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	<title>ItalNews &#187; 2010 &#187; maggio</title>
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		<title>Nel 1975 Israele voleva vendere la bomba atomica al Sud Africa</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 11:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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Il giornale “The Guradian” ha pubblicato un documento declassificato da cui risulta che Israele aveva offerto testate nucleari all’allora regime Apartheid del Sud Africa.
Il giornale Britannico aggiunge che questo documento è la prima prova ufficiale che Israele possiede armi nucleari. Infatti, fino ad oggi lo Stato ebraico ha sempre mantenuto sulla questione un comportamento ambiguo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Minuteman-3-launch1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-558" title="Minuteman 3 launch" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Minuteman-3-launch1-235x300.jpg" alt="" width="181" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il giornale “<strong>The Guradian</strong>” ha pubblicato un documento declassificato da cui risulta che Israele aveva offerto testate nucleari all’allora regime <strong>Apartheid</strong> del <strong>Sud Africa</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>giornale Britannico</strong> aggiunge che questo documento è la prima prova ufficiale che Israele possiede armi nucleari. Infatti, fino ad oggi lo Stato ebraico ha sempre mantenuto sulla questione un comportamento ambiguo, senza conferme né smentite, anche se universalmente viene riconosciuto che esso possieda tali armi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa ambiguità, in qualche modo fa gioco a <strong>Israele</strong>, in quanto può contare sulla deterrenza che il possesso delle armi nucleari determina sui nemici di sempre, ma allo stesso tempo, non avendolo dichiarato ufficialmente, non è soggetta ai controlli internazionali e non innesca la corsa agli armamenti dei Paesi della Regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il documento pubblicato dal “<strong>The Guardian</strong>” comprende sia la minuta dell’incontro “top secret” avvenuto nel 1975 tra funzionari dei due Paesi sia la richiesta della testata nucleare da parte del <strong>Ministro della Difesa Sudafricano</strong>, <strong>PW Botha</strong>, cui l’allora <strong>Ministro della Difesa</strong> ed ora <strong>Presidente Israeliano</strong>, <strong>Shimon Peres,</strong> rispose offrendone di tre possibili tipologie. La sua firma è ben visibile affianco alla data.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attuale governo <strong>Sud Africano</strong> ha declassificato il documento su richiesta di un professore universitario Americano, <strong>Sasha Polakow-Suransky</strong>, il quale sta scrivendo un libro sulle relazioni tra i due Paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il portavoce del <strong>Presidente Israeliano</strong>, <strong>Ayelet Frisch</strong>, ha categoricamente negato il rapporto, aggiungendo che non c’è stato alcun negoziato tra i due Paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta la vicenda va comunque inquadrata nel contesto geo-politico e geo-strategico dell’epoca. Erano gli anni dell’Apartheid e della contrapposizione tra i due blocchi, <strong>NATO e Patto di Varsavia,</strong> che si attuava attraverso la corsa alla conquista di aree d’influenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La richiesta <strong>Sudafricana</strong> e l’offerta <strong>Israeliana</strong> rientrano nel quadro delle attività di contrasto all’avanzata del “<strong>Patto di Varsavia</strong>”, in quanto, la vendita di armamento nucleare al governo in carica, che aveva introdotto e sostenuto l’<strong>Apartheid</strong>, non era certo diretta a contrastare il movimento politico interno dell’“<strong>Afrikaner National Party</strong>”, ma a costituire deterrente nei confronti dei Paesi della regione di influenza sovietica e nei confronti della stessa <strong>URSS</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Minuteman-3-launch1.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non si sa quali potranno essere gli sviluppi di questa vicenda che capita in un particolare momento in cui la comunità Internazionale è ancora alle prese con <strong>la questione nucleare Iraniana</strong> e l’interesse da parte dell’<strong>Iran</strong> di acquisire capacità nucleari anche nel campo “militare”.</p>
<p>di <strong>Vito Di Ventura</strong></p>
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		<title>Attacco alla base americana di Kandahar</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 10:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
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Dopo l’attacco condotto martedì contro la base aerea di Bagram, a nord di Kabul, i Talebani questa volta hanno colpito la base aerea di Kandahar, la più grande del sud Afghanistan, ferendo diverse persone tra militari e impiegati civili.
Mentre la base di Bagram è stata assaltata da un gruppo di militanti Talebani, che hanno lasciato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/soldati-in-Afghanistan.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-554" title="soldati in Afghanistan" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/soldati-in-Afghanistan.jpg" alt="" width="226" height="170" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l’attacco condotto martedì contro la base aerea di<strong> Bagram</strong>, a nord di <strong>Kabul</strong>, i <strong>Talebani</strong> questa volta hanno colpito la base aerea di <strong>Kandahar</strong>, la più grande del sud <strong>Afghanistan</strong>, ferendo diverse persone tra militari e impiegati civili.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre la base di <strong>Bagram</strong> è stata assaltata da un gruppo di militanti Talebani, che hanno lasciato sul campo 16 morti e 5 di loro sono stati catturati, l’attacco alla base di <strong>Kandahar</strong> è stato invece effettuato con lanci a distanza di razzi,  bombe di mortaio e colpi di mitragliatrici.</p>
<p style="text-align: justify;">La base aerea di <strong>Kandahar</strong>, utilizzata per immettere le truppe nel Teatro operativo sud, è stata bombardata per tutta la notte, costringendo tutto il personale a rimanere nei bunker.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa settimana le <strong>truppe della Coalizione</strong> hanno subito diversi attacchi, il più mortale è stato quello ad un convoglio, in cui hanno perso la vita 18 soldati, mentre il giorno precedente, in un altro attacco suicida, come sappiamo purtroppo sono morti<strong> i due alpini della Brigata “Taurinense</strong>”, il <strong>Sergente Massimiliano Ramadù e il 1° Caporal Maggiore Luigi Pascrazio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi attacchi fanno parte della controffensiva annunciata dai Talebani in risposta alla prossima offensiva delle truppe della Coalizione diretta proprio alla provincia di Kandahar con lo scopo di scacciarli dai loro capisaldi.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’incremento degli attacchi e degli attentati, i Talebani vogliono dimostrare di essere ancora forti e in grado di condurre contemporaneamente operazioni complesse in diverse parti del Paese, nonostante la pressione esercitata su di loro dalle forze della Coalizione.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito degli ultimi attacchi, che hanno provocato la morte di 3 soldati (<strong>1 Americano, 1 Francese, 1 Olandese) ed 1 interprete Afghano</strong>, sale a <strong>997 il numero dei morti americani dall’inizio delle operazioni in Afghanistan (ottobre 2001),</strong> mentre il numero dei <strong>Tedeschi a 24</strong>, quello dei <strong>Francesi a 42 e quello degli Italiani a 20.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma a pagare il tributo di sangue più alto è senza dubbio la <strong>popolazione Afghana</strong>. Ogni attacco terrestre, ma soprattutto aereo, condotto dalle truppe della Coalizione porta inevitabilmente al coinvolgimento della popolazione e a seminare vittime, al punto da far sorgere il dilemma nella gente di chi siano veramente, tra i Terroristi e le forze della Coalizione, quelli da temere di più.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo tributo in ordine di tempo è stato di una decina di morti registrata durante una sparatoria tra le truppe Americane e due Talebani che cercavano di interrare una bomba nella provincia di <strong>Paktia</strong>. I due Talebani sono stati uccisi dai soldati americani e, quando i compagni hanno cercato di portare via i loro corpi, l’arrivo di un elicottero ha provocato altri dieci morti, che per i militari erano militanti, ma per il sindaco della città semplici cittadini.</p>
<p>di <strong>Vito Di Ventura</strong></p>
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		<title>8 sopravvissuti e 160 morti nel disastro aereo in India.</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 10:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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Forse 8 sono i sopravvissuti, ma almeno 160 persone hanno perso la vita nel disastro aereo avvenuto questa mattina a Mangalore, nel Karnataka. L’aereo, un Boeing 737-800  della Air India proveniente da Dubai, con 169 persone a bordo, di cui 6 membri dell’equipaggio, si è schiantato sulla pista durante l’atterraggio.
