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“Il paziente migliora a vista d’occhio”

By   /   6 Luglio 2010  /   Commenti disabilitati su “Il paziente migliora a vista d’occhio”

Chi non vorrebbe essere “Al di sopra di ogni sospetto”? In generale ogni giornalista coltiva questa inconfessabile ambizione. Peccato che, come magistralmente racconta il film* cui tale rubrica si ispira -rendendo omaggio ad un grande Maestro del cinema italiano, lo sceneggiatore Ugo Pirro–  nessuno è poi fino in fondo al di sopra d’ogni sospetto, talvolta persino a sua insaputa.

Siamo infatti il frutto di molteplici stratificazioni culturali, esperienziali, umane che determinano le nostre scelte e condizionano nel profondo le nostre idee. Le mie, nella fattispecie, risentono di tre “categorie” principali: la cultura artistica, la scuola “combattuta” in prima linea ed il cinema.

A chi mi chiede se l’una non rubi tempo o spazio all’altra, rispondo semplicemente che una nutre l’altra e questa rubrica sarà il mio autobus. Si, l’autobus. Cesare Zavattini diceva che per raccontare un paese, gli scrittori dovrebbero sempre prendere l’autobus. Bene, io sull’autobus salgo regolarmente ed ora invito voi a farlo con me. Prima fermata di oggi: qual è lo stato di salute del cinema italiano? Contrariamente a quanto molti si aspettino o dicano, il cinema italiano sta vivendo una vera e propria rinascita. Quando durante le nostre chiacchierate pomeridiane, sprofondati nel suo salotto ceruleo, chiedevamo a Pirro di cosa veramente il nostro cinema dovesse parlare per riacquistare pubblico, lui serafico diceva “di voi, del vostro mondo, di come la gente veramente vive”.

Una specie di neo-neo-realismo. Eppure quell’esigenza, che negli anni ’90 non trovava sponda sul grande schermo, arriva oggi con la stessa quiete di certi monsoni preannunciati da una pioggia leggera. Mi riferisco a due pregevoli film, “Cosa voglio di più” di S. Soldini e “La nostra vita” di D. Luchetti. Pur essendo diversi nel modo di raccontare, nel “colore” dato alle storie e nel linguaggio, ad entrambe le pellicole va riconosciuto il merito di aver restituito un’istantanea  a dir poco fedele di questi nostri anni e della crisi economica che a tutt’oggi sembra essere l’unico fattore “aggregante” e connotativo.

Nel film di Soldini, interpretato egregiamente da F.Favino ed A. Rohrwacher, due giovani, impegnati ciascuno nella propria vita lavorativa ed affettiva, incrociano del tutto casualmente le proprie strade ed ecco che il grigiore del vissuto si accende improvvisamente di fiamma ed il rosso, che prima era solo sinonimo di conto bancario in agonia, colora di passione sogni e fughe clandestine. In questo “Innamorarsi” all’italiana –chi non ricorda la pellicola americana del 1984 con l’indimenticabile interpretazione di Meryl Streep e Robert De Niro–  gli spazi dell’amore sono rubati alle cene con gli amici di famiglia, agli allenamenti serali in piscina, alle lezioni di danza della figlia, come ogni relazione clandestina comanda. Da questo film si esce come se si fosse spiato per un paio d’ore nell’appartamento di un vicino.

Di storie così ne abbiamo sentito parlare tutti, o vivendole in prima persona oppure offrendo ad un amico una spalla su cui dolersi. In questi nostri tempi di crisi, anche innamorarsi è un lusso a cui dover rinunciare perché, se non riesco ad arrivare a fine mese, non posso certo fermarmi a pensare a “…cosa voglio di più”. 

 Non diversamente la pensa Luchetti quando intitola semplicemente il film “La nostra vita” con uno strepitoso Elio Germano che a soli trent’anni è stato insignito a Cannes del Premio come miglior attore, preceduto da grandi del calibro di  Mastroianni, Volontè, Gassman, per citare solo gli italiani. Anche di questo è fatta la nostra vita, di “proletari incazzati” –come ha detto lo stesso Germano- che fissano al supermercato i carrelli pieni, spinti da pochi ,mentre l’Istat rivela che i tagli più considerevoli di quest’anno sono proprio nel settore alimentare. Sono questi i nostri giorni, quelli in cui gli operai in mobilità ce li ricorderemo a dormire sui tetti, battuti dal vento mentre, davanti alle telecamere, tra le lacrime delle mogli, spiegano che non sanno cosa dire ai figli.

Questa è anche la vita di Claudio, l’operaio interpretato da Elio Germano, o dell’irriconoscibile Zingaretti nei panni del pusher paraplegico Ari. Tutti personaggi che si muovono in questa nostra strana quotidianità e che, pur di ottenere quei diritti di cui si sentono scippati, non esitano a ricorrere alla menzogna, al furto, al ricatto. Perché nell’Italia della recessione, anche la moralità sembra diventare un lusso, e non certo limitatamente alle classi meno abbienti. La cronaca, con i suoi recenti scandali di corruzione, ci racconta molto di più di una semplice pellicola. Insomma, ciò che colpisce, in entrambi i film, è che il nero non è mai assoluto e che laggiù, in fondo al tunnel, brilla sempre qualcosa e si chiama speranza.

Questo è il motivo per cui consiglio di non mancare questi due appuntamenti in sala, specie ora che le arene all’aperto –per chi fortunatamente ne ha- e i cinema ripropongono i film più visti della stagione. Come ogni prodotto made in Italy che si rispetti –non solo le auto o il cibo, tanto per nominarne un paio- anche il cinema italiano ha bisogno del sostegno di chi il cinema lo ama davvero. Pertanto, ogni cinefilo dovrebbe spendere una parolina in più verso quelli in cui, scioccamente, permane la preclusione al cinema di casa. Soldini e Luchetti forse non lo verranno a sapere ma ve ne saranno ugualmente eternamente grati. Einstein diceva “La crisi può essere una vera benedizione per ogni uomo e per ogni nazione, perché tutte le crisi portano progresso”.

di Donata Carelli

La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalle tenebre della notte.” Va a finire che questa crisi un giorno dovremo pure ringraziarla….

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