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L’under 19 va all’Europeo. Ecco il futuro del nostro calcio

By   /   16 Luglio 2010  /   Commenti disabilitati su L’under 19 va all’Europeo. Ecco il futuro del nostro calcio

È partita questa mattina l’avventura europea della nazionale under 19 di calcio. Agli ordini di mister Piscedda i 18 convocati sono volati alla volta della Francia. Portogallo, Spagna e Croazia saranno le avversarie in un girone che si preannuncia difficile. Una spedizione sulla quale il nostro calcio, dopo il fallimento mondiale, ripone molte aspettative. L’Italia di domani è qui.

Il tecnico ha avuto la possibilità, in questi anni, di lavorare con ragazzi sotto età, con il chiaro scopo di colmare il gap rispetto ai coetanei stranieri. Ragazzi più giovani quindi, da plasmare e preparare ad una competizione dove si dovranno confrontare con avversari già nel giro della prima squadra. Dei diciotto azzurrini cinque giocano in B, due all’estero, tre hanno fatto parte dell’Under 21. Gli altri hanno preso parte al campionato Primavera e sperano, nella rassegna continentale, di dimostrare di meritare un’occasione anche con i grandi.

Il gruppo arriva all’appuntamento da vicecampione in carica con l’obbiettivo minimo di centrare la qualificazione ai prossimi mondiali in programma l’estate prossima in Colombia.

Investire sui vivai e spazio ai giovani. È il solito ritornello che troppo spesso i critici del nostro calcio utilizzano, quasi come una noiosa litania, per tentare di giustificare spedizioni catastrofiche come quella sudafricana. Dimenticando che “largo alle nuove leve, spazio alla giovinezza”, in un paese in mano ad attempati signori saldi alla poltrona e arretrati nei modi di pensare, dovrebbe diventare più di uno slogan. Utopico che si trasformi in realtà? Almeno però potrebbero provarci. Perché è il concetto di giovane che va rivisto. Non è possibile pensare che un calciatore di 23 anni venga considerato ancora una promessa. A quell’età, con le dovute eccezioni che confermano la regola, il salto di qualità è già stato fatto. Si è giovani a 18-20 anni, poi stop.

Questione di prospettiva, come anche il tecnico Piscedda può confermare: “Il fatto è semplice: si ritarda molto la maturazione del giovane. Per esempio un ragazzo come Montolivo, che è un ’85, è ancora considerato giovane, mentre in altre nazioni i calciatori della sua età hanno già giocato almeno due Mondiali e un Europeo. Guardate Rooney e Cristiano Ronaldo, ma anche quelli meno bravi di loro”. Forse in Italia non nascono più calciatori all’altezza? Anche su questo Piscedda ha le idee chiare: “Non è che da altre parti nascono i fenomeni e da noi no. In genere da noi nascono più giocatori validi che da altre parti. Il giocatore italiano ha tutto: ha tecnica, coscienza tattica, furbizia, fisico. Non è il brasiliano che è solo tecnico o il tedesco che è solo fisico o l’inglese che gioca molto sull’intensità. Da noi ci sono più qualità ma le società non lo capiscono”.

Come nel mondo del lavoro e dello studio, anche nel calcio, lo spostamento in avanti nel tempo della condizione di giovane rischia di creare solo problemi, e delusioni. Perché la Germania e la Spagna, nazionali diventate modelli da imitare, hanno rose di giovani che grazie al fatto di aver potuto dimostrare il proprio valore hanno disputato un mondiale da protagonisti. Alla faccia del rischio, tutto nostro, secondo il quale affettando il tempo si rischia di bruciare il ragazzo. Che lo si butti nella mischia così che possa iniziare a camminare con le proprie gambe. Solo allora si saprà se potrà vivere in un mondo selettivo e difficile come quello dello sport.

E se davvero il nostro calcio vuole ripartire deve puntare sul domani, con il rischio di fallire nell’immediato, ma ritrovarsi un futuro remoto nuovamente radioso.

di Luca Paradiso

Foto: www.settoretecnico.figc.it

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