Le immagini trasmesse dalla televisione mostrano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/india-crash.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-550" title="india-crash" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/india-crash.jpg" alt="" width="226" height="154" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse 8 sono i sopravvissuti, ma almeno 160 persone hanno perso la vita</strong> nel disastro aereo avvenuto questa mattina a <strong>Mangalore, nel Karnataka</strong>. L’aereo, un <strong>Boeing 737-800  della Air India</strong> <strong>proveniente da Dubai</strong>, con <strong>169 persone a bordo</strong>, di cui 6 membri dell’equipaggio, si è schiantato sulla pista durante l’atterraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Le immagini trasmesse dalla televisione mostrano i resti dell’aereo in una zona collinosa, tra gli alberi e le piante, avvolta da un denso fumo nero e dalle fiamme.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Ministro dell’Interno di Karnataka</strong> ha definito l’incidente “la più grande calamità”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aereo ha fatto un atterraggio lungo sulla pista, ha urtato la recinzione ed è andato a finire oltre il muro di cinta dell’aeroporto.</p>
<p style="text-align: justify;">L’incidente odierno è il più grave avvenuto in India dopo quello del novembre 1996, nelle vicinanze di <strong>New Delhi</strong>, in cui morirono 349 persone per uno scontro tra un aereo di linea<strong> Saudita</strong> e un cargo della <strong>Zarakh</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le cause, ora al vaglio dei periti, potrebbe essere la scarsa visibilità, provocato dalle abbondanti piogge dei monsoni dei giorni scorsi e che ancora permaneva nell’area dell’aeroporto che dista circa 30 km dalla città di <strong>Mangalore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aeroporto era stato inaugurato appena una settimana fa, e due piste erano state allungate proprio per permettere di aerei più grandi, come il <strong>Boeing 777</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la testimonianza di un sopravvissuto, <strong>Pradeep</strong>, l’aereo aveva effettuato un atterraggio normale ma dopo 15 secondi sono iniziati i problemi, L’aereo, dopo essere uscito fuori pista si è prima spezzato in due e poi ha preso fuoco ed è esploso. Le persone che sono riuscite a mettersi in salvo si sono lanciate fuori dall’aereo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il leader del partito del Congresso, <strong>Sonia Gandhi</strong>, ha cancellato le celebrazioni per il primo anniversario dell&#8217;insediamento, che cadeva proprio oggi, il 22 maggio 2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Primo Ministro, Manmohan Singh</strong>, ha espresso le sue condoglianze ed ha promesso un risarcimento ai parenti delle vittime. La<strong> Boeing</strong> ha inviato un suo tema di esperti per fornire assistenza tecnica al governo.</p>
<p>di <strong>Vito Di Ventura</strong></p>
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		<title>USA. Si dimette il Direttore dell’Intelligence nazionale</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 10:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Il Direttore della National Intelligence (DNI), Dennis Blair, ha annunciato che il 28 di questo mese rassegnerà le sue dimissioni, dopo 16 mesi caratterizzati da una serie di insuccessi e, soprattutto, da una guerra interna tra le varie agenzie che si occupano di informazioni.
Blair, un ammiraglio in pensione, è il terzo Direttore di questa agenzia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/dennis-blair-Charles-Dharapak-AP.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-545" title="dennis blair - Charles Dharapak - AP" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/dennis-blair-Charles-Dharapak-AP-300x168.jpg" alt="" width="209" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Direttore della National Intelligence (DNI), Dennis Blair</strong>, ha annunciato che il 28 di questo mese rassegnerà le sue dimissioni, dopo 16 mesi caratterizzati da una serie di insuccessi e, soprattutto, da una guerra interna tra le varie agenzie che si occupano di informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Blair</strong>, un ammiraglio in pensione, è il terzo <strong>Direttore</strong> di questa agenzia creata dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001, con il compito di supervisionare 16 diverse agenzie che operano nel settore.</p>
<p style="text-align: justify;">Compito alquanto arduo che è sfociato in una dura lotta, specialmente con il <strong>Direttore della CIA</strong>, che lo ha fortemente criticato sull’onda emotiva del mancato attentato sull’aereo di linea della <strong>Northwest Airline</strong>, volo 253 con a bordo 300 passeggeri e diretto da <strong>Amsterdam a Detroit</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In quella occasione anche il <strong>Presidente Barack Obama</strong> aveva dichiarato che vi erano stati “errori umani e di sistema”. Nel database del <strong>Dipartimento di Stato</strong> per l’immigrazione risultava infatti che <strong>Abdulmutallab</strong> era stato in <strong>America</strong> due volte e inoltre il padre del ragazzo aveva riferito <strong>all’Ambasciata USA</strong> le sue preoccupazioni sulla possibile appartenenza del figlio a cellule eversive.</p>
<p style="text-align: justify;">Mettendo insieme i due pezzi d’informazione, quelle del padre e delle precedenti visite, <strong>Abdulmutallab</strong> <strong>non sarebbe dovuto salire a bordo</strong>. Ma queste correlazioni non furono fatte ed è a questa mancata coordinazione che il Presidente Obama si era riferito e su cui sono state rivolte le maggiori critiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Pochi giorni fa, il <strong>Comitato sui Servizi del Senato</strong> ha confermato che il “<strong>Centro di Controterrorismo Nazionale” (NCTC)</strong>, alle dipendenze del <strong>DNI</strong>, era in condizioni di mettere in relazione i dati di intelligence e, quindi, di prevenire il potenziale attacco all’aereo. In qualità di Direttore del National Intelligence, Blair ne era, pertanto, responsabile. Le prime indiscrezioni sulle dimissioni di Blair sono state date dalla <strong>ABC News</strong>, due giorni dopo la presentazione di questo rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il tentativo di far esplodere l’aereo di linea, <strong>Blair</strong> aveva costituito una nuova unità federale di interrogazione fatta da specialisti in controterrorismo che avrebbero interrogato l’autore dell’attentato, il nigeriano <strong>Umar Farouk Abdulmutallab</strong>. Ma questa unità, nota come “<strong>High-Value Interrogation Group” (HIG)</strong> è stata messa a punto solo dopo il recente attentato di <strong>Times Square</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro episodio poco gradito dall’Amministrazione e dalle altre agenzie di intelligence è stata la rivelazione fatta al <strong>Congresso</strong> che Abdulmutallab stava collaborando con gli investigatori, mentre il fatto doveva essere mantenuto segreto. Avendo Blair divulgato questa informazione, anche il <strong>Direttore dell’FBI, Robert Muller</strong>, ha dovuto poi confermare.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, <strong>Blair</strong> è stato il primo funzionario <strong>dell’amministrazione Obama</strong> a definire la violenta uccisione di un psichiatra dell’<strong>Esercito</strong> come un atto di estremismo interno. L’amministrazione in precedenza era stata riluttante a definirla tale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lo scontro maggiore Dennis Blair l’ha avuto con il <strong>Direttore della CIA, Peon Panetta</strong>, sulla questione riguardante la scelta del personale da inviare presso le <strong>Ambasciate USA</strong>. In una direttiva emessa da Blair, tale personale, nominato direttamente da lui, avrebbe sostituito quello della <strong>CIA</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, <strong>Dennis Blair</strong> lascia perché non ha saputo gestire o uniformarsi all’ambiente. E’ già iniziata la corsa alla sua sostituzione e diversi possibili candidati sono stati sentiti.<br />
   <br />
di <strong>Vito Di Ventura</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Naomi Campbell chiamata a testimoniare dal tribunale per crimini di Guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 10:25:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
I pubblici ministeri del tribunale per i crimini di guerra dell’Aia hanno fatto sapere che la top model Naomi Campbell potrebbe essere chiamata a deporre come teste al processo contro l’ex presidente della Liberia, Charles Taylor.
Il motivo è che la Campbell avrebbe ricevuto nel 1997, durante una cena a casa di Nelson Mandela, in Sud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/naomi-campbell.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-541" title="naomi campbell" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/naomi-campbell.jpg" alt="" width="226" height="170" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I pubblici ministeri del tribunale per i crimini di guerra dell’<strong>Aia</strong> hanno fatto sapere che la top model <strong>Naomi Campbell</strong> potrebbe essere chiamata a deporre come teste al processo contro l’ex presidente della <strong>Liberia, Charles Taylor</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motivo è che la <strong>Campbell </strong>avrebbe ricevuto nel 1997, durante una cena a casa di <strong>Nelson Mandela</strong>, in <strong>Sud Africa</strong>, un diamante grezzo dal <strong>Taylor</strong>, il quale è accusato di aver usato “diamanti insanguinati” per finanziare l’insurrezione in Sierra Leone che costò la vita a decine di migliaia di persone.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Campbell</strong> ha naturalmente rifiutato di testimoniare davanti ai giudici, ma per questi ultimi la sua testimonianza potrebbe essere importante per provare l’accusa, cioè che il <strong>Signor Taylor</strong> faceva uso di diamanti grezzi. Il ricavato della vendita dei diamanti serviva per comprare le armi ai ribelli del <strong>Fronte Rivoluzionario Unito (RUF)</strong>, tristemente famosi per tagliare mani e piedi dei civili durante la brutale guerra civile del 1991-2001.</p>
<p style="text-align: justify;">L’episodio del diamante alla <strong>Campbell</strong> è venuto fuori in gennaio, durante il processo. L’ex presidente Liberiano, sotto processo dal 2008, ha rigettato l’accusa definendola “non senso” e dichiarandosi non colpevole da 11 capi di accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità compiuti durante i dieci anni di guerra in <strong>Sierra Leone</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">All’inizio del mese, durante un’apparizione alla “<strong>Oprah Winfrey Show</strong>”, la Campbell ha sviato la questione del diamante. Quando le è stata posta la domanda sul regalo ha dichiarato di non volere  essere coinvolta nel caso di un uomo che aveva compiuto azioni terribili e che non voleva mettere la sua  famiglia in pericolo.</p>
<p style="text-align: justify;">I giudici vorrebbero sentire anche l’attrice americana <strong>Mia Farrow</strong>, anche lei ospite durante la cena a casa di <strong>Mandela</strong>, per testimoniare sul presunto regalo. Secondo la versione della <strong>Farrow</strong>, infatti, la <strong>Campbell</strong> le aveva riferito del regalo il giorno dopo, narrandole che durante la notte aveva ricevuto la visita di alcuni uomini di <strong>Taylor</strong> che le avrebbero consegnato un grosso diamante grezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mese fa la <strong>Farrow</strong> ha dichiarato alla <strong>ABC News</strong> “non ti dimentichi quando un’amica ti dice di aver ricevuto un grosso diamante nel bel mezzo della notte”. La Farrow si è detta pronta a testimoniare, se necessario.</p>
<p>di <strong>Vito Di Ventura</strong></p>
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		<title>’Esercito riconquista il centro di Bangkok, ma la ribellione continua</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 10:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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I militari, facendo uso dei mezzi blindati, hanno sfondato le barricate, arrestato i capi della rivolta e numerosi dimostranti, riconquistando il centro commerciale della città che da mesi era in mano ai manifestanti.
