lo stesso piatto perché, se ben pensate e dosate, si possono trovare infinite varianti di una pietanza. Dare invece ben tre tracce scelte solo dal 4% dei maturandi, significa non aver presenti le reali conoscenze di uno studente medio nonché quelli che sono a questa età gli interessi più spiccati ed il bagaglio di conoscenze effettive. Insomma quasi ogni anno si registrano inesattezze nei quesiti tecnico-scientifici; un anno si chiedeva persino di analizzare l’amore per la donna in una poesia dedicata ad un ballerino russo; quest’anno si chiedeva allo studente di arrischiarsi in delicate questioni politiche tutt’oggi non risolte. Quando noi adulti finiremo l’esame di “immaturità”?

di Donata Carelli

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