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Shirin Ebadi : “La vittoria delle donne può accorciare la strada per arrivare alla democrazia”

By   /   22 Luglio 2010  /   Commenti disabilitati su Shirin Ebadi : “La vittoria delle donne può accorciare la strada per arrivare alla democrazia”

Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace 2003, la prima onorificenza  ricevuta da una donna musulmana, ottenuta grazie al suo impegno a favore dei diritti umani, delle minoranze e delle donne, ieri e’ stata insignita con la cittadinanza onoraria di Genova insieme a un giornalista iraniano dissidente. Una vita la sua, a sostegno delle donne iraniane e della loro condizione resa difficile dalle leggi che le discriminano. Nata nel 1947, è stata la prima donna nominata giudice in Iran prima della rivoluzione  del 1979 ma dopo è stata costretta a dimettersi per le leggi che limitarono i diritti civili delle donne iraniane. Perseguitata a causa di alcune indagini che stava svolgendo,scomode al governo di Teheran, nel 2000 è stata sottoposta a un processo segreto per aver prodotto e diffuso materiale che secondo l’accusa “disturbava l’opinione pubblica”. Arrestata, ha subito 22 giorni di carcere e ora si trova dissidente in Europa. Nonostante ciò, Shirin Ebadi non si da per vinta e cerca di trasmettere, attraverso le sue parole il problema delle donne in Iran e nel mondo.

In occasione dell’onorificenza conferitagli ieri, Italnews è riuscita a farle alcune domande sulla situazione delle donne in Iran.

Come è la situazione delle donne in Iran oggi? E’ cambiato qualcosa da quando lei ha conferito il premio Nobel per la pace nel 2003 oppure no?

Dopo la rivoluzione iraniana sono state approvate moltissime leggi discriminatorie contro le donne in Iran. Da quando io ho vinto il premio ci sono stati pochi ma alcuni miglioramenti anche nelle leggi discriminatorie, per esempio è cambiata a favore  delle donne la legge per la custodia del minore. Questo però non basta per le donne iraniane, loro vogliono una parità completa di diritti con gli uomini.

Secondo lei, queste discriminazioni nei confronti delle donne è più un problema culturale o politico?

Esattamente una cosa politica. Perché l’Iran è un paese dove più del 65% degli studenti universitari sono donne. Le donne sono presenti in Iran in tutti i lavori, in tutte le professioni, hanno ottenuto il diritto al voto più di 50 anni fa quindi prima ancora delle donne svizzere. Purtroppo queste leggi discriminatorie sono state approvate contro le donne dopo la rivoluzione islamica di 31 anni fa.

Le sue parole però non si fermano qui, anzi. Proseguono nella sua conferenza “I diritti delle donne nel mondo” nella quale Shirin Ebadi spiega qual’è la situazione reale della donne non solo in Iran ma anche nel resto del mondo: “Purtroppo le donne vengono discriminate ovunque, solo che il tipo di discriminazione dipende dal paese in cui ci troviamo. Per esempio in Europa le leggi prevedono pari diritti per le donne ma in base al loro compito non possono usufruire pienamente dei diritti. Guardando i gabinetti dei ministri europei il numero delle donne è sempre minore. I leader maschi dei partiti politici sono maggiori delle donne, le posizioni economiche e finanziarie nel lavoro appartengono di solito agli uomini. In Italia avete mai avuto un Presidente della Repubblica o del Consiglio donna?”.

Non va meglio nelle altre parti del mondo. In India la situazione delle donne è disastrosa, uccisioni e suicidi accadono spesso, quando il marito muore bruciano anche la moglie viva e non sono mussulmani ma induisti; in Cina il numero degli aborti dei feti femmine è elevato e qui da molti anni c’è il socialismo.

L’Islam come molte altre religioni ha diverse interpretazioni: per esempio in Occidente una chiesa è d’accordo con l’aborto e un’altra no ma tutte e due sono cristiane. In Iran ci sono pene come la lapidazione, il taglio della mano ai ladri mentre tutto ciò è proibito in Malesia, Tunisia, Egitto: tutti paesi islamici. Quindi dipende dal paese in cui ci troviamo e dalla sua situazione.”

In Afghanistan anche se da tempo ci sono i militari occidentali la situazione non è migliorata. Nonostante la Costituzione afghana preveda delle quote minime per le parlamentari donne, se una deputata esprime il proprio dissenso viene cacciata: la colpa è da attribuire alla cultura patriarcale. L’attacco militare contro l’Iraq ha aumentato il fondamentalismo che insieme all’integralismo islamico attacca le donne. Quindi questo attacco ha peggiorato la loro situazione.

Poi prosegue e dice: “In Iran attualmente abbiamo 13 deputate donne. Molti docenti sono donne: loro sono presenti anche negli uffici amministrativi. Il ministro della salute del governo di Ahmadinejād è una donna. Questo vuol dire che nonostante tutto le donne sono state in grado di imporsi ai fondamentalisti”.

Dopo la rivoluzione del ’79 sono state imposte varie leggi discriminatorie: la vita di una donna vale la metà di quelle di un uomo, se un uomo e una donna sono vittime di un incidente stradale il risarcimento riconosciuto per la donna è la metà rispetto a quello dell’uomo, un uomo può avere quattro mogli e può ripudiarne una quando vuole mentre per una donne divorziare è difficile e in alcuni casi impossibile,  e ancora, una donna per viaggiare deve avere il permesso dell’uomo.

Quello che poi permette queste leggi discriminatorie è la cultura patriarcale. Secondo Abadi la soluzione migliore sarebbe quella di separare religione e stato in modo che il governo non possa fare ingiustizie. Bisogna però combattere questa cultura patriarcale perchè nonostante le donne siano vittime di questa cultura ne sono anche portatrici: “ogni uomo prepotente è stato cresciuto nel grembo di una donna”. Ed è una cultura che non esiste solo nei paesi orientali ma è ovunque, quindi bisogna saper riconoscerla.

Un altro aspetto importante è poi il rapporto tra democrazia e le donne. Secondo Shirin Ebadi “nei paesi dove la situazione della donna è migliorata, è migliorata anche quella della democrazia. Le donne che lottano per la parità sono in prima linea nella democrazia, per questo motivo i regimi non democratici sanno che i critici più forti sono proprio le donne. La democrazia non arriva da un giorno all’altro, è un processo storico che deve fare il suo percorso ma la vittoria delle donne può accorciare la strada per arrivarci.”

Le donne sono quindi simbolo di libertà e democrazia, per questo motivo dobbiamo combattere la discriminazione contro di esse: sarebbe una vittoria non solo per le donne ma per tutti gli uomini del mondo.

Elisa Cassinelli

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