Ma la ribellione continua e per reazione sono stati assaltati uffici governativi e altri centri, sia in città che in altre provincie del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Tahilandia-EPA-Barbara-Walton.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-537" title="Tahilandia EPA-Barbara Walton" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Tahilandia-EPA-Barbara-Walton-300x168.jpg" alt="" width="220" height="131" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I militari, facendo uso dei mezzi blindati, hanno sfondato le barricate, arrestato i capi della rivolta e numerosi dimostranti, riconquistando il centro commerciale della città che da mesi era in mano ai manifestanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la ribellione continua e per reazione sono stati assaltati uffici governativi e altri centri, sia in città che in altre provincie del nord est. Nella capitale è stato imposto il coprifuoco, gli uffici pubblici resteranno chiusi per tutta la settimana e fino a venerdì anche la metropolitana e la <strong>Skytrain</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Almeno 4 persone sono morte ed una quarantina sono rimaste ferite durante gli scontri di ieri, in cui ha perso la vita anche il giornalista italiano <strong>Fabio Polenghi</strong> di 45 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">I capi del<strong> Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura (UDD)</strong>, noto anche come “<strong>Camicie Rosse</strong>”, si sono arresi alla polizia dopo che i blindati hanno aperto varchi nelle barricate fatte di copertoni e canne di bambù, liberando l’area occupata dallo scorso 3 aprile dai dimostranti che chiedevano l’immediato scioglimento del governo e nuove elezioni.</p>
<p style="text-align: justify;">“Se ci arrendiamo non significa che abbiamo perso”, così ha commentato <strong>Jatuporn Prompan</strong> uno dei leader della rivolta, “continueremo a combattere”.</p>
<p style="text-align: justify;">La resa dei leader non ha frenato i dimostranti che, anzi, infuriati hanno incendiato e saccheggiato numerosi edifici. Tra questi, il centro commerciale “<strong>Central World</strong>”, la vicina piazza di “<strong>Siam Square</strong>” e il vecchio <strong>Teatro</strong> “<strong>Siam</strong>”, ostacolando le operazioni dei vigili del fuoco.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli uffici di Cambio della <strong>Thailandia</strong> e la sede televisiva di “Canale 3”, che i dimostranti accusano di essere schierata a favore del governo, sono state incendiati e gli impiegati dell’emittente si sono rifugiati sul tetto, da dove sono stati tratti in salvo dagli elicotteri.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>Camicie Rosse</strong> hanno incendiato anche l’ufficio Postale e gli uffici del giornale “<strong>The Nation</strong>”. Entrambi rimarranno chiusi fino a venerdì.</p>
<p style="text-align: justify;">In gran parte della città mancano i servizi telefonici e l’energia elettrica, molti residenti sono rimasti senza viveri, mentre in altre parti della città la gente sta facendo incetta di ogni genere alimentare.</p>
<p style="text-align: justify;">La televisione di stato ha riportato che fuori<strong> Bangkok</strong> le “Camicie Rosse” hanno incendiato municipi nelle provincie di <strong>Khon Kaen, Mukdahan, Ubon Ratchthani, Udom Thani e Chiang Mai</strong>. In Ubon, due dimostranti sono rimasti uccisi. Nelle cinque provincie è stato dichiarato lo stato di emergenza. In totale ora sono 17 le provincie in stato d’emergenza, compresa la capitale, e la polizia ha l’ordine di sparare ai dimostranti.<br />
 <br />
<strong>L’UDD</strong> aveva iniziato la protesta lo scorso 12 marzo, quando decine di migliaia di dimostranti si radunarono in <strong>Bangkok</strong>, provenienti dal nord e dal nord est della Thailandia, il cuore del movimento delle “Camicie Rosse”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il movimento è sostenuto dall’ex primo ministro <strong>Thaksin Shinawatra</strong>, il quale fu rimosso con il colpo di stato dei militari nel 2006 e fuggì dal Paese per evitare la prigione in quanto accusato di corruzione. Si dice che <strong>Thaksin </strong>abbia finanziato la protesta anche per recuperare più di un miliardo di dollari delle sue proprietà confiscate dalla magistratura.<br />
       <br />
di <strong>Vito Di Ventura</strong>  </p>
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		<title>Passa la risoluzione per le nuove sanzioni all’Iran</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 10:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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Come volevasi dimostrare: l’ultimo accordo firmato con il Brasile e la Turchia, di inviare l’uranio a basso arricchimento alla Turchia per ricevere in cambio quello arricchito al 20% da utilizzare per la ricerca, è stato definito un passo “positivo”, ma non ha soddisfatto le aspettative dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Nell’ultima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Ahmadinejad-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-533" title="Ahmadinejad 2" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Ahmadinejad-2.jpg" alt="" width="117" height="118" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come volevasi dimostrare: l’ultimo accordo firmato con il<strong> Brasile</strong> e la <strong>Turchia</strong>, di inviare l’uranio a basso arricchimento alla Turchia per ricevere in cambio quello arricchito al 20% da utilizzare per la ricerca, è stato definito un passo “positivo”, ma non ha soddisfatto le aspettative dei membri permanenti del <strong>Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ultima riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tenuta ieri, è stata approvata la nuova risoluzione, i cui contenuti non sono stati ancora resi noti, ma da quanto era già emerso in passato prevede sanzioni contro le attività militari, finanziarie e commerciali legate ai programmi nucleari svolte dalle <strong>Guardie Rivoluzionarie Iraniane</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste ultime, infatti, controllano un certo numero di compagnie e di organizzazioni legate alla proliferazione degli armamenti. Sia le Società che i singoli personaggi saranno inclusi nella lista di quei soggetti cui verranno congelate e bandite le attività commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine della riunione, <strong>l’Ambasciatrice Americana, Susan Rice</strong>, ha dichiarato che la risoluzione darà maggiore forza alle sanzioni già esistenti e intensificherà le pressioni sul governo Iraniano affinché risolva i dubbi sui programmi nucleari. L’<strong>Iran</strong>, insomma, deve dimostrare con i fatti che tali programmi siano pacifici e non rivolti alla produzione di armi nucleari.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Russia </strong>e la<strong> Cina</strong>, che hanno ottimi rapporti con l’Iran e che nei mesi scorsi si erano schierati a favore di una soluzione diplomatica che prevenisse le sanzioni, hanno aderito insieme agli altri membri del Consiglio (<strong>Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti</strong>) e alla<strong> Germania</strong>, membro non permanente, ritenendo l’accordo che <strong>Teheran</strong> aveva sottoscritto con Turchia e Brasile una mossa fatta solo per evitare le sanzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Rice</strong> ha inoltre specificato che lo scopo delle nuove sanzioni non ha niente a che vedere con lo scambio dell’uranio per i reattori nucleari a scopo pacifico e per la ricerca del suaccennato accordo, piuttosto le nuove sanzioni sono dirette al rifiuto della <strong>Repubblica Islamica</strong> di sospendere l’arricchimento dell’uranio e i programmi di costruire 10 nuove installazioni nucleari.</p>
<p style="text-align: justify;">L’accordo con la Turchia ed il Brasile, infatti, non impegnava l’Iran a porre fine ai suoi programmi nucleari di arricchimento dell’uranio che invece erano parte delle richieste del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e interessava solo i 1.200 kg di uranio a basso arricchimento, ma non faceva menzione alcuna dei programmi di arricchimento già avviati e gli scopi che con essi l’Iran intende perseguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, non affrontava il nocciolo della questione su cui la comunità Internazionale e gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno sempre puntato il dito, cioè i programmi militari. A loro parere, infatti, l’Iran intende segretamente arrivare ad avere la bomba atomica, un’arma che gli consentirebbe di assumere decisamente il ruolo di protagonista nella regione e di minacciare seriamente<strong> Israele</strong> e, quindi, il modo Occidentale.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi missili balistici <strong>Shahab-3</strong> sono in grado di colpire bersagli oltre i 2.000 km e dunque di minacciare Israele, ma una cosa sono le testate convenzionali ed un’altra invece quelle nucleari.</p>
<p>di <strong>Vito Di Ventura</strong></p>
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		<title>Un altro attacco suicida a Kabul fa 18 morti</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 13:03:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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Non si ferma l’ondata di sangue in Afghanistan. Dopo il grave episodio di ieri in cui sono rimasti uccisi due militari Italiani e feriti altri due, un altro attacco suicida ha sconvolto la capitale Kabul.
Una macchina imbottita di esplosivo è esplosa al passaggio di un convoglio della NATO, durante l’ora di punto della capitale Afghana, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/bomba-in-Iraq.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-455" title="bomba in Iraq" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/bomba-in-Iraq-300x200.jpg" alt="" width="205" height="154" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Non si ferma l’ondata di sangue in <strong>Afghanistan</strong>. Dopo il grave episodio di ieri in cui sono rimasti uccisi due militari Italiani e feriti altri due, un altro attacco suicida ha sconvolto la capitale<strong> Kabul</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una macchina imbottita di esplosivo è esplosa al passaggio di un convoglio della<strong> NATO</strong>, durante l’ora di punto della capitale Afghana, uccidendo 12 civili e 6 militari, di cui 2 americani.</p>
<p style="text-align: justify;">La responsabilità è stata subito rivendicata da un portavoce dei <strong>Talebani</strong> con una telefonata all’<strong>Agenzia Router</strong>, dicendo che il martire aveva usato un furgone con 750 kg di esplosivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l’attentato dello scorso settembre 2009, dove trovarono la morte proprio 6 militari <strong>Italiani</strong>, questo è il più grave e mortale effettuato contro le truppe in un contesto fortemente protetto come è <strong>Kabul</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo attentato si inquadra nell’ambito della controffensiva <strong>Talebana</strong> annunciata contro il governo Afghano, le forze straniere e i diplomatici presenti in<strong> Afghanistan</strong> in risposta all’offensiva programmata dalla <strong>NATO </strong>contro i gruppi dislocati nelle roccaforti di <strong>Kandahar</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Ministro dell’Interno Afghano</strong> ha confermato la morte di 12 civili ed il ferimento di 47 persone, molte delle quali erano in attesa del bus alla fermata vicino alla base. Nell’esplosione sono rimaste coinvolte numerose auto, ridotte in rottami o bruciate.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ospedale “<strong>Estiqlal</strong>” di Kabul è stato sommerso dai feriti, tra cui anche bambini. I corpi dei militari sono stati invece subito racchiusi nei tristemente famosi “sacchi neri”.<br />
La polizia ha immediatamente circondato la zona dell’incidente, intorno al palazzo Darulaman che fu sede della famiglia reale Afghana.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esplosione è avvenuta mentre il <strong>Presidente Afghano, Hamid Karzai</strong>, teneva una conferenza stampa per riferire della sua recente visita a <strong>Washington</strong> con il <strong>Presidente Barack Obama</strong>. Karzai ha duramente condannato l’attacco, auspicando che tutti questi episodi di terrorismo finiscano al più presto.</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, nel sudest del Paese la polizia ha ucciso un suicida mentre tentava di attaccare un palazzo governativo nella provincia di <strong>Paktia</strong>, vicino ai confini con il <strong>Pakistan</strong>. Nell’incidente è morto un poliziotto e altri sono rimasti feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, episodi come questi si ripeteranno e la loro frequenza aumenterà mano a mano che i Talebani vedranno peggiorare la loro situazione. La vittoria militare sul campo e la cacciata dei Talebani dall’Afghanistan non porrà fine al terrorismo, sia in Afghanistan sia nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, l’offensiva “<strong>Moshtarak</strong>”, lanciata lo scorso 13 febbraio contro le roccaforti dei Talebani nella regione dell’<strong>Helmand</strong>, e prossimamente toccherà a quella del <strong>Kandahar</strong>, ha, ed avrà, di fatto provocato una recrudescenza degli attacchi terroristici, unica arma in possesso dei Talebani per contrapporsi alla preponderante forza militare delle <strong>truppe della Coalizione</strong>.</p>
<p>di<strong> Vito Di Ventura</strong></p>
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		<title>Finalmente un accordo? L’Iran invierà il suo uranio in Turchia</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 12:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Dopo un lunghissimo incontro in Teheran, tra il Presidente Iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, il Primo Ministro Turco, Recep Tayyip Erdogan, e il Presidente Brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, l’Iran ha accettato di inviare 1.200 kg di uranio a basso arricchimento in Turchia, in cambio di una pari quantità di uranio arricchito almeno al 20%.
L’accordo, molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Ahmadinejad.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-451" title="Ahmadinejad" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Ahmadinejad.jpg" alt="" width="135" height="90" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un lunghissimo incontro in <strong>Teheran</strong>, tra il Presidente Iraniano,<strong> Mahmoud Ahmadinejad</strong>, il Primo Ministro Turco,<strong> Recep Tayyip Erdogan</strong>, e il Presidente Brasiliano, <strong>Luiz Inacio Lula da Silva</strong>, l’Iran ha accettato di inviare 1.200 kg di uranio a basso arricchimento in <strong>Turchia</strong>, in cambio di una pari quantità di uranio arricchito almeno al 20%.</p>
<p style="text-align: justify;">L’accordo, molto simile a quello proposto dagli <strong>Stati Uniti</strong> mesi fa e definito dal Presidente Russo, <strong>Dmitri Medvedev</strong> come l’ultima chance per evitare le sanzioni, pone ora gli Stati Uniti in una posizione alquanto scomoda.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, perché non sono ancora noti tutti i dettagli, in secondo luogo perché dopo gli ultimi colloqui con la <strong>Germania </strong>e i cinque membri permanenti del <strong>Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite</strong> (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina) ora sono stai introdotti due nuovi interlocutori, <strong>Turchia</strong> e <strong>Brasile</strong>, ed infine perché nel frattempo l’Iran ha prodotto nuovo uranio e quindi le quantità iniziali sono cambiate.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto sta che il nuovo accordo potrebbe ricevere il benestare delle<strong> Nazioni Unite</strong> e porre finalmente termine allo stallo che si era venuto a creare sulla questione nucleare Iraniana, senza dover ricorrere al famoso quarto round di colloqui e, quindi, alle sanzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il portavoce del Ministro degli Esteri <strong>Ramin Mahmanparast</strong> ha dichiarato che lo scambio avverrà in Turchia. L’Iran invierà 1.200 kg di uranio a basso arricchimento in Turchia per ricevere le barre di carburante di uranio arricchito che serviranno a far funzionare i reattori per la ricerca scientifica e medica. Questo avverrà un mese dopo la firma tra l’Iran e l’<strong>Agenzia</strong> <strong>Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite (IAEA)</strong> della versione finale dell’accordo.   </p>
<p style="text-align: justify;">Quest’ultimo potrebbe ricalcare la bozza di programma proposta in ottobre dalle Nazioni Unite, ma non è ancora chiaro quanto il nuovo accordo rispecchi quella bozza che fu rigettata dall’Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa è cambiato ora per far dire di sì ad <strong>Ahmadinejad</strong>? E’ caduta la richiesta iniziale di effettuare uno scambio per gradi piuttosto che fornire il suo materiale in un singolo lotto. E’ anche decaduta la richiesta che lo scambio avvenisse in Iran.</p>
<p style="text-align: justify;">Come mai questi requisiti una volta ritenuti inderogabili adesso non hanno più significato? L’<strong>Iran</strong> ha davvero deciso di abbandonare i suoi programmi nucleari militari o può fare a meno dei 1.200 kg di uranio impoverito tanto ne ha altro in qualche altro deposito nascosto? La mossa serve solo a fermare le sanzioni che, come ha dichiarato il Vice Presidente Iraniano, <strong>Ahmet Davutoglu</strong>, “ora non sono più necessarie”?</p>
<p style="text-align: justify;">Sono tutti interrogativi che saranno sicuramente chiariti prima che l’accordo finale venga accettato, ma di certo possiamo dire che è stato compiuto un grosso passo avanti per risolvere una questione estremamente delicata a livello internazionale.</p>
<p>di <strong>Vito Di Ventura</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Altri due militari italiani morti in Afghanistan e due feriti, tra cui una donna.</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 12:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Sergente Massimiliano Ramadù, di 33 anni originario di Velletri (Roma), e il 1° Caporal Maggiore Luigi Pascrazio, di 25 anni originario di Grumo Apula (Bari), sono morti, mentre il 1° Caporal Maggiore Gianfranco Scirè, 28 di Calsteldaccia (PA) e il Caporale Cristina Buonacucina, unica donna rimasta coinvolta, di Foligno, sono rimasti feriti in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/esplosione-in-afghanistan.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-447" title="esplosione in afghanistan" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/esplosione-in-afghanistan.jpg" alt="" width="145" height="125" /></a>Il <strong>Sergente</strong> <strong>Massimiliano Ramadù</strong>, di 33 anni originario di <strong>Velletri</strong> (Roma), e il <strong>1° Caporal Maggiore Luigi Pascrazio</strong>, di 25 anni originario di <strong>Grumo Apula</strong> (Bari), sono morti, mentre il <strong>1° Caporal Maggiore Gianfranco Scirè</strong>, 28 di <strong>Calsteldaccia</strong> (PA) e il <strong>Caporale Cristina Buonacucina</strong>, unica donna rimasta coinvolta, di <strong>Foligno</strong>, sono rimasti feriti in un attacco che ha colpito alle 09.15 ore locali di questa mattina un convoglio <strong>ISAF</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I feriti sono stati trasportati all’ospedale da campo di <strong>Herat</strong>, ma fortunatamente non sono in pericolo di vita. Tutto il personale appartiene al<strong> 32° Reggimento Genio gustatori della Brigata alpina “Taurinense”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una bomba <strong>IED (Improvised Explosive Device)</strong> è esplosa al passaggio del convoglio in movimento diretto a<strong> Bala Murghab</strong>, a nord del Paese. Il <strong>Lince</strong> su cui viaggiavano i militari Italiani era in testa al convoglio, composto da una decina di automezzi di diverse nazionalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il contingente Italiano di stanza ad<strong> Herat</strong> conta circa 2.800 soldati, cui si aggiungeranno altri 527 per raggiungere il numero totale di 3.227 ed è al comando del <strong>Generale di Brigata Claudio Berto</strong>, comandante della <strong>Brigata “Taurinense”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto il mondo politico ha unanimemente espresso il proprio cordoglio alle famiglie colpite da questa nuova tragedia.</p>
<p style="text-align: justify;">Salgono così a 20 i militari morti in <strong>Afghanistan</strong>, di cui 15 per incidenti provocati da ordigni esplosivi e 5 per incidenti stradali o malori.</p>
<p>di <strong>Vito Di Ventura</strong></p>
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		<title>E’ cominciata la corsa al posto di Capo del Partito Laburista.</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 18:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vito Di Ventura

Dopo i disastrosi risultati delle ultime elezioni, Gordon Brown si è dimesso anche dalla carica di Capo del Partito Laburista, aprendo la corsa alla sua successione.
I più accreditati, Alan Johnson, Harriet Herman e Jack Straw  si sono già auto esclusi dalla competizione, mentre l’ex segretario all’istruzione, Ed Balls, il precedente Segretario alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Vito Di Ventura</p>
<p><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Ed-Milbrand-e-David.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-239" title="Ed Milbrand e David" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Ed-Milbrand-e-David.jpg" alt="" width="197" height="149" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i disastrosi risultati delle ultime elezioni,<strong> Gordon Brown</strong> si è dimesso anche dalla carica di <strong>Capo del Partito Laburista</strong>, aprendo la corsa alla sua successione.</p>
<p style="text-align: justify;">I più accreditati, <strong>Alan Johnson</strong>, <strong>Harriet Herman</strong> e <strong>Jack Straw</strong>  si sono già auto esclusi dalla competizione, mentre l’ex segretario all’istruzione, <strong>Ed Balls</strong>, il precedente Segretario alla Sanità, <strong>Andy Burnham</strong> e il parlamentare, <strong>Jon Cruddas</strong>, stanno ancora considerando l’opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi si è invece apertamente schierato è il precedente <strong>Ministro degli Esteri</strong>, <strong>David Milibrand</strong>. Ma la sorpresa per <strong>David </strong>è arrivata ieri quando anche il fratello<strong> Ed</strong>, il precedente <strong>Ministro dell’Energia</strong>, ha comunicato ai membri locali del suo partito in <strong>Doncaster</strong> che intende correre per la presidenza del partito<strong> Laburista</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sarà uno scontro in casa <strong>Milibrand</strong>, quindi. Alla notizia dell’ingresso nella competizione del fratello <strong>Ed</strong>, <strong>David Milibrand</strong> ha commentato dicendo che “l’amore fraterno sopravvivrà”. Ed, da parte sua, ha dichiarato di averci pensato a lungo prima di decidere di sfidare il fratello, ma poi, sostenuto dall’entusiasmo con cui i suoi sostenitori hanno lanciato la petizione sul web incitandolo ad accettare la sfida, ha deciso di scendere in campo .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>David Miliband</strong> è il protetto dell’ex leader dei <strong>Laburisti</strong>, <strong>Tony Blair</strong>, ed ha già ottenuto il sostegno di un certo numero di Laburisti di peso, compreso il precedente Segretario all’interno,<strong> Alan Johnson</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fratello<strong> Ed</strong> è meno noto essendo stato parlamentare per un breve periodo, ma è sostenuto dal sindacato di Laburisti e da parlamentari del Partito.</p>
<p style="text-align: justify;">I due fratelli sono gli unici che fino ad oggi si siano dichiarati pronti a sostituire Gordon Brown.</p>
<p style="text-align: justify;">In un intervista rilasciata ieri a <strong>Andrew Marr</strong>, nel suo programma televisivo, <strong>Ed Milibrand</strong> ha dichiarato di “avere la capacità di riunificare il partito” e che la sua candidatura serve ad “offrire un più ampio contesto possibile di idee e di persone” e si è, inoltre, detto pronto a collaborare con David, dovesse risultare vincitore il fratello. </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed Milibrand</strong> era nella stanza con <strong>Gordon Brown</strong> nei momenti finali, quelli decisivi. Momenti definiti emozionanti, ma terminati in modo doloroso. In quanto al futuro dei <strong>Laburisti</strong>, secondo Ed “il partito ha bisogno di riguadagnare il senso della sua missione e l’idealismo, che sono assolutamente essenziali per stabilire la direzione verso cui deve andare il Paese, in modo da indirizzare i nuovi problemi da affrontare, come il cambiamento del clima e l’invecchiamento della popolazione”.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi, secondo<strong> Ed Milibrand</strong> occorre riguadagnare la fiducia persa di quanti hanno sempre votato per il <strong>Partito Laburista</strong> e di quelli che furono attirati da <strong>Tony Blair</strong> nel 1997.</p>
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		<title>Nuova imponente protesta a Okinawa</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 12:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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Circa 17.000 Giapponesi hanno circondato la base dei Marines in Okinawa in segno di protesta contro la presenza USA nell’isola. Questione che, nonostante le continue pressioni, Tokio non ha ancora risolto.
La base aerea di Futenma occupa circa 5 km quadrati e ospita circa 2.000 Marines, ma per molto tempo è stata il simbolo della presenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/protesta-in-Giappone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-443" title="protesta in Giappone" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/protesta-in-Giappone-300x151.jpg" alt="" width="203" height="117" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Circa 17.000 <strong>Giapponesi</strong> hanno circondato la base dei Marines in <strong>Okinawa</strong> in segno di protesta contro la presenza <strong>USA</strong> nell’isola. Questione che, nonostante le continue pressioni,<strong> Tokio</strong> non ha ancora risolto.</p>
<p style="text-align: justify;">La base aerea di <strong>Futenma</strong> occupa circa 5 km quadrati e ospita circa 2.000 <strong>Marines</strong>, ma per molto tempo è stata il simbolo della presenza Americana, che nell’isola, nel suo complesso, mantiene più della metà delle sue truppe presenti in <strong>Giappone</strong>, pari a circa 47 mila uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la protesta la base è stata letteralmente circondata da un doppio cordone di gente che, nonostante la pioggia, tenendosi per mano, ha intonato slogan. La base si trova proprio nel mezzo di <strong>Ginowa</strong>, una città che conta quasi 93 mila abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La popolazione residente si è più volte lamentata dei rumori provocati dagli aerei e dalla criminalità provocata dalle truppe USA nell’area. Nel 1996, dopo un brutale rapimento di una bambina di 12 anni da parte di due Marines e alcuni marinai, fu firmato un accordo con gli <strong>Stati Uniti</strong> che hanno accettato di spostare entro il 2014 circa 8.600 uomini dalla base di <strong>Okinawa a Guam</strong>, nel <strong>Pacifico</strong>.    </p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Primo Ministro Giapponese</strong>, <strong>Yukio Hatoyama</strong>, subito dopo la sua elezione, lo scorso anno, ha detto di voler rivedere quell’accordo, ma, nonostante le promesse, ha finora rinviato la decisione per timore delle critiche sia interne che estere. Durante la sua visita, all’inizio del mese, <strong>Hatoyama</strong> si è scusato con la popolazione locale per i “fastidi”, così li ha definiti, causati dalla presenza della base.</p>
<p style="text-align: justify;">La dimostrazione è stata organizzata in coincidenza dell’anniversario della restituzione, da parte degli <strong>Stai Uniti</strong>, di <strong>Okinawa al Giappone</strong>, avvenuta il 15 maggio del 1972. Ma la più grossa protesta è stata quella dello scorso mese, dove a manifestare sono stati in circa 100 mila.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Capo di Gabinetto della Segreteria, <strong>Hirofumi Hirano</strong>, che sta visitando le isole di <strong>Kyushe</strong> nel sud del Giappone, ha avuto modo di parlare con alcuni abitanti di <strong>Tokunoshima</strong>, un isola vicino Okinawa, che appoggerebbero la ridislocazione della base sulla loro isola per motivi economici, ma la proposta è stata subito critica dalle autorità politiche dell’isola.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Primo Ministro<strong> Hatoyama</strong> è tra due fuochi, tra chi vorrebbe la chiusura della base e la liberazione dell’isola dalla presenza americana e chi invece, sostenendo l’alleanza con gli Stati uniti, vorrebbe che si applicassero gli accordi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hatoyama</strong> ha promesso di dare una risposta per la fine del mese, ma, poiché dai sondaggi la sua popolarità è scesa del 20%, molto del suo destino politico potrebbe dipendere proprio dalle decisioni in merito alla questione.</p>
<p> di <strong>Vito DI Ventura</strong></p>
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		<title>La Cina costruirà raffinerie in Nigeria</title>
		<link>http://www.italnews.info/2010/05/15/la-cina-costruira-raffinerie-in-nigeria/</link>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 18:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vito Di Ventura

La società statale nigeriana NNPC e la China State Construction Engeneering Corporation (CSCEC) hanno firmato un accordo per 18 miliardi di Euro, per la costruzione di 3 raffinerie e di un complesso petrolchimico in Nigeria.
Il progetto incrementerà di circa 750.000 barili al giorno le capacità della Nigeria e, di conseguenza, il flusso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Vito Di Ventura</p>
<p><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/250px-Abuja-Nigeria.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-232" title="250px-Abuja- Nigeria" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/250px-Abuja-Nigeria.jpg" alt="" width="185" height="140" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La società statale <strong>nigeriana</strong> <strong>NNPC</strong> e la <strong>China State Construction Engeneering Corporation (CSCEC)</strong> hanno firmato un accordo per 18 miliardi di Euro, per la costruzione di 3 raffinerie e di un complesso petrolchimico in <strong>Nigeria</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto incrementerà di circa 750.000 barili al giorno le capacità della <strong>Nigeria</strong> e, di conseguenza, il flusso dei prodotti raffinati in Nigeria, che pur essendo la dodicesima produttrice di petrolio e l’ottava in termini di esportazione, è costretta a importare circa l’85% dei prodotti raffinati, a causa delle pessime condizioni di manutenzione e di gestione in cui versano le 4 raffinerie statali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto contribuirà a rendere ancora più salde le relazioni tra<strong> Pechino</strong> e <strong>Abuja.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le 3 raffinerie saranno costruite a <strong>Bayelsa, Kogi e Lagos</strong>, mentre è ancora da definire l’ubicazione del complesso petrolchimico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo <strong>Nigeriano</strong>, nei confronti delle compagnie straniere, applica la politica che queste debbano investire nello sviluppo delle infrastrutture  e dell’economia prima di cominciare a trarre profitto dall’esportazione del petrolio e del gas.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Repubblica Federale di Nigeria</strong>, o semplicemente Nigeria, è la nazione più popolosa dell’<strong>Africa</strong> e l’ottava del mondo. La sua economia è in forte crescita proprio grazie ai giacimenti di petrolio e gas naturale, che rappresentano il 40% del GDP nazionale e l’80% degli introiti del governo.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Cina</strong>, dal canto suo, è in forte espansione economica e le esigenze di energia e, quindi, di petrolio e gas, aumentano in maniera vertiginosa. La compartecipazione al raffinamento del petrolio Nigeriano costituisce una fonte certa di approvvigionamento.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tra il fango spunta Evans. Vinokurov in rosa</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 09:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Massariolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciclismo]]></category>
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		<category><![CDATA[7° tappa del Giro d’Italia]]></category>
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15 Maggio 2010
MONTALCINO – Altro che Vino, sull’arrivo di Montalcino serviva l’esperienza di un biker. Così è stato e Cadel Evans si è  aggiudicato una delle corse più spettacolari degli ultimi anni.  Secondo  un ottimo Damiano Cunego, seguito a ruota  proprio da Alexandre  Vinokurov, che sfila la maglia  rosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><em>15 Maggio 2010</em><br />
<strong><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-1.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-29" title="Evans" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Immagine-1-300x199.png" alt="" width="300" height="199" /></a>MONTALCINO</strong> – Altro che Vino, sull’arrivo di <strong>Montalcino</strong> serviva l’esperienza di un biker. Così è stato e <strong>Cadel Evans</strong> si è  aggiudicato una delle corse più spettacolari degli ultimi anni.  Secondo  un ottimo <strong>Damiano Cunego</strong>, seguito a ruota  proprio da <strong>Alexandre  Vinokurov</strong>, che sfila la maglia  rosa a <strong>Vincenzo Nibali</strong>,  autore di una brutta scivolata  in discesa.</p>
<p><strong>LA CORSA</strong> Fango, freddo, pioggia e fatica, condizioni  da eroi  per la <strong>7° tappa</strong> del Giro d’Italia, da<strong> Carrara a Montalcino</strong>.  Pronti, via e come al solito parte la  fuga. L’olandese <strong>Rick Flens</strong> della Rabobank e il danese<strong> Nicki Sörensen</strong> della Saxo Bank,  consci delle azioni giunte al  traguardo nei giorni scorsi, tentano  d’andarsene tutti soli. L’impresa  però quest’oggi non riesce, perchè le  strade affrontate dal plotone  non sono strade qualsiasi, sono strade da  eroi.<br />
Non appena gli attaccanti di giornata sono stati ripresi, è successo il   primo colpo di scena. Discesa, curva secca a destra e la maglia rosa <strong>Vincenzo   Nibali </strong>a terra. Le ammiraglie sono lontane, il gregario <strong>Agnoli</strong> si immola concedendogli la bici, ma Vincenzo è troppo alto, non ci sta,   quindi è costretto a perdere minuti prezioni in attesa di un aiuto   tecnico. Davanti, con uno smacco al fair play, il kazako <strong>Vinokurov</strong> <strong>attacca</strong>. Con Vino rimane anche <strong>Stefano  Garzelli</strong>, mentre  dietro, scivolati assieme alla maglia rosa ci  sono Ivan Basso e Michele  Scarponi, mentre Carlos Sastre è ancora più  indietro.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>STERRATO</strong> All’imbocco del primo trattpo di sterrato  il ritardo  di Nibali era di <strong>1′13”,</strong> mentre davanti si  era formato un  drappello di venti corridori, tra cui <strong>Vinokurov</strong>,  <strong>Cunego</strong> ed  il campione del Mondo <strong>Evans</strong>.  Tra i battistrada la <strong>bagarre</strong> è servita e, prima il  kazako, poi l’australiano ed infine anche il  veronese tentano l’azione  solitaria senza riuscire a fare il buco. In  condizioni di visibilità  pessime, l’esperienza da <strong>biker</strong> di <strong>Cadel  Evans </strong>si  dimostra fondamentale. L’australiano dà sfoggio a tutta la  sua forza e  mantiene il ritmo elevatissimo sia in discesa che nel  secondo tratto  di sterrato. Il campione del mondo è il più generoso,  difficilmente  chiede cambi e, nella rampa finale, allunga di potenza.  Cunego prende  la scia ma non ha la forza di superarlo, cosìcchè Evans si  aggiudica  dopo 23 anni dalla vittoria di <strong>Moreno Argentin</strong>,   l’arrivo di Montalcino da campione del mondo, proprio come il veneto.   L’inseguimento di Nibali e Basso è stato logorante e per loro il ritardo   all’arrivo è stato di 2′. Da segnalare l’ottima priova di Michele   Scarponi, che tutto solo ha recuperato secondi su secondi a tutti gli   avversari, pur acciaccato dalla scivolata. Per l’arrivo di domani sul <strong>Terminillo</strong> si può puntare sul marchigiano.<br />
<strong>ORDINE D’ARRIVO</strong><br />
1 EVANS Cadel</p>
<p>2 CUNEGO Damiano 0:02 3</p>
<p>VINOKOUROV Alexandre 0:02 4</p>
<p>PINOTTI Marco 0:06</p>
<p>5 ARROYO DURAN David 0:12</p>
<p>6 GARZELLI Stefano 0:27</p>
<p>7 GADRET John 0:29</p>
<p>8 SCARPONI Michele 1:01</p>
<p>9 SARMIENTO Cayetano 1:07</p>
<p>10 BAKELANDTS Jan 1:10</p>
<p>17 NIBALI Vincenzo 2:00</p>
<p>18 BASSO Ivan 2:05</p>
<p>37 SASTRE CANDIL Carlos 5:20</p>
<p><strong>CLASSIFICA GENERALE</strong><br />
1 VINOKOUROV Alexandre KAZ AST 24:09:42 0:00</p>
<p>2 EVANS Cadel AUS BMC 24:10:54 1:12</p>
<p>3 MILLAR David GBR GRM 24:11:11 1:29</p>
<p>4 KARPETS Vladimir RUS KAT 24:11:12 1:30</p>
<p>5 NIBALI Vincenzo ITA LIQ 24:11:15 1:33</p>
<p>6 PINOTTI Marco ITA THR 24:11:22 1:40</p>
<p>7 GERDEMANN Linus GER MRM 24:11:32 1:50</p>
<p>8 BASSO Ivan ITA LIQ 24:11:33 1:51</p>
<p>9 ROHREGGER Thomas AUT MRM 24:11:38 1:56</p>
<p>10 PORTE Richie AUS SAX 24:11:42 2:00</p>
<p>11 GARZELLI Stefano ITA ASA 24:12:29 2:47</p>
<p>12 CUNEGO Damiano ITA LAM 24:12:50 3:08</p>
<p>13 SCARPONI Michele ITA AND 24:12:51 3:09<br />
<strong>DOMANI</strong> Il Giro d’Italia continuerà domani con l’8°  tappa, da  Chianciano Terme al Terminillo. 189 km che si concluderanno  con il primo  arrivo in salita di quest’edizione. La rabbia di Nibali,  la forza di  Evans, la resistenza di Vinokurov e la brillantezza di  Scarponi, tutti  ingredienti che significano spettacolo.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>ALESSIO GALLETTI </strong>La tappa di quest’oggi, passando  nel  territorio pisano, ha ricordato Alessio Galletti, deceduto per un  malore  durante una corsa a 15 km dall’arrivo della Subida al Naranco.  La  tragedia di Alessio non può non ricordare la più famosa morte del   ciclismo, quella di Tom Simpson sul Mont Ventoux. Nel 2005, a 37 anni,   molti dei quali passati a scortare il Re delle volate Cipollini, è   deceduto Alessio, ed il Giro quest’oggi ha voluto rendergli omaggio,   rendere omaggio ad un gregario che ha dato la vita per il ciclismo.<br />
<strong>Antonio Massariolo</strong></p>
</div>
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		<title>Obama finanzierà Israele per l’installazione di un nuovo sistema di difesa</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 17:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vito Di Ventura

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, si prepara a chiede al Congresso lo stanziamento di 200 milioni di dollari per permettere ad Israele di installare un sistema di difesa missilistico capace di controbattere la minaccia di mortai e razzi.
Durante la guerra del 2006, Hezbollah e i Palestinesi lanciarono su Israele migliaia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Vito Di Ventura</p>
<p><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/mortaio-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-224" title="mortaio 2" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/mortaio-2.jpg" alt="" width="112" height="103" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Presidente degli Stati Uniti</strong>, <strong>Barack Obama</strong>, si prepara a chiede al <strong>Congresso </strong>lo stanziamento di 200 milioni di dollari per permettere ad <strong>Israele</strong> di installare un sistema di difesa missilistico capace di controbattere la minaccia di mortai e razzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la guerra del 2006,<strong> Hezbollah</strong> e i <strong>Palestinesi</strong> lanciarono su <strong>Israele</strong> migliaia di razzi e bombe di mortaio, senza che alcun sistema difensivo potesse intercettarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Da allora <strong>Israele</strong> ha iniziato gli studi di un sistema controaerei missilistico a corto raggio denominato “<strong>Iron Dome</strong>”, i cui test sono stati completati in gennaio. La sua introduzione in servizio è prevista per la fine dell’anno. Il sistema è composto da tre elementi: il lanciatore e l’intercettore, il radar multifunzione EL/M-2084 e il sistema di comando e controllo.</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>Iron Dome</strong>” costituirà il primo livello di un ombrello difensivo multistrato. Le medie distanze verranno coperte dal sistema “<strong>David Sling</strong>”, sviluppato dalla <strong>Raytheon (USA)</strong> e dalla <strong>Rafael (Israele)</strong>, per contrastare i missili <strong>Iraniani </strong>“<strong>Zelzal</strong>” e “<strong>Fajr</strong>” e gli <strong>M600 Siriani</strong>, di cui si ritiene che gli <strong>Hezbollah</strong> siano in possesso. Nello strato più alto, ovvero alle quote maggiori opererà il sistema missilistico a lungo raggio “<strong>Arrow-2</strong>”, sviluppato in cooperazione tra <strong>USA</strong> e<strong> Israele</strong>, in grado di contrastare i missili balistici <strong>Iraniani </strong>del tipo “<strong>Shehab-3</strong>” e “<strong>Sejjil-2</strong>”.   </p>
<p style="text-align: justify;">I due fronti, <strong>Israeliano </strong>e <strong>Palestinese</strong>, sono stati finora relativamente calmi, anche se la minaccia rimane palpabile. <strong>Hezbollah</strong> non ha lanciato alcun razzo dalla fine della guerra di 34 giorni del 2006, ma <strong>Israele</strong> ritiene che i militati, aiutati dai Siriani, stanno ammassando circa 80.000 razzi di vario calibro, alcuni dei quali in grado di colpire fino a 250 km.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli aiuti <strong>Americani</strong> agli Israeliani sono stati nel 2009 pari a 2,55 miliardi di dollari, e si prevede che entro il 2018 aumenteranno a 3,15 miliardi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi ulteriori finanziamenti serviranno soprattutto a migliorare i rapporti tra <strong>Stati Uniti</strong> e <strong>Israele </strong>che in qualche modo si erano raffreddati a seguito della condanna da parte degli <strong>Stati Uniti</strong> delle ripresa degli insediamenti a est di <strong>Gerusalemme</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>21 morti nell’esplosione in una miniera di carbone in Cina</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 15:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vito Di Ventura
Nella miniera di Anshun nel sudest della Cina, nella provincia di Guizhou, un’esplosione provocata da una fuga di gas, le cui cause non sono ancora note, ha provocato la morte di almeno 21 persone. La notizia è stata data dall’agenzia ufficiale Xinhua.
In Cina, lo scorso anno sono morte circa 2.600 persone a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Vito Di Ventura</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/miniera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-101" title="miniera" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/miniera.jpg" alt="" width="126" height="123" /></a>Nella miniera di <strong>Anshun</strong> nel sudest della <strong>Cina</strong>, nella provincia di <strong>Guizhou</strong>, un’esplosione provocata da una fuga di gas, le cui cause non sono ancora note, ha provocato la morte di almeno 21 persone. La notizia è stata data dall’agenzia ufficiale <strong>Xinhua</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>Cina</strong>, lo scorso anno sono morte circa 2.600 persone a causa di incidenti in miniera, soprattutto per mancanza di rispetto delle norme sulla sicurezza, ma anche di inefficienza degli impianti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando lo scorso marzo toccò alla miniera di <strong>Wangijaling</strong> nella provincia di <strong>Shanxi</strong>, 153 minatori rimasero intrappolati sottoterra, e l’evento fu molto pubblicizzato perché alla fine riuscirono a trarre in salvo 115 minatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, l’incidente provocò l’imbarazzo del governo, che ha reclamizzato il programma di riforme dirette a migliorare proprio la sicurezza e la chiusura delle miniere pericolose.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, incidenti come questo continueranno ad accadere in un Paese che trae il 70% dell’energia dalle centrali a carbone. L’incidente in questione è avvenuto in una piccola miniera gestita dalle autorità locali e capace però di produrre circa 150.000 tonnellate/anno di carbone.</p>
<p style="text-align: justify;">Dieci lavoratori sono riusciti a mettersi in salvo dopo l’esplosione, ma le squadre di soccorso continuano a cercare tra le rovine e anche a verificare se ci fossero lavoratori non registrati.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Thailandia. Il Generale dissidente sparato alla testa durante un’intervista</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 15:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vito Di Ventura

Le tensioni politiche in Thailandia hanno raggiunto un punto cruciale dopo che il Generale Khattija Sawatdiphol, noto come Seh Daeng,  è stato raggiunto da colpi alla testa durante un intervista con un giornalista del New York Times, rimanendo gravemente ferito.
Da oltre cinque settimane il centro della Capitale, Bangkok, è occupata dalle “Camicie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di Vito Di Ventura</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/khattiya_sawasdipol_0513.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-95" title="khattiya_sawasdipol_0513" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/khattiya_sawasdipol_0513-300x195.jpg" alt="" width="177" height="134" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Le tensioni politiche in <strong>Thailandia</strong> hanno raggiunto un punto cruciale dopo che il <strong>Generale Khattija Sawatdiphol</strong>, noto come <strong>Seh Daeng</strong>,  è stato raggiunto da colpi alla testa durante un intervista con un giornalista del <strong>New York Times</strong>, rimanendo gravemente ferito.</p>
<p style="text-align: justify;">Da oltre cinque settimane il centro della Capitale, <strong>Bangkok</strong>, è occupata dalle “<strong>Camicie Rosse</strong>”, un movimento anti governativo che raccoglie tra i suoi leader parlamentari dell’opposizione, ex rivoluzionari comunisti e generali dissidenti, come appunto il Generale <strong>Khattija Sawatdipol</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Migliaia di persone si sono riversate nella capitale, occupando e distruggendo il cuore commerciale della città, dove sono situati lussuosi hotel e negozi, chiedendo lo scioglimento del governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Numerosi sono stati gli sconti con le forze dell’ordine, culminate lo scorso 10 aprile con 25 morti, tra cui anche un giornalista giapponese. Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza in ben 17 provincie, dando all’<strong>Esercito</strong> maggiori poteri di intervento sui manifestanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Primo Ministro</strong>, <strong>Abhisit Vejjajiva</strong>, in un tentativo di superare lo stallo in cui è caduto il Paese e di far terminare l’occupazione, aveva annunciato elezioni anticipate, proposta ribadita anche ieri mattina, ma i ribelli si sono rifiutati poiché, pare, non ci fosse accordo tra i capi delle diverse fazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra, anzi, che proprio il Generale <strong>Khattija </strong>fosse il più intransigente e avesse avuto, per questo, una forte discussione con gli altri capi. Nel pomeriggio veniva sparato alla testa. Trasportato in ospedale, è stato dichiarato in coma, ma i medici dicono che se la caverà.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Generale era inviso sia la governo che a molti dei capi ribelli, perché ritenuto responsabile di fomentare la protesta. Ciononostante, aveva assunto il controllo della sicurezza della zona occupata dai dimostranti, piazzando i suoi combattenti paramilitari, le camicie nere, all’ingresso dei posti di blocco improvvisati intorno al loro accampamento e aveva chiesto la fedeltà a piccoli ma agguerriti gruppi di dimostranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando è stato sparato il Generale si trovava all’interno della barricata e il giornalista gli aveva posto giusto la domanda se le forze militari governative sarebbero state in grado di penetrare nell’area occupata. Il Generale avena appena finito di dire di no, quando un colpo lo ha raggiunto alla testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo ha annunciato che userà i mezzi blindati per circondare l’area occupata dai dimostranti, per iniziare le operazioni nel tentativo di disperdere le migliaia di dimostranti.</p>
<p style="text-align: justify;">La protesta è iniziata circa due mesi fa, con la richiesta di scioglimento del governo. Ma il movimento si è man mano diviso e la volontà dei capi è diventata sempre meno chiara.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Generale Khattija</strong>  era stato dichiarato “terrorista” dal Primo Ministro, che lo aveva indicato come principale ostacolo al piano di accordo. Comandante di un gruppo paramilitare, era stato sospeso, senza paga, dall’Esercito ed una commissione speciale stava esaminando l’opportunità di degradarlo. La sua adesione alla protesta ha sottolineato la frattura definitiva con i militari. </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un fungo colpisce le piante dell’oppio in Afghanistan</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 15:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vito Di Ventura

E adesso? Dopo il rapporto del Capo dell’Ufficio Droga e Crimini delle Nazioni Unite (UNODC), Antonio Mario Costa, in cui si afferma che la produzione di oppio in Afghanistan quest’anno subirà una riduzione di un quarto rispetto allo scorso anno a causa di un fungo che uccide le piante, cosa succederà?
L’Afghanistan produce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Vito Di Ventura</p>
<p><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/campo-di-oppio1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-91" title="campo di oppio" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/campo-di-oppio1-300x176.jpg" alt="" width="177" height="118" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E adesso? Dopo il rapporto del <strong>Capo dell’Ufficio Droga e Crimini delle Nazioni Unite (UNODC), Antonio Mario Costa</strong>, in cui si afferma che la produzione di oppio in <strong>Afghanistan </strong>quest’anno subirà una riduzione di un quarto rispetto allo scorso anno a causa di un fungo che uccide le piante, cosa succederà?</p>
<p style="text-align: justify;">L’<strong>Afghanistan</strong> produce il 92% della produzione mondiale di oppio e il suo prezzo si è già innalzato nella regione del 50%.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo avrà certamente un impatto sui terroristi <strong>Talebani</strong> che possiedono il più grande deposito di oppio e naturalmente vivono e si sostengono con il suo mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">E i maggiori danni sono proprio nelle regioni di <strong>Helmand</strong> e <strong>Kandahar</strong>, il cuore della coltivazione del papavero da oppio e dei <strong>Talebani</strong>, dove dallo scorso dicembre è in atto la più grossa operazione lanciata dalle truppe della coalizione, operazione “<strong>Moshtarak</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per molti contadini locali, infatti, la colpa del fungo che uccide il papavero è proprio delle truppe e della guerra, anche se in realtà per <strong>Costa</strong> si tratterebbe di un naturale ciclo del fiore che periodicamente viene colpito da questo fungo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatto sta che ora il papavero potrà essere coltivato in solo cinque o sei provincie contro le precedenti 34.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la <strong>Comunità Internazionale</strong> che ha destinato grandi risorse finanziarie allo smaltimento dei campi di papavero ed alla riconversione delle coltivazioni, questa situazione dovrebbe essere vista in modo favorevole, ma il mercato della droga investe tutta la comunità mondiale e sicuramente porterà, come già avvenuto, ad un innalzamento dei prezzi non solo della droga stessa ma di molti altri prodotti.<br />
I maggiori consumatori nel 2008 sono stati l’<strong>Europa</strong> con circa 90 tonnellate, la <strong>Russia</strong> con circa 70 t. e la <strong>Cina</strong> con circa 50 t..</p>
<p style="text-align: justify;">L’equilibrio dei mercati mondiali si regge su delicati e interconnessi sistemi. Staremo a vedere!<a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/campo-di-oppio.jpg"></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nuova bufala Nord Coreana: la fusione nucleare</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 15:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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La Corea del Nord ha dichiarato di aver sperimentato con successo la fusione nucleare. La notizia “bomba” è stata diffusa dai media di stato in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della nascita di Kim II, “ il presidente eterno”.
In queste occasioni e in quella della nascita di suo figlio Kim Jong-II, l’attuale governante, peraltro, ogni anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/Minuteman-3-launch.jpg"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/05/Minuteman-3-launch.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-26951" title="Minuteman 3 launch" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/05/Minuteman-3-launch-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong>Corea del Nord</strong> ha dichiarato di aver sperimentato con successo la fusione nucleare. La notizia “bomba” è stata diffusa dai media di stato in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della nascita di<strong> Kim II</strong>, “ il presidente eterno”.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste occasioni e in quella della nascita di suo figlio <strong>Kim Jong-II</strong>, l’attuale governante, peraltro, ogni anno i media parlano di eventi soprannaturali e questa volta è toccata alla “fusione nucleare”. Forse perché Kim in Coreano significa “diventerà sole” e la fusione nucleare è simile ad un “sole artificiale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto probabilmente invece fa parte della strategia, da sempre applicata dalla <strong>Corea del Nord</strong>, di fare pressione sulla comunità internazionale e sugli <strong>Stati Uniti</strong> per ottenere fondi e aiuti economici. Lo ha fatto con la minaccia sia dei missili balistici e sia della riapertura dell’impianto per l’arricchimento di plutonio in<strong> Yongbyon</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, la <strong>Corea del Nord</strong> utilizza reattori dell’era sovietica e tecnologia degli anni ’40 e ’50 e     non riesce a produrre energia elettrica sufficiente per illuminare le strade di notte. Ora il giornale ufficiale “<strong>Rodong Sinmun&#8221;</strong> afferma che “la fusione nucleare segna un grandioso evento che dimostra il rapido sviluppo della scienza e delle tecnologie d’avanguardia  della <strong>Repubblica Democratica del Popolo Coreano</strong>”</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, afferma che gli scienziati stavano studiando la reazione nucleare per fusione per ottenere energia “sicura e ecologica” e che “il successo della reazione nucleare per fusione rappresenta una svolta definitiva”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se fosse vero, sarebbe la prima nazione al mondo ad controllare la fusione nucleare, processo che avviene in natura nelle stele, ma che non è ancora lontana dall’essere utilizzata per la produzione commerciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esperti, comunque, rigettano la pretesa di <strong>Pyongyang</strong>, etichettandola come propaganda.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto sarcasticamente <strong>Kune Y.Suh</strong>, un esperto nucleare <strong>dell’Università Nazionale di Seul</strong>, ha commentato: “Forse se domani si vedranno due soli nel cielo, il popolo crederebbe”. </p>
<p>di <strong>Vito Di Ventura</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Esplosioni a catena in tutto il Paese provocano centinaia di morti e feriti in Iraq</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 14:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito DiVentura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vito Di Ventura

E’ di almeno un centinaio i morti e più di 300 feriti il primo bilancio di una serie di attacchi che ha colpito l’Iraq. L’elenco è impressionante e sembra più un bollettino di guerra che la cronaca di incidenti.
Una doppia auto bomba seguita da una terza esplosione di un suicida presso un’industria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Vito Di Ventura</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/terrorismo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-83" title="terrorismo" src="http://www.italnews.info/wp-content/uploads/2010/07/terrorismo.jpg" alt="" width="129" height="108" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E’ di almeno un centinaio i morti e più di 300 feriti il primo bilancio di una serie di attacchi che ha colpito l’<strong>Iraq</strong>. L’elenco è impressionante e sembra più un bollettino di guerra che la cronaca di incidenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Una doppia auto bomba seguita da una terza esplosione di un suicida presso un’industria tessile in <strong>Hilla</strong>, la capitale della provincia di <strong>Babil</strong>, ha lasciato sul terreno almeno 36 morti e 140 feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">In <strong>Bagdad</strong> 9 poliziotti sono morti e 23 rimasti feriti in una serie di colpi ed esplosioni che avevano come obiettivo un posto di blocco e una pattuglia della polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">In altri due diversi incidenti nella capitale, 3 persone sono morte e altre 16 sono rimaste ferite per l’esplosione di un’auto bomba nei pressi del municipio di Tarmiyah, nei quartieri a nord della città. Tra i feriti anche il sindaco ed alcune guardie del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre a <strong>Bagdad</strong>, nella parte ovest della città, un’altra auto bomba è esplosa in un mercato nel quartiere di <strong>Abu Ghraib</strong>, facendo altri 3 morti e 12 feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre, dopo l’ondata di attacchi aumentavano i controlli e i posti di blocco in <strong>Bagdad</strong>, due bombe sono esplose in un popolare mercato vicino ad una moschea <strong>Shiita</strong> nella provincia di<strong> Wasit</strong>, uccidendo almeno 8 persone e ferendone più di 70.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella provincia di <strong>Anbar</strong>, 4 persone sono morte ed altre 20 ferite in una serie di attacchi che hanno colpito le famiglie dei membri delle forze di sicurezza <strong>Irachene</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Due combattenti appartenenti alla “<strong>Kurdish  Peshmerga</strong>”  sono rimasti uccisi ed altri 4 feriti in <strong>Mosul</strong>, la capitale della provincia <strong>Nineveh</strong>, quando un suicida ha fatto esplodere un’auto nei pressi di un posto di blocco nell’area di <strong>Kokajli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel sud di<strong> Bassora</strong>, almeno 19 persone sono morte ed una dozzina sono rimaste ferite in tre esplosioni. Diverse altre persone sono morte in altri attacchi nel resto della regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto probabilmente questi attacchi sono la risposta all’uccisione, avvenuta lo scorso mese, da parte delle forze Irachene dei due leader di <strong>al-Queda</strong>, <strong>Abu Omar al- Baghdadi</strong> e <strong>Abu Ayyub al-Masri</strong>. Al-Queda esiste in <strong>Iraq</strong> ed è capace ancora di sferrare attacchi micidiali!</p>
<p style="text-align: justify;">Essi sono anche frutto dello stallo politico provocato delle ultime elezioni e dalla decisione del comitato elettorale di inviare alla <strong>Corte Suprema</strong> i risultati delle elezioni per la ratifica, a meno di quelli di <strong>Bagdad</strong>, per i quali è in corso il riconteggio dei voti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’importante mossa politica è avvenuta lo scorso 4 maggio, quando i due principali partiti <strong>Shiiti</strong>, l’”<strong>Alleanza per lo Stato di Legge</strong>” capeggiato dal <strong>Primo Ministro</strong> in carica <strong>Nuri al-Maliki</strong> e l’”<strong>Alleanza Nazionale per l’Iraq</strong>” hanno dato vita ad una coalizione che, con 159 seggi su 325 in Parlamento, rappresenta il partito di maggioranza e quindi ha molte possibilità di formare un governo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo rappresenta un colpo al <strong>precedente Primo Ministro Ayad Allawi</strong> e alla sua “<strong>Lista per l’Iraq</strong>” che pur avendo ricevuto in percentuale un maggior numero di membri, 91, rimarrebbe tagliato fuori dal nuovo governo in quanto non ha trovato un partner per formare una coalizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualora la “<strong>Lista per l’Iraq</strong>” fosse esclusa dal nuovo governo, la minoranza <strong>Sunnita</strong> da essa rappresentata si sentirà ancora una volta politicamente emarginata e potenzialmente potrebbe riproporsi quell’ondata di violenze settarie del 2006 e del 2007.  </p>
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